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Torniamo a mettere in sicurezza i boschi: ecco come

città: Torino - pubblicato il:
mettere in sicurezza i boschi

Che siano affidate a operatori forestali professionali o a volontari, le operazione per mettere in sicurezza i boschi e i fiumi italiani si fanno urgenti. Anche per prevenire le ormai abituali situazioni catastrofali. Due decreti del Ministero delle Politiche Agricole aprono i giochi

È un buon momento per mettere in sicurezza i boschi italiani da incendi e alluvioni. Appena l’emergenza Covid-19 rallenterà, sarà molto appropriato pianificare in larga scala questo genere di interventi.

Tanto più che si tratta di lavori fatti all’aperto, con possibili distanze di sicurezza. Azioni che potrebbero essere affidate anche ai volontari e sarebbe buona cosa incentivare chi è in cassa integrazione a farle.

Oltre al fatto che lo spirito per cui nacque il reddito di cittadinanza prevedeva la collaborazione sui servizi sociali utili.

La Regione Piemonte lo ha già stabilito: “Le organizzazioni di volontari possono intervenire nell’attività di messa in sicurezza del territorio, anche prima dell’approvazione del Piano straordinario di interventi, purché con personale formato e adeguatamente equipaggiato, operando secondo le direttive di tecnici abilitati sulla base delle linee guida“.

Di fatto, la Conferenza Stato-Regioni che si è riunita in questi giorni, ovviamente in modalità smart working, ha dato il via libera alle intese su due decreti del Ministero delle Politiche Agricole inerenti le filiere forestali e sull’informativa relativa alla nuova delimitazione delle aree soggette a vincoli naturali significativi diverse dalle aree montane.

Il primo decreto determina i criteri minimi nazionali per la formazione professionale degli operatori forestali e per l’esecuzione degli interventi di gestione forestale in modo tale da fornire la base comune e standardizzata per la successiva legislazione regionale.

Perché ovviamente i boschi e le foreste vano manutenute con raziocinio: “Il concetto di competenza per una materia tecnica come la gestione del bosco rappresenta infatti il presupposto per la conservazione dell’ambiente e la fornitura di servizi ecosistemici fondamentali per la società di oggi e per le generazioni future” sostiene Raoul Romano, responsabile dell’Osservatorio Foreste Crea Politiche e Bioeconomia.

Il lavoro di pulizia nei boschi – sottolinea la Coldiretti Lombardia che plaude al fatto che con il Decreto del presidente del Consiglio del 14 aprile  ripartono anche in Lombardia le attività di silvicoltura e manutenzione delle aree forestali, insieme alla cura del verde nelle città – è determinante per l’ambiente e la sicurezza della popolazione in una regione come la Lombardia dove la superficie forestale ricopre il 26% del territorio per un totale di oltre 600 mila ettari. Un patrimonio che va salvaguardato dal pericolo incendi. La corretta manutenzione delle foreste – precisa la Coldiretti – aiuta infatti a tenere pulito il bosco e ad evitare il rapido propagarsi delle fiamme.

Le foreste italiane si estendono per il 36,4 % della superficie nazionale (10,9 milioni di ettari) sono in costante aumento (+72,6% dal 1936 al 2005), ma è necessario gestirle in modo sostenibile, con responsabilità e competenza per poter sfruttare al meglio le loro potenzialità e valorizzarne il capitale naturale, dal ruolo ambientale (cambiamento climatico, dissesto idrogeologico, tutela ambientale) ai servizi culturali, senza dimenticare le ricadute economiche.  Tra le industrie sostenibili e circolari, quella del legno e dei sui derivati (Sistema Legno), è il settore più sviluppato in Italia e raccoglie oltre 452.000 addetti in 111.000 imprese nelle sole industrie del legno e del mobile a cui si aggiunge il settore carta e cartoni che occupa 26.500 addetti in 169 imprese. Circa il 4% degli occupati in Italia.

La seconda intesa raggiunta dal Ministero delle Politiche Agricole ha individuato i criteri minimi nazionali per l’iscrizione agli elenchi o albi regionali delle imprese che eseguono lavori o forniscono servizi forestali, garantendo un’uniformità di accesso sull’intero territorio nazionale: un prerequisito necessario per la partecipazione ad appalti pubblici o per poter accedere a finanziamenti.

Niente è più socialmente utile e necessario che mettere in sicurezza i boschi, i fiumi, i territori in previsione di possibili precipitazioni o incendi, che caratterizzano le primavere e gli autunni italiani pressati dalla crisi climatica.

