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Usare l’intelligenza artificiale per controllare l’avanzamento della deforestazione

città: Milano - pubblicato il:
deforestazione - cambiamenti climatici- intelligenza artificiale

Per proteggere il Pianeta è necessario, tra le altre azioni, anche arrestare l’avanzamento della deforestazione: un progetto in crowdsourcing sfrutta l’intelligenza artificiale per monitorare la situazione

La buona notizia è che “la deforestazione globale continua, anche se a un ritmo più lento, con 10 milioni di ettari all’anno convertiti ad altri usi dal 2015, in calo rispetto ai 12 milioni di ettari all’anno dei cinque anni precedenti“; lo annuncia la Fao presentando il rapporto Global Forest Resources Assessment 2020 ma è indubbio che c’è ancora molto lavoro da fare.

Già, perché come commenta il ricercatore Giorgio Vacchiano, esperto in gestione e pianificazione forestale, “il rapporto ci dà una buona e una cattiva notizia. La cattiva notizia è che la deforestazione sta continuando. E i 178 milioni di ettari scomparsi sono un risultato netto, non lordo, perché la perdita lorda è parzialmente compensata dall’aumento delle foreste in varie zone del mondo“.

I dati della Fao mostrano infatti una perdita lorda di 400 milioni di ettari con un risultato netto ancora in perdita. E, naturalmente, con il decrescere delle foreste, diminuisce anche gradualmente il loro contenuto complessivo di carbonio – le foreste assorbono infatti un terzo dei gas serra mondiali.

Però, conclude Vacchianosebbene il contenuto mondiale di carbonio sia diminuito, il contenuto nelle foreste che sono rimaste registra un aumento della densità. In parole povere, le foreste sono cresciute, si sono ingrandite e sono diventate più forti”; inoltre la deforestazione nel decennio 2010-2020 è sembrata rallentare“.

Controllare la deforestazione attraverso l’intelligenza artificiale

Le foreste sono il nostro polmone di ossigeno perché contribuiscono attraverso la fotosintesi clorofilliana a convertire anidride carbonica in ossigeno. Ma la strada da compiere è ancora lunga e, in questo difficile percorso, la tecnologia può darci una mano preziosa. Soprattutto attraverso l‘intelligenza artificiale.

Come vuole fare un progetto in modalità crowdsourcing che ha l’obiettivo di aiutare a comprendere meglio il nostro pianeta attraverso l’intelligenza artificiale; Sas e Iiasa (International Institute for Applied Systems Analysis) stanno lavorando a un’applicazione online per raccogliere l’intelligenza collettiva delle persone e chiarire l’interconnessione degli ecosistemi terrestri.

In che modo? Segnalando le aree che hanno visto segni di un’attività umana per rendere i modelli di IA più intelligenti. Per esempio, è facile per noi distinguere la differenza tra una strada e un fiume, ma un modello di IA non conoscerà la differenza fino a quando non otterrà una formazione sufficiente attraverso l’apprendimento dalle osservazioni umane.

I risultati del modello assicureranno che l’applicazione di crowdsourcing focalizzi l’attenzione delle persone dove la loro competenza è più necessaria, consentendo di aumentare l’efficienza di un’ampia gamma di progetti di controllo del cambiamento globale.

Usare l’intelligenza artificiale per studiare i cambiamenti climatici

Una cosa analoga viene fatta per lo studio dei cambiamenti climatici. Infatti, una ricerca recente dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr) in collaborazione con l’Università di Torino e l’Università di Roma Tre – pubblicata sulla rivista Scientific Reports – ha mostrato come modelli di reti di neuroni artificiali siano in grado di comprendere i complessi rapporti tra i vari influssi umani o naturali e il comportamento climatico.

Il modello di cervello artificiale sviluppato dal Cnr e dalle università ha studiato i dati climatici disponibili e ha trovato le relazioni tra i fattori naturali o umani e i cambiamenti del clima, in particolare quelli della temperatura globale.

Finora tutti i modelli utilizzati per studiare la relazione tra cambiamenti climatici e azioni antropiche attribuiscono all’emissione di gas serra l’aumento delle temperature nell’ultimo mezzo secolo.

Un’analisi completamente diversa consentirebbe di capire meglio se e quanto questi risultati siano solidi; ed è quanto hanno realizzato i ricercatori, utilizzando un modello che impara esclusivamente dai dati osservati e non fa uso della conoscenza fisica del clima.

Il modello fornisce quindi informazioni sulle cause di tutte le variazioni di temperatura dell’ultimo secolo e chiarisce nel dettaglio i ruoli umani e naturali sul clima, confermando la conclusione che i primi siano stati molto forti e influenti almeno a partire dal secondo dopoguerra.

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