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Giornata mondiale delle api: chi sono i paladini della biodiversità

città: Milano - pubblicato il:
giornata mondiale delle api

Per chi ama la natura e l’ambiente questa è settimana di festa. Due le date cui tenere pronte le bottiglie da stappare: 20 maggio, giornata mondiale delle api, e 22 maggio giornata mondiale della biodiversità

Le due cose sono direttamente collegate. Soprattutto in tema di sopravvivenza proprio delle api. Se pensate, infatti, che producano solo miele siete fuori strada. L’ape è anche la regina della biodiversità. Per questo è importante sia celebrare la giornata mondiale delle api sia quella della biodiversità…

Tra la classe degli impollinatori le api rappresentano la specie più importante ed efficiente e senza di loro sarebbe a rischio il 70% delle varietà agricole che finiscono sulle nostre tavole ogni giorno.

Grazie all’impollinazione delle api, si produce un terzo del cibo che viene consumato in tutto il mondo.

Le api, fantastici esseri perfettamente regolate dalle loro leggi, oltre al nettare, raccolgono polline, acqua, resina, e percorrono normalmente più di un chilometro per farlo. Quindi, le api di un alveare possono “bottinare” in un’area di circa 7 km quadrati, e sul loro corpo ricoperto di peli possono trattenere particelle di vario genere.

Per questo, in alcuni progetti, le api sono utilizzate come bio-indicatori, in grado di fornire una misura del livello di contaminazione di un agro- ecosistema da pesticidi, metalli pesanti o altre sostanze.

Per studiarle al meglio il Crea nel suo centro di ricerca Agricoltura e Ambiente, erede dell’Istituto Nazionale di Apicoltura nato negli anni ’30, si occupa da anni di monitorare lo stato di salute di queste sentinelle ambientali. E, proprio a tale attività, è finalizzato il progetto “BeeNet: api e biodiversità nel monitoraggio dell’ambiente”, attraverso postazioni, dislocate su tutto il territorio italiano ed equipaggiate con dispositivi tecnologici (smart hives), in grado di misurare e trasmettere dati in maniera automatica.

Nonostante la loro evidente importanza, le api sono esposte a sempre più pericoli, che potrebbero addirittura condurle all’estinzione.

Tra le principali cause, vi sono le modifiche di destinazione del suolo, l’impiego di pesticidi, i sistemi agricoli monocolturali e i cambiamenti climatici, che possono interferire con le stagioni di fioritura. Proprio come è successo quest’anno.

Iniziative per la giornata mondiale delle api 2020

L’apicoltura così come noi la conosciamo è a rischio – denuncia Giancarlo Naldi dell’Osservatorio Nazionale Miele su api e apicoltura, quaderno edito da Veneto Agricoltura – Il cambiamento climatico, con il ripetersi di fenomeni meteo avversi e prolungati che determinano mancata o ridotta produzione, è fra i principali fattori di rischio“.

Altra criticità segnalata da Naldi sarebbe la “perdita di nettare per l’affermarsi di colture caratterizzate da cultivar selezionate con l’unico obiettivo di aumentarne la produttività per le finalità date come nel caso del girasole per le oleaginose a discapito della loro vocazione nettarifera“.

Ma c’è chi combatte al fianco delle api. Sono gli apicoltori, una professione che a volte sfida le leggi dell’economia che vorrebbe efficientare al massimo ogni ora di lavoro. Qui, le ore di lavoro sul campo sono molte.

E alla fine, anche se l’ape è un insetto selvatico, ci si prende così tanta cura dell’arnia che  l’ape stessa diventa un animale da fattoria. Quasi domestico. E vengono fuori grandi storie di agricoltura sostenibile.

L’esperienza dell’Apiario di Comunità

Come quella legata allo sviluppo delle aree interne dell’Appennino molisano dove si è creata una comunità, quella dell’Apiario di Comunità di Castel del Giudice (IS), in Molise. Siamo in una zona che confina con l’Abruzzo. Qui a metà aprile di quest’anno sono state posizionate tra i meleti 142 alveari, la casa di oltre 5 milioni di api

Una pratica agricola, quella del servizio di impollinazione, complementare all’agricoltura biologica, in sintonia con la tutela del territorio e della sua biodiversità, attraverso metodi di coltivazione che aboliscono l’uso di pesticidi e rispettano la natura e le api, le quali sono garanzia della salubrità dell’ambiente e indicatori di sicurezza alimentare.

L’arrivo di nuove api nel borgo molisano – che ha improntato il suo sviluppo all’insegna della rigenerazione ambientale e l’agricoltura sostenibile, come strumenti per abbattere lo spopolamento e attrarre nuovi abitanti -, segna anche l’inizio della fase operativa dell’Associazione Apiario di Comunità di Castel del Giudice, che vede il coinvolgimento attivo di 30 neo apicoltori, i quali dopo il percorso formativo intrapreso nel 2019 grazie alla collaborazione tra il Comune di Castel del Giudice, Legambiente Molise e il Gruppo Volape.

