Home Imprese Sostenibili Scienza, tecnologia e rispetto della natura: così si combatte il nemico Covid

Scienza, tecnologia e rispetto della natura: così si combatte il nemico Covid

città: Parma - pubblicato il:
maria paola chiesi

Lo afferma Maria Paola Chiesi dell’omonima casa farmaceutica che ha sede a Parma. Cambieranno molte cose: anche la relazione tra gli informatori scientifici e i medici, oltre alla ricerca scientifica, agli studi clinici e a come si lavorerà nei laboratori

Dobbiamo imparare a convivere con questo virus: abbiamo diverse indicazioni che il contagio non si fermerà a breve ed è possibile una riacutizzazione in autunno“.

È molto pacata Maria Paola Chiesi, ma incisiva. Il suo ruolo nell’azienda di famiglia, il Gruppo Chiesi, è direttore shared value and sustainability: “Imparare a convivere con un nemico – il Covid-19 oggi – che però ci sta dicendo che dobbiamo avere rispetto per la natura e attuare modelli di sviluppo completamente diversi da quelli adottati fino a oggi“.

E così, sarebbe bene ripartire dalla natura. Per questo Chiesi appoggia con convinzione un progetto di piantagione nella zona del parmense. “Si tratta del Kilometro Verde Parma che è partito per creare una sorta di barriera verde lungo l’autostrada: ora grazie all’appoggio di tante imprese della zona siamo arrivati a costituire un consorzio che intende piantare alberi su tutto il territorio“.

Un ottimo biglietto da visita per Parma che punta a diventare capitale Green Europea 2022, in sintonia con la necessità di rivedere gli spazi urbani dove la natura ritorna a essere protagonista.

Un mantra che gli architetti paesaggisti ripetono da tempo e che è diventato un po’ il cavallo di battaglia dell’architetto urbanista Stefano Boeri, che ha in mente una muraglia verde che parte dalla Francia per arrivare giù fino ai Paesi mediterranei.

Quando passerà da Parma la città e i cittadini saranno già pronti. “Abbiamo la necessità di ripartire dagli spazi e io mi auguro solo – continua la Chiesiche ci sia uno stop al nostro modo di vivere forsennato che non rispetta i limiti del pianeta“.

E non è solo questione di mantenere da subito quei quasi due metri di distanza (1,82 come consigliato dall’Oms). “Certo, noi stiamo ragionando – lancia un nuovo spunto la manager – a come avverrà la relazione tra gli informatori scientifici e i medici negli ospedali. Ma anche come si porteranno avanti la ricerca scientifica e gli studi clinici e come si lavorerà nei laboratori“.

Tutti aspetti da riconsiderare e procedere con bene in mente “il tema della resilienza, che non è una questione solo legata alla forza della natura. Evidentemente ci dobbiamo mettere qualcosa anche noi“.

Quale BCorp, Chiesi ha da tempo iniziato a ragionare sulla propria diminuzione di impatto ambientale: “Proprio grazie a questa certificazione avevamo già preso la decisione di diventare carbon neutral e quindi avevamo rafforzato molto i video-sistemi di conferenza e le azioni di working proximity“.

Intanto, l’azienda sta monitorando gli aspetti legati alla supply chain: “la globalizzazione stava già perdendo colpi, la guerra dei dazi ne era già un’indicazione. Ora abbiamo capito che la produzione deve essere sicura e autonoma“.

Chiamiamola revisione globale dell’approccio alla vita: Chiesi ha come obiettivo la salute dei pazienti, con lo sviluppo della conoscenza delle malattie, i farmaci prodotti dall’azienda agiscono nell’ambito delle malattie respiratorie anche croniche, in neonatologia, nelle malattie rare e nello special care.

Non è quindi sorprendente che l’intervista a Maria Paola Chiesi termini con parole legate al mondo della medicina: “da tempo abbiamo espresso preoccupazione per il numero chiuso in medicina: sapevamo anche che nel corso degli ultimi due anni c’è stato un fortissimo ricambio e con pochissima sostituzione“.

Non è solo una critica perché la Chiesi avanza anche una soluzione: “In tutto questo cerchiamo di favorire l’avvicinamento dei giovani alle discipline scientifiche. È importante che la scuola italiana si modernizzi e diventi più pragmatica. Credo che sia importante, oltre al recupero dell’equilibrio della biodiversità naturale, anche dotarsi di più scienza e più tecnologia“.

Condividi: