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Mascherine usa e getta. E poi dove finiscono?

città: Milano - pubblicato il:

Quali mascherine protettive acquistare e perché. E poi dove conferirle. Ecco un altro aspetto delicato collegato al Coronavirus: il fine vita dei supporti per combattere il Covid-19. Soprattutto quelli ospedalieri

Mascherine protettive, guanti, liquido disinfettante. Sono queste le voci più richieste dall’emergenza Coronavirus. Una richiesta di prodotti pronti all’uso che stanno facendo lavorare a pieno ritmo le fabbriche specializzate.

Ma quale prodotto è meglio scegliere? “L’emergenza del Coronavirus e la corsa alle mascherine filtranti di questi giorni ci impone di fornire, come Associazione di categoria che in Confindustria rappresenta i maggiori produttori e distributori di Dpi, Dispositivi di Protezione Individuale, alcuni importanti chiarimenti sul loro utilizzo e sulla loro efficacia di protezione – ha dichiarato Claudio Galbiati, Presidente di Assosistema safetyIl Dpi, per essere considerato tale, deve rispettare i requisiti essenziali di salute e di sicurezza e delle procedure di valutazione della conformità, così come richiede il Regolamento Ue 2016/425. Per essere efficace e sicuro, nei confronti di questa emergenza, l’Oms (Organizzazione Mondiale della sanità) prescrive un dispositivo conforme alla norma En 149 con valida marcatura CE seguita dal numero dell’Organismo di Controllo che ne autorizza la commercializzazione“.

In Italia la Protezione Civile, come emanato da decreto, ha la priorità di ricevere le mascherine.

A fronte della crescente richiesta di mascherine protettive – spiega un portavoce di 3Mci siamo subito mossi per garantire le forniture a enti governativi e ospedali. A seguito dello scoppio dell’emergenza in Italia, inoltre, il Governo italiano ha emanato un decreto che prevede che le mascherine vengano inviate prioritariamente alla Protezione Civile, che provvede poi a distribuirle alle strutture sanitarie”.

Attenzione, poi, a scegliere prodotti conformi ed efficaci con informazioni verificate e coerenti.

Occorre concentrarsi sul tipo di mascherine filtranti che possono essere utilizzate – continua Alberto Spasciani, vice presidente di Assosistema Safety – abbiamo, infatti, diverse tipologie di prodotto, quelle consigliate sono Ffp2 e Ffp3 che hanno un’efficacia filtrante rispettivamente del 92% e del 98%“.

Camici e occhiali sono altri supporti in piena produzione. E qui arriva un’altra emergenza: ovvero, il fine vita di tutti questi prodotti.

Le mascherine protettive vanno smaltite come si gestiscono gli scarti del prodotto che assorbono – afferma una nota di 3M – Ciò significa che se vengono utilizzate per rischi biologici, vanno smaltite come residuo potenzialmente contaminato“.

mascherine protettive

Sono oltre 90.000 addetti delle imprese della gestione dei rifiuti stanno continuando a garantire i servizi pubblici ed essenziali di raccolta e gestione dei rifiuti urbani e speciali cui si aggiunge il boom di rifiuti ospedalieri.

Lo denunciano due associazioni di categoria come Fise Assoambiente e Fise Unicircular. L’attuale fase critica sta mettendo a dura prova, soprattutto nelle zone più soggette al contagio, la capacità organizzativa e di resistenza del personale e delle strutture addetti al servizio di gestione rifiuti che, specie nel caso di quelli di origine domestica, commerciale e sanitaria, sono particolarmente stressati ed esposti al rischio.

Inoltre, la carenza del personale e la possibile assenza in impianto, a causa dell’epidemia, di alcune figure chiave per l’operatività dello stesso, la conseguente necessità di riorganizzare il servizio e le aree di conferimento e di stoccaggio impongono in questo momento di emergenza capacità di adattamento, ma anche flessibilità e buon senso nell’applicazione degli adempimenti formali, sia da parte delle aziende che delle autorità.

Le associazioni chiedono, quindi, al Ministero dell’Ambiente e se di competenza, alle Regioni e agli Enti, di chiarire in merito diversi punti legati all’operatività.

Tra questi sembra urgente anche definire, come già esplicitato a livello territoriale dalla Regione Lombardia, che la gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse e, pertanto, le limitazioni generali alle attività economiche emanate dalle competenti Autorità non si applicano a tale attività.

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