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Dalla crisi può nascere un vino di qualità

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 9 Aprile 2020
vino sostenibile
Sara Missaglia, sommelier, degustatore ufficiale e relatore per l'Associazione Italiana Sommelier

Calo delle vendite, fiere rimandate: ma il settore vitivinicolo italiano non demorde. E forse è arrivato il momento per fare un vino veramente sostenibile. Ne parliamo con Sara Missaglia, sommelier, degustatore ufficiale e relatore per l’Associazione Italiana Sommelier

Anche Vinitaly ha preso la decisione di posticipare la sua 54ª edizione al 18-21 aprile 2021. Ma il supporto al settore da parte di Veronafiere non viene meno, anzi: “Stiamo lavorando con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali” afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere  facendo riferimento a Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy.

Ci mettiamo a disposizione del settore – ribadisce – e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende“.

Non è il solo segnale negativo: il calo di vendite è forte a causa della chiusura di ristoranti, bar e qualsiasi altra attività Horeca. Alla situazione dell’Italia si aggancia anche quella dell’estero.

Ma vanno prese per buone le parole di Mantovani: “Il post emergenza per noi si chiama rinascita“. Una rinascita che pensiamo debba iniziare dai campi. Con il tema sostenibilità ambientale come punto di partenza.

Sara Missaglia è un’esperta di vini. Sommelier, degustatore ufficiale e relatore per l’Associazione Italiana Sommelier, ama andare in vigna e vedere in prima persona come e dove nasce un buon vino. Missaglia ama in particolare la Valtellina e i suoi vini, di cui è diventata ambasciatrice, dove torna non appena lascia la città.

A lei abbiamo rivolto così delle domande per capire quali tecniche mettere in campo.

Sostenibilità nel settore vitivinicolo: a che punto siamo e in che direzione spingere?

La sostenibilità nel settore di vitivinicolo è una realtà ormai da molto tempo. Sempre più viticoltori da Nord a Sud praticano sistemi di lotta integrata, come percorso per arrivare ad un sistema biologico e biodinamico.

La conversione dei vigneti in questa direzione è un fenomeno ultimamente molto frequente. Le tecniche di lotta integrata nel vigneto vanno dal divieto al diserbo all’applicazione di sistemi meccanici per bloccare l’azione di insetti nocivi per la salute del frutto, piuttosto che all’applicazione di tecniche definite di confusione sessuale: attraverso l’inserimento sui tralci di laccetti che rilasciano feromoni in grado di confondere insetti come tignola e tignoletta, se ne limita la riproduzione.

A Cerea, provincia di Verona, a ridosso della più nota manifestazione Vinitaly, si svolge tutti gli anni (ViniVeri nel 2019 era alla 16a edizione, quest’anno rinviata al 2021 per l’emergenza sanitaria) un evento che raccoglie i produttori di vini naturali.

Si tratta di una manifestazione molto seguita anche dal grande pubblico, che si avvicina con interesse a queste tematiche. La sostenibilità per molti viticoltori viaggia di pari passo con la difesa dei valori umani, delle tradizioni e della salvaguardia dell’ambiente: il concetto di viticoltore come custode del territorio fa parte ormai del patrimonio culturale vitivinicolo italiano.

Ma dal suo punto di vista a che punto è la ricerca in questa settore? Dove viene fatta, da chi?

Quello della ricerca, fatta anche di validazione di introduzione di metodi scientificamente provati e di protocolli testati che possano contribuire alla salvaguardia dell’ambiente è un percorso che richiede anni di applicazione, di sperimentazione in campo e di finanziamenti.

Nel numero di marzo 2019 di Viniplus di Lombardia, di cui sono redattore, ho raccontato dell’importante progetto promosso dall’Università Statale di Milano, dall’Università Bicocca, dal Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Napoli Federico II con il coinvolgimento del Comune di Milano e di enti regionali.

