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La ripresa? Sarà una sorta di dopoguerra

città: Pisa - pubblicato il: - ultima modifica: 9 Aprile 2020
ripresa post covid-19
Fabio Iraldo della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant'Anna

Ecco come la vede Fabio Iraldo della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna. Le prospettive green non mancano. L’importante è fare i passi giusti per la ripresa post Covid-19

La sensazione di essere in guerra è comune a molti: la conta dei decessi e dei sopravvissuti; le lunghe file per acquistare viveri; il rimanere riparato dall’altro; la crisi economica tipica di chi perde il lavoro in guerra. Il timore del domani.

E, quindi, poi quando finirà “sarà come un dopo guerra – riflette Fabio Iraldo, della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna di Pisa anche se precisa – quel che stiamo vivendo avrà le conseguenze di una guerra, ma con due importanti differenze. Ovvero che durante la guerra al Covid-19 i consumi non si sono fermati (o perlomeno finora non è stata una economia di guerra vera e propria), per esempio: si è fermato completamente il mercato della ristorazione collettiva, ma è cresciuto a dismisura il consumo di alimentari household“.

E poi “durante la guerra al Covid-19 sono stati temporaneamente riconvertiti alcuni impianti (alla produzione di mascherine o di camici o di disinfettanti), ma senza modifiche sostanziali impiantistiche e, soprattutto, non c’è stata una riduzione della capacità produttiva come accade in una guerra vera perché non sono stati distrutti impianti“.

È per questo che Iraldo è ottimista in fatto di ripresa: “Ci sono – precisa – tutte le condizioni per ripartire, soprattutto se la ripresa potrà gradualmente avviarsi prima della stagione estiva, recuperando i margini persi con la crisi momentanea“.

Quindi lei è ottimista sulla ripresa post Covid-19?

Il vero problema sarà la recessione potenziale dovuta al rallentamento dei consumi post-emergenza. Sicuramente non potranno essere i consumi privati a trainare la ripresa, perché avranno sofferto troppo il fermo totale delle attività e, quindi, le ripercussioni sui redditi delle famiglie. Bisognerà ripartire con un forte traino della spesa pubblica.

In questo contesto e visto che lei si occupa in primis di economia circolare, pensa che riusciremo a recepire le buone pratiche tipiche dell’economia green e circolare?

Come in ogni fase di ripresa, soprattutto se non mancheranno gli investimenti pubblici, ci saranno molte opportunità di innovazione e di conversione delle produzioni. Quale migliore occasione per introdurre nuove modalità di produzione e tecnologie ispirate alla green e circular economy?

Come vede l’innesto con il Green Deal dell’Unione europea (cui tra l’altro non si fa più cenno: un treno perso)?

Se il Green deal sarà capace di diventare una piattaforma che favorisce gli investimenti privati attraverso incentivi, finanziamenti pubblici e defiscalizzazione per le aziende più impegnate sul fronte del miglioramento ambientale e della economia circolare, ci potrà essere una grande sinergia di obiettivi, con la ripresa post Covid-19 e, quindi, ottime opportunità per renderlo ancora più cruciale e integrato nel tessuto dell’economia produttiva di quanto non fosse all’atto del suo primo concepimento.

Se invece il Green deal prenderà la forma (come in alcuni frangenti pare) di un insieme di regole e di vincoli più stringenti all’attività di impresa, allora potrebbe risultare anticiclico e quindi dannoso per la fase di ripresa.

Che tempi di ripresa economica prevede?

Ora non si può immaginare, dipende da due fattori: con quali tempi e con che conseguenze usciremo dall’emergenza (che ora è prima di tutto sanitaria).

Quali linee guida da seguire?

La tabella di marcia che mi immagino prevede:

  1. risolvere in primis l’emergenza sanitaria nel più breve tempo possibile, anche con misure iper restrittive
  2. far ripartire nel breve periodo ma gradualmente le attività produttive, partendo da quelle industriali e soprattutto dalle Pmi
  3. aiutare la ripresa e gli investimenti a essa necessari con il sostengo della finanza pubblica e della spesa pubblica, nonché chiedendo al sistema bancario e creditizio di iniettare disponibilità liquida per le imprese di minori dimensioni, avendo cura che siano risorse erogate a tassi molto agevolati soprattutto per gli operatori che vogliono rilanciarsi seguendo i criteri e i principi della sostenibilità e dell’economia circolare
  4. rinunciare a misure di politica ambientale che rischiano di essere depressive e puntare invece sul finanziamento di investimenti green e orientati alla circular economy
  5. sostenere fortemente il consumo privato (anche con crediti al consumo) orientando però decisamente il consumo verso i prodotti green e circolari (per esempio abbattimento dell’Iva sui prodotti dell’economia circolare) per cogliere l’opportunità di influenzare con forza le tendenze di mercato e spostare il consumo privato (e quindi le quote di mercato) verso prodotti a minore impatto ambientale
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