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L’orto di quest’anno facciamolo a “cumulo permanente”

città: Milano - pubblicato il:
orto a cumulo permanente

L’orto a cumulo permanente combatte lo sfruttamento intensivo del suolo che è la causa prima, attraverso produzioni agricole monocolturali con tecniche invasive, dell’impoverimento progressivo del terreno

Si può fare un orto senza ricorrere a chimica e sprechi di acqua? Sì, l’abbiamo visto fare a Pio Rossi, dottore in Scienze Forestali e coordinatore della Scuola Agraria del Parco di Monza. E non solo qui in Italia. Ma in terre veramente poco generose come quelle africane.

Tutto parte da un concetto di orto secondo natura, ovvero un sistema di coltivazione di agricoltura naturale rigenerativa e conservativa nel quale, prendendo spunto dal sottobosco, convergono le esperienze del metodo Fukuoka, della Permacoltura e dell’Agricoltura Sinergica.

E così che Pio Rossi è giunto alla pratica dell’orto a cumulo permanente: attraverso la copertura vegetale del suolo, infatti, costituita da foglie, sfalci d’erba e scarti di potatura di piante ornamentali o da frutto, il terreno si concima autonomamente, ricreando l’habitat ideale per il proliferare di organismi, funghi e insetti utili.

Gli abitanti del terreno, al contrario di ciò che si pensa, se non vengono disturbati da dissodamenti, dall’uso di fertilizzanti azotati, da diserbanti e pesticidi chimici, trovano nel terreno il fabbisogno per sopravvivere e si riproducono apportando tutti gli elementi nutritivi necessari perché le piante possano crescere sane e rigogliose.

La pacciamatura, che è fondamentale in questo metodo di coltivazione, oltre che a tenere sotto controllo piante spontanee infestanti, serve anche a proteggere il suolo da erosioni causate da precipitazioni estreme e ne evita il compattamento.

Non da ultimo, questo metodo, grazie a un tunnel drenante formato da fascine di rami di potatura, consente di ottenere un risparmio notevole di acqua d’irrigazione mantenendo il terreno umido e aerato.

Decisamente più comoda è anche la sua lavorazione in termini di postura poiché il dosso è rialzato, inoltre aumenta anche la superficie di suolo coltivabile e quindi la possibilità di mettere a dimora più specie vegetali.

In sostanza, si può affermare che questo metodo, grazie alle sue caratteristiche, in particolare il rispetto dell’ecosistema, la ridotta necessità di manutenzione e il notevole risparmio idrico, si pone all’avanguardia tra i nuovi sistemi di coltivazione con un approccio etico e sostenibile per il Pianeta.

testo a cura di Raffaella Sirtoli

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