Il sindaco di Castel del Giudice Lino Gentile è felice: “L’inizio delle attività dell’Apiario di Comunità è doppiamente positivo: sia perché si sono formate nuove piccole imprese che ora entrano nella fase operativa, sia perché si dimostra quanto sia importante l’agricoltura a tutela dell’ambiente per lo sviluppo del territorio. Ed è questa la vera sfida per la rinascita dei piccoli borghi, ma anche per l’intero pianeta“.

Alveari in città: esempi virtuosi in occasione della giornata mondiale delle api

La cosa bella è che anche nelle città si stanno vedendo sempre più alveari. E questo grazie agli apicoltori urbani.

Giuseppe Manno che ha dato vita a Apicolturaurbana.it: “Facciamo parte di un network di apicoltori urbani di tutte le principali città italiane, non esiste purtroppo a oggi un censimento di chi ha le api in città, sappiamo chi come noi lo fa di mestiere in ambito urbano ma troppo spesso i privati, per i motivi legati alla regolamentazione che dicevo prima, non vengono allo scoperto“.

Manno fino al 2005 si occupava di tutt’altro, poi fu punto dall’idea di rendere l’apicoltura la propria passione “finchè nel 2017 – spiega – grazie all’aiuto di Mauro Veca, storico apicoltore meneghino, siamo partiti con il progetto B2C e B2B“.

Da un paio di anni infatti Apicolturaurbana.it ha lanciato un servizio per le aziende chiamato BaaS che significa Bees as a Service che permette alle società di qualsiasi tipo di adottare arnie nei propri spazi con i nostri operatori che se ne prendono cura; è possibile in questo modo tutelarle e raccontare l’attenzione per la biodiversità e impatto ambientale; un bellissimo esempio di questo servizio lo abbiamo con MiCo il centro congressi di Milano Fiere che ha installato le api a fine 2019“.

Milano come Berlino, capitale dell’apicoltura urbana? Magari. Nel suo hinterland, intanto, 100mila api hanno trovato in Monini, l’azienda che produce olio, un valido paladino. I preziosi insetti sono ospitati nei terreni dell’azienda agricola biologica Terrafiena di Carugate, dove dal 2015 le api vengono allevate grazie a un progetto di salvaguardia promosso da LifeGate, Bee My Future.

Se non ci fosse stato il Covid-19 – spiega ancora Mannotanti altri progetti non si sarebbero arenati“.

Ma non quello di Carrefour che proprio in questi giorni sta tenendo a battesimo quattro alveari degli Orti di Via Padova del circolo Legambiente Reteambiente Milano proprio a fianco di Apicolturaurbana.it così come ci racconta Alfio Fontana, Corporate Social Responsibility Manager, in questa video intervista:

Il progetto Carrefour per la giornata mondiale delle api

A Carrefour piace vendere sui propri scaffali il miele, ma ne fa anche un progetto agricolo di salvaguardia della biodiversità nei campi degli agrumi siciliani.

Con questo intento è nato Bee-Api. La lotta ai pesticidi usati nella coltivazione torna alla nostra attenzione. Così, Carrefour, insieme ai fornitori di agrumi Fqc e con l’appoggio tecnico scientifico del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ha iniziato una revisione completa dei requisiti di produzione previsti per i prodotti Fqc.

Nonostante i nostri agrumi fossero già coltivati nel rispetto dei disciplinari di produzione integrata regionali – fa notare ancora Alfio Fontanaabbiamo voluto andare oltre, identificando 13 principi attivi più dannosi tra quelli ammessi e utilizzati: tra questi, 9 sono stati vietati e 4 sottoposti a restrizioni d’uso“.

Inoltre, all’interno delle aree coltivate sono state create delle zone di rifugio per le api: siti di svernamento, nascondigli e opportunità di nutrimento con piante appartenenti alla flora spontanea locale, che offrono una fioritura scaglionata nel tempo.

Così, ora capiamo cosa c’è dietro a un barattolo di miele: tanta passione e un’intera catena produttiva anche italiana che è fatta da paladini dell’ambiente: al Conapi, il Consorzio nazionale apicoltori aderiscono 259 aziende individuali o collettive, oltre 600 apicoltrici e apicoltori, con circa 100.000 alveari in tutta Italia, che conferiscono da 2.000 a 3.000 tonnellate di miele ogni anno.

In occasione della giornata mondiale delle api, Conapi ha attivato una campagna social denominata #BeeLifeBeeGreen per diffondere i concetti base delle richieste che BeeLife – progetto che propone alle Politiche Agricole Comunitarie di considerare le api come un indicatore di sostenibilità dell’agricoltura – ha portato presso le Istituzioni Europee.

E ora anche la Csr delle aziende. Bene. Ma c’è un altro paladino che va citato in questa nostra storia. Sono i laboratori che testano la bontà del miele prodotto per garantire gli standard di sicurezza e qualità su prodotti di miele o a base di miele, cere d’api, derivati e trasformati da apicolture, anche sulla base di esigenze specifiche concordate con i clienti. Tra questi anche i Laboratori pH di TÜV Italia.

