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Covid-19: i fumatori sono più a rischio di infezione

fumo e covid-19
foto da Pexels

Fumo e Covid-19: studi recenti indicano un aumento significativo del rischio di sviluppare una polmonite severa da virus nei pazienti con storia di uso di tabacco, rispetto ai non fumatori. Le indicazioni per evitare questo rischio

I fumatori, soprattutto uomini e over 65, sembrano essere più a rischio di contrarre il Covid-19. Lo afferma l’Istituto Superiore di Sanità e lo lascia intendere anche una systemic review pubblicata sulla rivista Tobacco induced diseases che ruota attorno a cinque studi cinesi.

Sostanzialmente, un terzo dei pazienti catalogati come fumatori e risultati positivi al Covid-19 presenta all’atto del ricovero una situazione clinica più grave rispetto ai non fumatori, con maggior richiesta di terapia intensiva e di ventilazione meccanica.

I pazienti fumatori o ex fumatori potrebbero già avere una malattia polmonare sottostante o una ridotta capacità polmonare, incorrendo perciò in un rischio maggiore di sviluppare forme di malattia gravi e permettere al virus Covid-19 di attaccarli più facilmente.

Con il virus a piede libero, per gli 11,6 milioni di italiani fumatori (dati Iss) aumenta di tre volte il rischio di contrarre una polmonite severa da Covid-19.

Ma i rischi intrinseci al fumo in sé non sono gli unici driver che contribuiscono all’aumento della probabilità di contrarre l’infezione da Covid-19. Vediamo perché.

Fumo e Covid-19: la questione dell’igiene

Come segnalato dall’Organizzazione mondiale della sanità, le dita, ed eventualmente le sigarette contaminate, arrivano a contatto con le labbra e questo aumenta la possibilità di trasmissione del virus dalla mano alla bocca.

Avvicinare le mani alla bocca in un momento di distrazione capita a tutti. Ma chi più dei fumatori rischia di fare questo gesto che, al tempo del Covid-19, è considerato estremamente rischioso e potenzialmente dannoso?

La questione di genere

Dati aggiornati al 10 aprile 2020 di World Health 50/50 mostrano che i decessi per Covid-19 in Italia sono stati per il 68% uomini e il 32% donne.

Perché gli uomini corrono un rischio maggiore? O forse la domanda che dovremmo porci è: perché le donne rischiano meno? In parte la risposta sta nei dati: le donne fumano meno. Infatti, in Italia le donne fumatrici sono 4,5 milioni, mentre gli uomini sono 7,1 milioni.

La questione generazionale

I soggetti più colpiti sono gli over 65. Questa generazione, vissuta durante gli anni Cinquanta, è stata protagonista di un importante boom nei consumi delle sigarette.

Le locandine con persone in buona salute che invitavano al consumo di questo bene sono state capaci di attirare moltissime persone, rendendole dipendenti dalla nicotina e, volenti o nolenti, costrette a portare avanti questo vizio.

Fumo e Covid-19, quale momento migliore di questo per smettere di fumare?

La ricerca scientifica ha confermato che, quando si smette di fumare, si ottengono molti benefici nel breve, medio e lungo periodo.

L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea, per esempio, che l’abbassamento della frequenza cardiaca si verifica entro solo 20 minuti, mentre nel medio termine la diminuzione della tosse e del fiato corto si verifica da 1 a 9 mesi e, infine, dopo 10 anni, il rischio di tumore al polmone diventa la metà di quello di un fumatore.

Diminuiscono inoltre i rischi di tumori della bocca, della gola, dell’esofago, della vescica, della cervice uterina e del pancreas.

Questo periodo storico deve essere uno sprono per smettere di fumare, riducendo così le probabilità di contrarre più facilmente il Covid-19.

Come suggerito dall’Istituto superiore di sanità, grazie al maggior tempo libero, l’isolamento a casa può essere sfruttato per cambiare le personali abitudini quotidiane.

Il Numero Verde Iss contro il fumo, che si può contattare per ricevere informazioni e sostegno al cambiamento, è 800 554088.

(articolo redatto da Sara Pavone)

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