Non c’è molto da inventare: per esempio, per sistemare gli impluvi, basta rimuovere gli alberi caduti o pendenti, che potrebbero essere trasportati dalla corrente in caso di piena o creare sbarramenti temporanei ed è poi utile sistemare parte dei tronchi abbattuti o caduti in diagonale sui lati del versante, per aumentarne la scabrezza e ridurre l’erosione.

Per questo Veneto Agricoltura confida di riprendere presto i lavori sui Colli Euganei sospesi per l’emergenza sanitaria. Obiettivo dei lavori il miglioramento boschivo di un’area caratterizzata dalla diffusa presenza di piante secche o fortemente danneggiate di castagno.

Gli alberi morti e quelli che presentano uno stato fitosanitario mediocre saranno tagliati, mentre i soggetti ancora vitali saranno liberati dalla vegetazione invadente che rischia di soffocarli.

Dopo il taglio delle piante, il materiale di risulta verrà portato fuori dal bosco e le ramaglie trinciate sul posto. Nelle aperture create con il taglio degli alberi saranno messe a dimora nuove piantine di specie forestali autoctone.

Intanto in Puglia, la struttura Atc (Ambito Territoriale di Caccia) di Taranto ha prorogato al 24 maggio 2020 il termine ultimo per presentare domanda di adesione al bando di accesso agli incentivi economici per i proprietari o conduttori di fondi rustici per interventi di miglioramento ambientale anche a fini faunistici – Annata Venatoria 2020.

Le richieste di contributo relative a uno o più interventi previsti dal Programma di Miglioramento Ambientale dovranno essere inoltrate all’A.T.C. di Taranto.

Come intervenire per mettere in sicurezza i boschi?

Prendendo spunto da una lavoro di botta e risposta della Regione Piemonte ecco una serie di spunti per come intervenire a monte di un evento catastrofico.

Partiamo, per esempio da una faggeta. È bene sapere che il faggio perde presto la facoltà pollonifera, pertanto in generale le faggete invecchiate non sono più ceduabili ed è possibile tagliare le piante morte, instabili e parte di quelle deperenti.

Tra queste lasciare in piedi le migliori in modo da assicurare una adeguata copertura (in assenza di una relazione tecnica almeno il 50%). Negli anni successivi si valuterà la presenza di rinnovazione prima di procedere a nuovi interventi.

Inoltre, nel caso invece ci sia stato un incendio facciamo notare che non è per niente vista di buon occhio la piantumazione di alberi di Natale per rimboschimenti o rinfoltimenti in bosco: pare infatti che sia è espressamente vietato dal regolamento forestale.

Ma se il mio bosco è stato percorso dal fuoco, posso tagliare gli alberi?

Sì, è possibile intervenire di propria iniziativa, senza contributi pubblici, rispettando il regolamento forestale solo dove il bosco non è gravemente danneggiato o distrutto (compromessi meno dell’80% di alberi).

Per intervenire è necessaria l’autorizzazione?

Per intervenire e mettere in sicurezza i boschi gravemente danneggiati o distrutti dal fuoco (compromessi più dell’80% di alberi) non si possono applicare le regole gestionali ordinarie; è quindi necessario un progetto di taglio redatto da un tecnico forestale abilitato approvato dalla Regione Piemonte.

Per i soli interventi in boschi privati su superfici inferiori a un ettaro e fuori da aree protette e Siti Natura 2000 è sufficiente la comunicazione semplice. Sulla base della normativa chi interviene si assume l’impegno ad assicurare la rigenerazione del bosco.

E se il mio bosco ricade in un’area tutelata?

Se il bosco danneggiato o distrutto ricade in un’area protetta regionale non facente parte della Rete Natura 2000 (Sic-Zsc, Zps) si applicano le procedure ordinarie previste dal regolamento.

Se il bosco ricade in un sito della Rete Natura 2000 per interventi su superfici oltre 0,25 ettari è necessaria la valutazione d’incidenza; questa deve essere basata su una relazione redatta da un tecnico abilitato o in alternativa su prescrizioni tecniche dettate dal soggetto gestore, che si consiglia di contattare sempre prima di intervenire.

Come posso intervenire nei boschi cedui o a governo misto?

Se gli alberi sono di specie che conservano a lungo la facoltà pollonifera (castagno, robinia, ontani, salici, pioppi, olmi, carpini, ciliegio, betulla, nocciolo, arbusti, querce di piccolo diametro non a fustaia) e le ceppaie sono quindi ancora in grado di ricacciare si possono ceduare i polloni, abbattere gli alberi sicuramente morti lasciando in piedi le matricine/riserve ancora vive anche se danneggiate, in particolare delle specie diverse da castagno e robinia, per assicurare la copertura del suolo prevista dal regolamento e la disseminazione.

