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Si può fare a meno del bitume

città: Milano - pubblicato il:
recupero del fresato

Recupero del fresato: è una buona pratica nelle operazioni di asfaltatura. Lo suggerisce la Siteb anche per ridurre le emissioni inquinanti dovute ai lavori di manutenzione delle strade

Detriti e pavimentazione stradali: il tema scotta proprio come quando si lavora il bitume, che potrebbe sempre più essere sostituito dal riciclo della pavimentazioni stradale.

Ovvero dal recupero del fresato che, oltre a possedere elevate caratteristiche tecniche, è totalmente riutilizzabile nelle costruzioni stradali.

Cosa che avviene con facilità nel resto d’Europa: dove la media del recupero è del 60% (fonte Eapa). Nel dettaglio, in Germania si recupera l’84% di fresato; in Francia si arriva al 70%, nel Regno Unito al 90%.

Nel nostro Paese, invece, si attestano su livelli decisamente bassi: solo il 25% del fresato disponibile viene avviato a recupero, con grave spreco di risorse economiche.

Come mai? Burocrazia, complesso e non uniforme regime delle autorizzazioni e pregiudizio frenano lo sviluppo del riciclo denuncia la Siteb – Associazione Strade Italiane e Bitumi.

Eppure, ogni anno il totale recupero delle pavimentazioni stradali rimosse potrebbe portare a un risparmio di materie prime pari a 1.200 milioni di euro, senza contare la riduzione di emissioni inquinanti equivalenti a quelle generate da 3 raffinerie di medie dimensioni e all’inquinamento prodotto dalla circolazione continua di 330.000 autocarri sul territorio nazionale.

L’inversione di marcia è doverosa, tanto più i lavori di ripristino delle strade stanno riprendendo. Così, l’Italia resta tra i principali produttori di conglomerato bituminoso, l’asfalto per le strade.

Sempre Siteb ha calcolato che il riutilizzo del 25% del fresato comporta ogni anno il minor impiego di 300.000 tonnellate di bitume vergine (riduzione del fabbisogno di petrolio) e il recupero di 7.500.000 tonnellate di inerti, equivalenti in termini economici a un risparmio di circa 300-320 milioni di euro di sole materie prime.

Riciclando il 100% delle pavimentazioni rimosse, il risparmio economico salirebbe fino a 1.200 milioni di euro/anno di sole materie prime, senza considerare tutti i vantaggi ambientali dovuti a minori importazioni di petrolio, al minor ricorso alle cave, ai minori trasporti di materie, ai minori costi di lavorazione e alle minori emissioni in atmosfera.

In questo modo si eviterebbe la produzione di bitume di 3 raffinerie di medie dimensioni, salvaguardando inoltre l’aspetto paesaggistico del territorio.

Da notare che in Francia vige il divieto di portare in discarica il fresato d’asfalto, considerato prodotto primario, da riutilizzare nel ciclo produttivo.

La Germania, giudica il fresato d’asfalto (13 milioni di tonnellate/anno) come il miglior  materiale costituente. In Olanda, Paese notoriamente povero di terra, sono attivi impianti che eliminano l’eventuale presenza di catrame nel materiale raccolto e consentono di recuperare totalmente l’inerte.

In Inghilterra, Giappone e Stati Uniti gli studi di settore si concentrano sul numero di volte in cui si può effettuare un recupero del fresato.

In Italia per il fresato d’asfalto, nonostante il recente Decreto End of Waste (69/189), resta ancora molta strada da percorrere.

Nonostante la normativa nazionale ed europea spinga, verso l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse ambientali – dichiara il Direttore del Siteb Stefano Ravaiolila nostra burocrazia, il complesso regime autorizzatorio e il pregiudizio di tecnici e progettisti ostacolano ancora lo sviluppo del riciclo del fresato d’asfalto, limitandone l’impiego. Troppo spesso la normativa nazionale si presta a differenti interpretazioni da parte di Enti e Regioni che disorientano gli operatori del settore, creando uno scenario incerto. È paradossale che proprio nel Paese in cui c’è la maggior disponibilità di fresato pulito (senza l’inquinamento da catrame), riciclabile al 100%, si faccia il possibile per ostacolarne anziché incentivarne il recupero. è una questione di buon senso!“.

Per incentivare il recupero e portare l’Italia ai livelli degli altri paesi europei – convengono gli addetti ai lavori – è necessario tuttavia un ulteriore sforzo per semplificare ulteriormente le procedure, senza lasciare spazio a interpretazioni differenti mettono in difficoltà le imprese.

Codice degli Appalti e Criteri Ambientali Minimi strade possono contribuire seriamente alla green economy purché, soprattutto questi ultimi, si basino su concetti semplici e realizzabili.

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