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La gestione del riciclo degli imballaggi nei mercati europei

città: Verona - pubblicato il:
gestione dei rifiuti di imballaggio
foto di Mister Mister (Pexels)

Nell’era dell’e-commerce quali sono i fattori critici per la gestione dei rifiuti di imballaggio e del loro riciclo all’interno delle regole europee? La criticità è la complessità e la diversità delle norme

Il periodo difficile che stiamo vivendo ci ha insegnato che l’infrastruttura logistica a supporto del commercio elettronico è ancora troppo fragile e, sicuramente, non adeguata alla gestione di emergenze globali, come questa del Covid-19.

Ritardi nelle consegne, slot orari introvabili, limitazioni all’acquisto dei soli beni di prima necessità: sono tutti aspetti legati certamente alla limitazione degli spostamenti, per contenere il contagio, ma sono anche sintomo di un sistema messo sotto pressione da un’improvvisa e non prevista esplosione degli acquisti a distanza.

A questo si aggiunge, per gli operatori del mondo dell’e-commerce un altro fattore critico: la complessità delle norme europee e il rischio sanzioni per le aziende inadempienti alla gestione dei rifiuti di imballaggio.

È indubbio che nell’epoca del lockdown per molte aziende la vendita online rappresenta un nuovo canale strategico – come pure per i cittadini la possibilità di farsi consegnare le merci a casa è un vantaggio e una sicurezza sanitaria importante.

Quello che si è notato è che, nelle prime settimane dell’emergenza sanitaria, la spesa online di prodotti di largo consumo è aumentata di oltre l’80% – dati Nielsen -, una tendenza che potrà consolidarsi e interessare anche altri settori merceologici, quali moda, arredamento, tecnologia, salute e bellezza.

L’aumento del commercio elettronico ha, ovviamente, fatto aumentare anche gli imballaggi, cresciuti del 73%, con i relativi obblighi di raccolta, riciclo e smaltimento dei rifiuti.

La gestione dei rifiuti di imballaggio è oggi una delle principali criticità per le aziende che immettono in consumo beni nei mercati europei, a causa della varietà di norme europee e del rischio di sanzioni, secondo un’analisi condotta da Zpc, società di consulenza di Verona specializzata in servizi di export compliance.

Questo accade perché le norme europee impongono agli stati membri di adottare sistemi comuni per la gestione dei rifiuti di imballaggio, con l’obiettivo entro il 31 dicembre 2025 di riciclarne almeno il 65%. Però ogni nazione è libera di dotarsi di una propria organizzazione autonoma.

L’autonomia quindi genera una diversità di sistemi nazionali e di obblighi differenti per le aziende a seconda del Paese in cui i prodotti imballati vengono esportati, in particolare nel gestire il recupero, il riciclo e lo smaltimento, in proprio o attraverso un’organizzazione terza (Pro) che assicura il rispetto dei requisiti.

Inoltre in molti mercati europei manca una chiara regolamentazione degli obblighi degli operatori che consegnano beni imballati al consumatore finale. Così, se in Germania, Portogallo e Svezia gli operatori e-commerce sono inclusi tra i soggetti obbligati, in altri mercati non contribuiscono al finanziamento dei sistemi di gestione degli imballaggi, una criticità segnalata in particolare dall’Irlanda.

Secondo l’analisi di Zpc, gli altri fattori critici a livello europeo nella gestione dei rifiuti di imballaggio sono l’assenza di una chiara definizione della ripartizione degli obblighi tra gli operatori (produttore, importatore, distributore, operatore e-commerce, enti e organizzazioni), l’obbligo in alcuni paesi di aderire a organizzazioni Pro, i differenti criteri di etichettatura degli imballaggi, le responsabilità per l’immissione in consumo di imballaggi in eccesso delle soglie minime di valore.

Riferendosi al caso dell’export italiano, emerge dalla ricerca che tra gli obblighi delle nostre aziende ci sono, in Germania la registrazione al sistema Lucid prima di poter immettere i materiali di imballaggio sul mercato, con sanzioni molto salate in caso di inadempimenti.

In Francia invece sono obbligate a indicare il logo Triman su tutti rifiuti di imballaggi per i quali esiste un flusso di riciclo, mentre in Spagna è necessario apporre il marchio Punto Verde adottato da Pro Europe per gli imballaggi domestici destinati in questo Paese.

Questo genera evidentemente grossi problemi di gestione per la spedizione di uno stesso imballaggio in altri Paesi.

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