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Coronavirus e inquinamento, rispondiamo ai dubbi di un lettore

città: Milano - pubblicato il:
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Siamo grati ai lettori che ci fanno sapere il loro punto di vista. Emanuele Battiata di Lecco ha preso a cuore la notizia che abbiamo pubblicato ieri relativa allo studio che i ricercatori delle Università di Bologna e di Bari, coadiuvati dall’associazione Sima – società italiana di medicina ambientale.

L’articolo metteva in correlazione la diffusione del Covid-19 con l’alto inquinamento delle zone in cui i focolai si sono sviluppati con maggiore intensità.

Il lettore ci ha espresso i suoi dubbi, che riportiamo qui di seguito. Dubbi ai quali hanno risposto direttamente gli autori dello studio.

Ci scrive Battiatadevo aspramente contraddire, non in sé l’articolo, per carità, ma tutto il giornalismo italiano, notizia senza basi diventata troppo virale” entrando poi nei particolari dei suoi dubbi, per concludere scrivendo che “il paper non è stato pubblicato su nessuna rivista scientifica, quindi non gode dell’approvazione di esperti del settore. Non sono state fatte indagini e approfondimenti sul virus ma come detto in precedenza, sono stati messi in relazione dati.

Dico la mia, dato che si tratta di riflessioni e non di ricerche: purtroppo questo virus ha un’alta facilità di contagio e focolai, scoperti tardivamente, con incubazione da 14 giorni hanno portato all’elevato contagio. In più, l’alta densità demografica delle zone.

Ovviamente non critico nessuno e mi limito solo a riportare i fatti, per quanto io possa fare il tifo per un’aria più pulita, non posso lasciare diventare virale una notizia di questo tipo. Buona serata a tutti. Apertissimo a qualsiasi confronto (pacifico)“.

Pacifici e aperti a un confronto costruttivo e civile come questo lo siamo sempre. Grazie Emanuele… risponde alle sue obiezioni Gianluigi de Gennaro, presidente del Centro d’Eccellenza per l’Innovazione e la Creatività, Industrial Liaison Office dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

Non è una ricerca ma un position paper; si cerca di mettere in correlazione dati in aumento di qualcosa con aumenti di altre cose. Come se mettessimo in relazione aumento di obesità e aumento di vendita di frigoriferi. Un nesso in senso stretto non c’è ma possiamo dire che ci potrebbe, ripeto potrebbe, essere un nesso.

Ma perché non c’è un nesso? C’è tanta bibliografia sul tema. Prendo in considerazione un paper che non abbiamo citato in bibliografia – Environment International, Volume 98, January 2017, Pages 82-88, The impact of ambient fine particles on influenza transmission and the modification effects of temperature in China: A multi-city study – che riporta “There are plausible mechanisms for a causal association between PM2.5 and incident influenza although it is beyond the scope of this study to address this directly. For example, previous studies have examined the ability of fine particles to transmit viruses and have shown that fine particles which have the influenza virus attached, can accomplish long-range transportation under certain weather conditions such as dust storm days (Chen et al., 2010). Fine particles with viruses attached can also be inhaled resulting in the direct delivery of the viral agents to the respiratory epithelial cells (Chen et al., 2010, Jaspers et al., 2005)“.

Ma anche questo “As a part of an integrated strategy for infectious disease control and prevention, the potential effect of environmental factors on disease transmission and infection should be taken into consideration. Findings from this study suggest that ambient PM2.5, particularly on cold days, increases the transmissibility of the influenza virus. Thus, following a period of heavy haze, preventive measures to prevent an increase in cases of influenza may be warranted both domestically and in neighbouring east Asian countries given the effect of emissions in China on surrounding countries (Kan, 2014)“.

Siamo forse i primi a parlare di questo nesso?

In questa sorta di riflessione di sei pagine vi è il caso Roma non spiegato…

Stiamo analizzando il caso Roma, non l’abbiamo riportato nel position paper perché il numero di contagi non è ancora rilevante. Qui sotto i dati a ieri confrontati con quelli di Milano (hanno cominciato quasi insieme).

Possiamo dire che le curve sono simili? Possiamo dire che sono relazionate alla sola densità demografica?

nesso inquinamento e coronavirus

La cosa più importante in questi momenti, come scrive anche il lettore, è fare un’informazione corretta, trasparente e documentata. Questo non significa naturalmente che quanto si sccrive non possa essere discusso o commentato. Ma che si deve partire da notizie che hanno un fondamento scientifico, anche opinabile, ma che non si basano solo sul sentito dire.

Cosa che chiede anche Eleonora Evi, europarlamentare del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo: “C’è uno studio scientifico che dimostra come elevati livelli di particolato in atmosfera possano aumentare la diffusione del Coronavirus e questo potrebbe spiegare la sua propagazione così rapida in pianura padana. Se questo studio venisse confermato da ulteriori analisi, saremmo davanti all’ennesimo allarme della scienza sugli effetti disastrosi dello smog sulla nostra salute. I cittadini meritano di sapere la verità”.

Concludendo che “Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che il Coronavirus si sviluppa più facilmente in città con cattiva qualità dell’aria dove le persone soffrono maggiormente di ipertensione, diabete e malattie respiratorie, tutte condizioni che aumentano la mortalità del Coronavirus.

L’Italia ha il triste primato a livello europeo di morti premature dovute all’inquinamento dell’aria, ben 91.000 ogni anno. Nella pianura padana si stima che ogni abitante perda in media 2-3 anni di vita a causa dell’inquinamento dell’aria. Non c’è altro tempo da perdere per adottare misure concrete per ridurre l’inquinamento atmosferico.

È ormai chiaro quanto sia urgente accelerare la transizione verso una società efficiente dal punto di vista energetico e dell’uso delle risorse e verso modelli di agricoltura veramente sostenibili. Non capire questo significa condannarci ad affrontare altre catastrofi e a combattere guerre contro nemici invisibili che il nostro stile di vita può contribuire a creare“.

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