Nel settore specifico del miele e dei prodotti derivati da apicoltura, i laboratori di TÜV Italia che si trovano nei pressi di Firenze eseguono test sugli animali, sui prodotti finiti e anche sull’ambiente.

Lavoro ed economia legati al mondo delle api

Il lavoro non manca: l’Unione Europea, in base ai dati della Commissione Agricoltura, produce circa 230mila tonnellate di miele ed è il secondo produttore mondiale con un totale di circa 17,5 milioni di alveari e oltre 650 mila apicoltori.

In Italia, secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale sul miele (che utilizza i dati dell’anagrafe apistica), la reale produzione di miele nel 2018 è stata di oltre 23,3mila tonnellate per un valore stimato di circa 141 milioni di euro, con il Piemonte (con 5.000 tonnellate) in testa, seguito da Toscana (con 3.000 tonnellate) ed Emilia Romagna (con 2.000 tonnellate).

Ma non bisogna abbassare la guardia. “Negli ultimi 30 anni – fa notare – Niccolò Calandri, Ceo di 3Beequesti preziosissimi insetti sono diminuiti di quasi il 70% con una conseguente riduzione della produzione di miele e di biodiversità“.

Calandri è a capo di una giovane startup agri-tech che assieme a Riccardo Balzaretti ha ideato un sistema di monitoraggio che permette con una rete di sensori IoT interni all’alveare, di monitorare il benessere delle api, consentendo agli apicoltori di dormire sonni tranquilli. Almeno fino a che il sistema di monitoraggio non squilla.

Anche l’Alma Mater di Bologna pensa alle api. E lo fa con un’analisi del genoma del miele. È questa la sintesi del progetto di ricerca Bee-Rer, finanziato dalla Regione Emilia Romagna e realizzato con la collaborazione delle associazioni degli apicoltori e delle organizzazioni apistiche regionali.

Luca Fontanesi, professore dell’Università di Bologna spiega così cosa sia Bee-Rer: “Analizzando il Dna del miele puntiamo a mettere a punto strategie e metodologie analitiche in grado di garantire la conservazione sostenibile dell’ape italiana (conosciuta come ape ligustica, Apis mellifera ligustica Spinola)“.

Oltre alla tracciabilità si punta a sviluppare innovative soluzioni per combattere la diffusione di nuovi e vecchi patogeni che colpiscono gli alveari.

Packaging a basso impatto ambientale peer la salvaguardia delle api

Save The Queen è l’appello che Frosta, azienda alimentare che ha scelto di adottare un packaging a basso impatto ambientale, ha lanciato proprio in questi giorni con Legambiente.

Da qui è partita una campagna informativa che punta a sensibilizzare sui pericoli connessi alla moria delle api a causa di cambiamenti climatici, innalzamento delle temperature, processi di inquinamento e utilizzo di pesticidi.

Ma se le parole non bastano, proviamo a entrare nel mondo delle api con delle immagini. Forti. Ci aiuta un documentario Honeyland – Il Regno delle Api prodotto dalla Stefilm di Torino. Inno puro alla naturalità.

20 maggio: giornata mondiale delle api

La data in cui si è deciso di celebrare l’opera fondamentale di questi instancabili insetti è il 20 maggio. La giornata mondiale delle api fu istituita dalle Nazioni Unite il 20 dicembre del 2017 e venne festeggiata per la prima volta il 20 maggio 2018.

Quest’anno saranno più di 115 le nazioni in tutto il mondo a festeggiare l’evento ma un ruolo di primo piano nell’istituzione di questa giornata va attribuito alla Slovenia.

In questo paese, in cui la produzione di miele è molto importante, la Federazione slovena degli Apicoltori, vista l’emergenza api legata alla diffusione di inquinamento e pesticidi che mettono a rischio la sopravvivenza di questi insetti, sollecitò l’Onu a riconoscere ufficialmente la giornata.

La popolazione mondiale delle api

In questa giornata mondiale delle api 2020 vale la pena evidenziare come la popolazione di questi insetti, a livello mondiale, stia attraversando una crisi senza precedenti.

I dati elaborati dal mondo scientifico sono eloquenti quanto drammatici: negli ultimi anni infatti quasi il 50% degli insetti impollinatori, primi fra tutti le api, sono andati perduti

Ma quali sono le cause che hanno portato a questa perdita? I fattori collegati alla scomparsa delle api sono diversi: l’inquinamento, la perdita di habitat, il riscaldamento globale e l’uso di pesticidi che porta a una drastica diminuzione della biodiversità agricola.

Le campagne – come ha rivelato uno studio dell’Università di Halle – sono diventate un habitat sfavorevole agli impollinatori che, invece, si trovano meglio in città.

Le conseguenze della diminuzione nella popolazione mondiale delle api non può che avere conseguenze gravissime: gli insetti impollinatori aiutano i fiori a espandere il proprio areale e a riprodursi, contribuiscono alla sicurezza alimentare e permettono il ripristino delle aree prossime alla desertificazione.

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