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Mitigazione della crisi climatica: piantiamo più alberi

città: Roma - pubblicato il:
Mitigazione della crisi climatica
foto di mali maeder (Pexels)

In questo momento l’attenzione di tutti è giustamente dedicata all’emergenza del Covid19 ma gli altri problemi non sono scomparsi, né tantomeno sono stati risolti: così la mitigazione della crisi climatica è sempre l’urgenza principale da affrontare

La minaccia non è scomparsa, il cambiamento climatico è in atto ed è destinato a continuare con le ovvie conseguenze che si trascina appresso, tra le quali anche l’esplodere dell’emergenza Coronavirus: le polveri sottili, per esempio, aiutano il virus a diffondersi nell’aria e questo ha probabilmente influito sul fatto che nella Pianura Padana – come nelle città cinesi – siano nati i focolai principali.

Ma nonostante l’attenzione di tutti sia dedicata al virus, le temperature sono in continuo aumento, l’andamento delle precipitazioni sta cambiando, i ghiacciai si stanno sciogliendo causando un innalzamento del livello medio del mare a livello globale.

La causa è chiara: è l’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera dovuto alle emissioni antropogeniche. Per arrivare a una mitigazione della crisi climatica dobbiamo quindi ridurre o evitare queste emissioni. Semplice! Ma allora perché non riusciamo a farlo?

Le nazioni hanno concordato di limitare al di sotto dei 2°C l’aumento della temperatura superficiale media globale rispetto al periodo preindustriale; per farlo avevano anche concordato di ridurre del 50% le emissioni globali entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990, per arrivare entro la fine del secolo alla neutralità carbonica…

Si sta facendo ancora troppo poco… sia per la riduzione delle emissioni che per gli interventi di piantumazione che potrebbero aiutare in modo naturale.

In Italia, lo scorso settembre, le Comunità Laudato si’ avevano lanciato un’iniziativa per piantare 60 milioni di alberi, uno per ogni abitante, nelle città, lungo i fiumi, in ogni spazio disponibile.

Naturalmente non ci sono soluzioni pronte, che risolvano in breve tempo tutte le difficoltà che possono sorgere nella mitigazione della crisi climatica attraverso alberi e foreste. Per riuscirci serve un’organizzazione che possa dare un aiuto a chiunque voglia dare il suo contributo.

Da questa consapevolezza tra i promotori dell’iniziativa – Stefano Mancuso, scienziato e direttore dei Laboratori internazionale di neurobiologia vegetale Linv, Carlo Petrini presidente di Slow Food e Domenico Pompili, Vescovo di Rieti che hanno ricevuto moltissime adesioni, da Slow Food all’Associazione dei Comuni italiani (Anci), da Uncem l’associazione dei comuni montani a Legambiente e Wwf e moltissime altre realtà – si è cominciato a ragionare sui principi utili per non disperdere energie.

Mitigazione della crisi climatica: i principi di riferimento

Da questo confronto è nato un quadro delle strategie che possono contribuire in maniera sinergica alla mitigazione delle crisi climatica e un primo blocco di principi di riferimento che, una volta ridotte il più possibile le proprie emissioni, posso contribuire al raggiungimento dell’obiettivo:

  1. piantare alberi per fissare CO2 per alcuni decenni nel loro legno
  2. ridurre il numero e contenere la superficie degli incendi boschivi per evitare inutili emissioni di CO2
  3. sostenere la selvicoltura per avere più legname da trasformare in manufatti in cui fissare a lungo la CO2
  4. produrre energia con legno non destinabile ad altri usi per evitare l’immissione di carbonio di origine fossile nel ciclo naturale

Ecco allora le dieci indicazioni da seguire per attuare il primo punto della strategia di mitigazione della crisi climatica attraverso la piantumazione di alberi:

  1. ridurre il più possibile le emissioni di gas climalteranti, impegnandosi a farlo per sempre
  2. calcolare le emissioni restanti da compensare e comunicare sempre la riduzione, la compensazione e quanto resta ancora da compensare per giungere a zero emissioni
  3. conoscere e rispettare le regole e i piani vigenti sull’uso del suolo
  4. scegliere specie autoctone, o esotiche non invasive, adatte al suolo e al clima della zona in cui si pianteranno gli alberi (più sono adatte, meglio cresceranno e più carbonio saranno in grado di fissare)
  5. comperare le piante nel vivaio più vicino che può fornirle (meno distanza, meno emissioni)
  6. mettere a dimora le piantine al momento opportuno e con tecniche corrette affinché l’apparato radicale possa insediarsi rapidamente
  7. curare e proteggere le piante perché possano crescere e fissare carbonio per un lungo periodo di tempo
  8. gestire le piante affinché dopo alcuni decenni possano lasciare il posto ad altre piante, senza che il carbonio immagazzinato nel suolo si perda e facendo sì che quello immagazzinato nel legno delle piante, seguendo un principio a cascata, possa essere trasformato in manufatti in cui stoccare carbonio per lungo tempo e, se non destinabile ad altri usi, possa essere trasformato in energia in modo da evitare l’emissione di carbonio di origine fossile nel ciclo naturale
  9. misurare la capacità di fissazione delle piante messe a dimora e rendere conto del reale contributo offerto
  10. comunicare correttamente riduzioni e compensazioni ottenute e invitare altre persone a seguire l’esempio virtuoso
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