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Non c’è smart home, senza benessere abitativo

città: Milano - pubblicato il:
progetto dhomo

A tu per tu con il progetto Dhomo in cui la collaborazione tra l’Università di Trento e il Gruppo Miniera San Romedio porterà a identificare meglio i parametri necessari per dire che una casa ha un buon comfort

Smart home: per essere definita tale una casa non può considerare solo il punto di vista energetico. Il benessere abitativo, infatti, si sta ponendo alla ribalta soprattutto in questo momento delicato con tutti (o quasi) gli italiani chiusi in casa.

È vero – fa notare Stefano Zanon, Ingegnere e Phd all’Università di Trento ci si sta rendendo conto che con il termine qualità si fa spesso riferimento unicamente all’efficienza energetica dell’involucro e degli impianti. Ciò che più di tutto conta, ossia il benessere degli abitanti, non è normato, non è misurabile con una metrica condivisa e in sostanza viene lasciato all’abilità del singolo progettista o all’onestà del costruttore“.

Invece, proprio il comfort degli abitanti è al centro del progetto Dhomo cui stanno lavorando in paritetica sinergia l’Università di Trento e il Gruppo Miniera San Romedio.

Non soltanto per questioni etiche – spiega il nostro interlocutore – ma anche perché un ambiente adeguato porta le persone a consumare meno energia, ad ammalarsi di meno e a essere più produttive“.

Viceversa: il discomfort ambientale è molto più costoso di quanto si immagini (in termini di ore di lavoro perse e spesa sanitaria).

Ma come valutare il comfort delle nostre case? Il nuovo progetto Dhomo punta a raccogliere delle linee guida, degli spunti che aiutino i progettisti e le aziende edili a costruire bene.

L’edificio – continua Zanonè una macchina complessa nella quale entrano in gioco una grande quantità di fattori che sono spesso difficilmente controllabili. Per questo motivo si è deciso di sperimentare il progetto Dhomo su degli edifici veri dove emergeranno tutte quelle problematiche e difficoltà che si hanno durante le fasi di costruzione, monitoraggio e utilizzo degli edifici. Prove di simulazione al computer o su test cell avrebbero semplificato troppo il problema“.

Quali sono quindi gli obiettivi accademici del progetto?

Gli obiettivi della ricerca accademica sono principalmente due, ovvero andare a ipotizzare un indice di comfort che tenga conto di tutti gli aspetti (igrotermico, visivo, acustico e qualità dell’aria); e quindi verificare come differenti soluzioni costruttive, materiali e utilizzi dell’edificio portino a differenti condizioni ambientali interne.

Non vogliamo trovare la soluzione perfetta, che garantisca comfort a tutti e in ogni condizione, sappiamo che non è possibile. Piuttosto, vogliamo aiutare il progettista o il costruttore a offrire agli abitanti la soluzione più adatta alla loro esigenze con rispetto al comfort.

Ci può dettagliare il progetto Dhomo nei minimi termini compresi i tempi di analisi del progetto?

La ricerca si compone di 3 macrofasi: progettazione, costruzione e monitoraggio. La prima fase è durata circa 3 anni. Questo periodo è servito per fare tutte le analisi preventive e per progettare edifici che potessero dare ottimi risultati in termini di comfort e che allo stesso tempo garantissero la confrontabilità dei risultati.

Oltre agli edifici, in questo lasso di tempo, è stato progettato il sistema di monitoraggio: sono stati scelti i parametri da monitorare e i relativi sensori, è stato predisposto il sistema di acquisizione e registrazione dei dati, sono state sviluppate le sonde intramurarie per la valutazione di temperatura e umidità nel pacchetto.

La fase di costruzione è attualmente in corso. Questa sarà abbastanza veloce dal momento che tutto è già stato studiato e predisposto. Abbiamo iniziato a ottobre e per quest’estate gli edifici saranno terminati.

L’ultima fase comprende due parti: il monitoraggio a vuoto e quello con le persone. Entrambi dovrebbero durare circa un anno (o comunque comprendere una stagione calda e una fredda). Questo periodo sarà quello utilizzato anche per l’analisi dei dati e per arrivare alle conclusioni del progetto.

Come nasce la collaborazione Università di Trento e Gruppo Miniera San Romedio?

Gruppo Miniera San Romedio è un’azienda trentina e conta numerosi professionisti usciti direttamente dal dipartimento di ingegneria dell’Università di Trento, tra cui lo stesso amministratore delegato che è stato a suo tempo ricercatore del progetto Dhomo, per questo la collaborazione è stata naturale.

Il progetto su quali finanziamenti può contare?

Finanziamenti privati di Gruppo Miniera Covi Costruzioni e quota parte finanziamenti pubblici.

Nel frattempo, cosa è già in commercializzazione?

Tra i risultati più importanti del progetto di ricerca Dhomo c’è la nascita dei prodotti Puro Comfort, una linea di prodotti per l’edilizia naturale che comprende intonaci, malte, massetti, finiture, rasanti, collanti e adesivi in commercio dal 2019 dove sono utilizzati solo materie prime locali, cioè la Scaglia Rossa trentina da cui si ottiene la calce idraulica naturale e la dolomia.

La scelta è stata volutamente restrittiva nel numero di prodotto che a oggi sono 12 ma con una formulazione perfetta. Tutti i prodotti sono sostenibili dal punto di vista ambientale e sono stati certificati attraverso il protocollo Biosafe che attesta la non emissione di Voc o altre sostanze nocive.

I prodotti Puro Comfort, ovviamente, sono stati utilizzati nella costruzione del cantiere laboratorio Dhomo.

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