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Lo sviluppo sostenibile ai tempi del Coronavirus

città: Roma - pubblicato il:
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Tra le ricette per affrontare adeguatamente la crisi nata in seguito alla pandemia, c’è la strada legata al Green Deal. Ma il rischio è che se ne perda traccia, fagocitato da altri temi urgenti. E intanto ASviS analizza come potrebbero comportarsi gli obiettivi di sviluppo sostenibile, i Goals Sdgs

Da una parte l’idea è che quella del Covid-19 sia una lezione: un mondo malato, crea malattie sempre più letali. E dunque curiamo noi, curiamo il mondo. Ma dall’altra, incombe il rischio delle recessione economica. Che va a intaccare tutti i buoni propositi Green.

Di fatto, i fondi, i finanziamenti previsti dal Green Deal europeo hanno lasciato spazio al day by day che fa i conti con altro. Covidbond in primis. Eppure, non si dovrebbe abbassare la guardia verso un futuro più sostenibile. Dell’industria, soprattutto. Che ancora una volta vuol dire sviluppo senza intaccare le risorse primarie del Pianeta e senza inquinare.

Su questo allarme si inserisce l’analisi che Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ha fatto entrando nel nel merito di come la pandemia causata dal Covid-19 cambierà il nostro mondo, i nostri valori, le nostre preferenze e le scelte, individuali e collettive.

La base di partenza è ottimistica: “Noi crediamo che una forte risposta alla crisi economica – commenta il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovanninipossa essere orientata anche alla transizione ecologica e la lotta alle disuguaglianze, perché la condizione in cui il Paese e il mondo si trovava pochi mesi era comunque insostenibile da tutti i punti di vista“.

Su questo presupposto, ASviS ha effettuato una valutazione qualitativa della crisi sull’andamento prevedibile degli oltre 100 indicatori elementari utilizzati per elaborare gli indici compositi per i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – Sdgs), pubblicati regolarmente dall’Alleanza e aggiornati al 2018 a febbraio scorso.

La valutazione si concentra sugli effetti a breve termine della crisi (cioè nel corso del 2020), supponendo l’eliminazione delle attuali restrizioni alla mobilità delle persone e allo svolgimento delle attività economiche entro il mese di giugno.

L’analisi è stata effettuata pesando e bilanciando diversi fattori: la caratteristica dell’indicatore e il suo comportamento negli anni della crisi 2008-2009. Che come sappiamo però era di altra natura.

Sviluppo sostenibile, gli impatti sui vari Goal della crisi sanitaria

Il pessimismo cala sui Goal 1 (povertà), 4 (educazione), 8 (condizione economica e occupazionale) e 10 (disuguaglianze) dove ASviS prevede un impatto largamente negativo. Pare che anche il Goal 9 (innovazione) non se la caverà bene nei prossimi mesi, anche se in effetti le forze sono per lo più concentrate su l’innovazione per combattere il Covid-19.

Per i Goal 7 (sistema energetico), 13 (lotta al cambiamento climatico) e 16 (qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide) ASviS asserisce che ci si possa aspettare un andamento moderatamente positivo.

Per i Goal 6 (acqua e strutture igienico-sanitarie), 11 (condizioni delle città), 14 (condizioni degli ecosistemi marini) e 17 (cooperazione internazionale) nel 2020 l’impatto dovrebbe essere sostanzialmente nullo.

Impossibile, ammette ASviS, valutare i rimanenti cinque Goal: in alcuni casi, infatti, non è stato possibile immaginare una relazione chiara tra crisi e indicatore, mentre in altri casi miglioramenti e peggioramenti tendono a compensarsi.

Questa analisi smentisce, una volta per tutte, l’idea che una crisi economica faccia bene allo sviluppo sostenibile come definito dall’Agenda 2030 che comprende le dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali – sottolinea Giovannini, il quale segnala la pervasività dell’impatto della crisi anche su dimensioni dello sviluppo sostenibile che nel dibattito di queste settimane passano in secondo piano, come le disuguaglianze di genere e l’efficienza amministrativa.

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