Come posso intervenire nei boschi di conifere?

È possibile tagliare le piante morte, instabili e parte di quelle gravemente deperenti. Negli anni successivi si valuterà la vitalità delle piante rilasciate e la presenza di rinnovazione prima di procedere a nuovi interventi. Data la complessità delle casistiche possibili si consiglia di rivolgersi a un tecnico anche per interventi su piccole superfici.

Si possono tagliare gli alberi lungo la viabilità, le reti tecnologiche, a ridosso delle case?

È possibile tagliare gli alberi morti o gravemente deperenti che costituiscono pericolo per la pubblica incolumità, indicativamente per una fascia pari alla loro altezza lungo la rete viaria; nelle fasce asservite alle reti tecnologiche e attorno agli edifici gli interventi vanno eseguiti secondo quanto previsto dalle discipline specifiche per i diversi casi.

Questi interventi prescindono dalle norme ordinarie del regolamento forestale e dal passaggio del fuoco.

Da quali vincoli sono interessate le superfici percorse dall’incendio?

Le superfici boscate e a pascolo non possono variare la loro destinazione d’uso per i successivi 15 anni dall’incendio; quindi non possono diventare, per esempio, terreni edificabili ma restano superfici pascolive o forestali, queste ultime anche se momentaneamente prive di vegetazione legnosa.

Inoltre, sempre per i successivi 15 anni, in caso di vendita, l’atto di compravendita deve puntualmente riportare la non modificabilità della destinazione d’uso del terreno; nel caso in cui non venisse specificata l’esistenza del vincolo, l’atto è nullo.

Per i 10 anni successivi all’incendio, sui terreni a bosco o a pascolo è vietata la realizzazione di edifici, strutture e infrastrutture destinate all’uso civile; la loro realizzazione è possibile solo nel caso in cui l’autorizzazione o la concessione sia stata rilasciata prima del passaggio del fuoco. Sulle aree boscate percorse dal fuoco è inoltre vietata la caccia per 10 anni.

Posso fare pascolare animali nel bosco percorso dal fuoco?

Nei boschi percorsi dal fuoco è vietato il pascolo per 10 anni dall’evento. Pertanto anche gli eventuali contratti di affitto per alpeggio devono essere rivisti in tale senso.

Si può continuare ad applicare i Piani Forestali Aziendali approvati?

Dipende dalla severità dell’incendio. Nei casi in cui l’incendio radente non abbia compromesso la struttura e le potenzialità del popolamento, è possibile applicare le previsioni del piano.

Nel caso in cui il passaggio dell’incendio abbia gravemente danneggiato o distrutto il bosco, le previsioni di piano dovranno essere riviste e adattate alla nuova situazione. Anche gli obiettivi del piano potranno mutare, al variare delle condizioni di stabilità e di resilienza del popolamento.

Posso fare interventi intercalari?

I tagli intercalari sono finalizzati a favorire le piante di avvenire, singole o in gruppi; pertanto se l’incendio ha alterato la struttura del bosco occorre conservare le piante residue indipendentemente dalle loro condizioni di vitalità e di potenziale sviluppo e/o concorrenza.

Nel caso in cui il bosco sia gravemente danneggiato o distrutto non è possibile fare interventi intercalari.

Posso piantare degli alberi sui terreni boscati percorsi dall’incendio senza finanziamenti pubblici?

Il rimboschimento di una superficie forestale percorsa dal fuoco senza il ricorso a un finanziamento pubblico non necessita dell’autorizzazione prevista dalla legge nazionale sugli incendi boschivi (L. 353/2000), però la sua realizzazione deve seguire le procedure e le norme previste dal regolamento forestale e la sua opportunità deve essere motivata sulla base di considerazioni tecniche.

Dopo il passaggio di un incendio, non sempre è necessario ripristinare il bosco ricorrendo a un rimboschimento o a un rinfoltimento; uno degli scopi del piano d’intervento straordinario è proprio quello di individuare le zone in cui, data la severità dell’incendio, la difficoltà di autorigenerazione e la funzione svolta dal bosco, è prioritario e necessario ricorrere al rimboschimento.

In tutti i casi, è obbligatorio utilizzare materiale di propagazione di origine certificata e di specie autoctone (che si sono originate ed evolute in una specifica area, per esempio le Alpi).

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