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Lotta dura contro gli sversamenti di idrocarburi

città: Milano - pubblicato il:
sversamenti di idrocarburi

In molti stanno lavorando al problema degli sversamenti di idrocarburi. Prima per conoscerlo – come fa la Fondazione Cmcc – e poi per limitare l’impatto sull’ambiente. Tra le soluzioni c’è anche l’argilla e gli scarti della frutta. La  proposta arriva dalla startup Athena Green Solutions

Intervenire subito e al meglio in caso di sversamenti di idrocarburi nei mari. Un fenomeno che ogni anno riguarda nel solo Mediterraneo per circa 600mila tonnellate di prodotto altamente inquinante (dati forniti da Ispra 2018).

In molti stanno lavorando al problema. Prima per conoscerlo e poi per limitarne l’impatto sull’ambiente.

Fondamentale in questo senso è la capacità di prevedere il comportamento delle chiazze di petrolio sversato, valutare il comportamento di questo vuol dire calcolare anche il suo arrivo sui litorali.

È quello che fa modello di dispersione degli inquinanti MedSlikII messo a punto dalla Fondazione Cmcc. Grazie alla correlazione e analisi di correnti, vento, onde e temperatura della superficie marina sembra così possibile capire meglio l’andamento delle chiazze di petrolio sversato.

Utilizzando i set di dati oceanografici e atmosferici forniti dal Copernicus Marine Environment Monitoring Service (Cmems) e dallo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (Ecmwf), siamo in grado di realizzare previsioni della dispersione degli inquinanti in mare.

L’alta risoluzione dei dati Cmems, che arriva a circa 4 km, ci ha permesso di prevedere con buona approssimazione il dove e il quando il greggio avrebbe raggiunto il litorale” spiega Svitlana Liubartseva, ricercatrice presso la Fondazione Cmcc.

L’applicazione del modello MedSlikII ha anche un caso pratico: nell’ottobre 2018, il battello tunisino Ulysse speronò lo scafo della portacontainer cipriota Virginia, che era ancorata in acque internazionali al largo della punta settentrionale della Corsica: 530 m3 di carburante fuoriuscirono dai serbatoi della nave Virginia attraverso una breccia di diversi metri, minacciando l’ambiente marino e le aree costiere interessate. In 36 ore, la chiazza di petrolio si era allungata a circa 35 km.

Per i primi 16 giorni dopo l’incidente, il modello ha generato previsioni affidabili, consentendo di prevedere i movimenti del petrolio con almeno 7 giorni di anticipo.

I ricercatori furono in grado di individuare con buona approssimazione il luogo e il momento in cui il petrolio raggiunse la costa per la prima volta vicino a Saint-Tropez (Francia) dopo più di 9 giorni alla deriva in mare.

Successivamente, a causa della mancanza di dati osservativi e per il prolungarsi della deriva del petrolio per circa un mese, la capacità previsionale del modello perse precisione.

Tuttavia, la ricerca dimostra che l’utilizzo del modello della Fondazione Cmcc può consentire l’ottimizzazione dello spiegamento di risorse anti-inquinamento e velocizzare la prontezza nella risposta costiera in caso di incidenti con sversamenti di idrocarburi inquinanti.

Ma sugli sversamenti di idrocarburi è poi necessario intervenire, bonificando e salvaguardando gli ecosistemi marini e costieri. È con questo fine che è nata la startup Athena Green Solutions spin off del Cnr (con la rappresentanza dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine e dell’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati) e dell’Università degli Studi di Messina.

Gli spin off founder sono Maria Rosaria Plutino; Simone Cappello; Salvatore Magazù; Giuseppe Sabatino e Giulia Rando.

L’attenzione della startup si è da subito concentrata nel trovare una soluzione a basso impatto ambientale. Da qui è nata ArgiNaRe, una serie di prodotti basati su matrici ibride, a cui le argille naturali conferiscono proprietà assorbenti, di consolidamento e di resistenza alle sollecitazioni meccaniche.

I materiali sviluppati possono essere geopolimerizzati e resi mattonelle o addirittura essere applicati ad altri supporti come un impregnante.

Si parla di polveri pure, tessuti, spugne e schiume polimeriche capaci di assorbire sostanze disperse in ambiente, in una varietà che permette a questa tecnologia di essere applicata in diversi contesti.

In particolare è stata l’argilla ad attrarre gli interessi di Athena Green Solutions che da qualche mese sta seguendo un percorso personalizzato di incubazione essendo stata selezionata dalla Call for Ideas Next Energy promosso da Terna e da Cariplo Factory.

L’argilla sarebbe capace di accelerare l’aumento della biodegradazione naturale degli inquinanti a opera di batteri già presenti nell’ambiente.

Il prodotto puro (ossia in polvere) ha una capacità assorbente nei confronti del petrolio di 1:1 in peso, ma se applicato a spugne e matrici polimeriche il rapporto di assorbimento sale fino a 1:100.

Oggi Athena Green Solutions sta costruendo la sua strada per arrivare a uno scale-up industriale e commerciale nel 2022: a noi non resta che augurarci che vengano trovate sempre più tecnologie per un compito così importante come quello della difesa dell’ambiente in cui viviamo.

Gli aspetti interessanti sono molteplici: a partire dal fatto che le argille possono essere sostituite da rifiuti, scarti della frutta e ceneri laviche. Tutto a km0, poiché si tratta di materiali presenti nel territorio siciliano.

Anch’essi hanno il pregio, una volta funzionalizzati, di poter raccogliere idrocarburi, metalli pesanti, Voc, composti organici e inorganici e addirittura microparticolato e microplastiche, sebbene non riescano ad aumentare l’attività di degradazione batterica come fanno invece le argille.

La produzione di questi materiali ibridi ha un grande vantaggio rispetto a molti concorrenti: l’impatto ambientale è esiguo, considerando che avviene in acqua, a temperatura ambiente e senza alcun solvente tossico.

Infine, una volta utilizzato, esso è rigenerabile per più di 50 volte: le sostanze raccolte nel precedente utilizzo possono essere eliminate tramite biodegradazione a opera di microorganismi o recuperate tramite trattamento chimico della matrice assorbente.

ArgiNaRe è oggi il prodotto di punta di Athena Green Solutions, che si rivolge anche al mondo delle Pmi, dei consorzi e di agenzie a livello regionale, nazionale e internazionale, oltre che, in generale, a tutto le aziende del manifatturiero che utilizzino e producano scarti come idrocarburi, sostanze organiche non volatili e olii esausti.

(ha collaborato Sebastian Brocco)

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