Il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università Statale di Milano ha coordinato la ricerca denominata LifeVitisom, in partnership con consorzi e aziende che si occupano di ingegneria ambientale e meccanica di precisione.

Dove e come finanziare i nuovi progetti?

Il programma Life è lo strumento di finanziamento dell’Unione Europea per l’ambiente e il clima, e ha contribuito all’attuazione, all’aggiornamento e allo sviluppo di questo studio.

Tornando al progetto LifeVitisom, che ha registrato tra i partner tecnici anche diverse cantine italiane, si è concentrata nella distribuzione dei concimi organici nel vigneto attraverso la tecnologia a rateo variabile, cercando di capire di cosa terreno e pianta abbiano reale bisogno: solo ciò che serve e quando serve, attraverso l’impiego di prototipi in grado di rilevare all’interno del vigneto le effettive necessità.

Quali gli aspetti che l’hanno affascinata di più di questa sperimentazione?

Sicuramente il fatto che non sia stato impiegato nessun fertilizzante di sintesi, con il solo ricorso al concime organico. Il rifiuto diventa una risorsa: dare il nutrimento alla vite solo dove serve e solo quanto serve è un indice di rispetto del territorio ma anche delle falde acquifere, e l’applicazione di un’agricoltura sostenibile diventa un modo per limitare l’impatto di gas effetto serra liberati.

Sia produttore che consumatore beneficiano quindi di falde acquifere meno inquinate grazie alla limitazione di composti azotati. Il terreno sta meglio, con minore stress per la vite e una più alta qualità delle uve, oltre ad una riduzione dei costi per effetto dell’introduzione di concime esclusivamente organico.

La parte finale del progetto si è occupata dello sviluppo di una strategia commerciale: sono stati studiati i comportamenti dei consumatori per quanto riguarda l’acquisto di un vino con una maggiore biodiversità.

I risultati della ricerca, dopo cinque anni di sperimentazione sono stati presentati a dicembre del 2019 presso l’Università di Milano, in un convegno di grande interesse.

Quindi, quale potrebbe essere la marcia in più per sdoganare il connubio green/vino di qualità?

Sicuramente proseguire nella ricerca e nell’applicazione di sistemi di lotta integrata in ottica di sostenibilità, che veda coinvolti progetti di ricerca universitari, aziende che operano nello specifico settore e cantine disponibili a una sperimentazione di medio periodo: a tutto questo deve essere affiancato un lavoro di conoscenza e di cambio di passo dal punto di vista culturale da parte del consumatore.

È importante che il consumatore sappia che dietro un vino di qualità ci possono essere più lavoro in vigna, più dedizione e anche maggiore rischio, legato per esempio a cambiamenti climatici o attacchi da parte di insetti o di sostanze fungine in grado di compromettere l’intera vendemmia o di ridurne le rese.

Tutto questo ha un costo, e il consumatore deve essere disponibile a corrispondere un prezzo più alto per una bottiglia che risponda a requisiti di sostenibilità reale.

E quando, secondo lei, verrà il momento dove berremo esclusivamente vino a impatto zero?

Il percorso non è immediato, ma il fenomeno che vede vini sempre più green è in crescita, così come la sensibilità su questo tema degli esperti di settore e del grande pubblico: molte cantine hanno da tempo messo in produzione vini che attestano un limitato ricorso alla solforosa.

La Guida Viniplus 2020 di Lombardia alla cui redazione collaboro, premia con una Rosa Camuna Verde i vini con valori di solforosa uguale o inferiore a 75 mg/l, cioè ben al di sotto dei limiti consentiti per legge: quest’anno il numero delle aziende che hanno ricevuto questo importante riconoscimento si è incrementato del 15% rispetto allo scorso anno.

Altro fenomeno importante è il fatto che nella nostra regione i banchi di degustazione dedicati ai vini naturali organizzati negli ultimi tempi dall’Associazione Italiana Sommelier di Lombardia hanno letteralmente registrato il tutto esaurito in termini di adesione e partecipazione.

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