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I nuovi scenari della moda dopo il Covid-19

città: Milano - pubblicato il:
la moda dopo il covid-19

Quali gli scenari della moda dopo il Covid-19? Molti esperti concordano sul fatto che la pandemia cambierà il sistema accelerando l’introduzione di tecnologie innovative in tutta la filiera. Nuovi valori diverranno le leve di sviluppo per le aziende. La domanda accelererà la richiesta di trasparenza e sostenibilità per limitare i danni delle azioni umane sul Pianeta

Il sistema tessile-moda già da tempo si stava interrogando sul proprio impatto sull’ambiente e, in alcuni casi, responsabilmente si stava avviando verso soluzioni di innovazione sostenibile.

Il Covid-19 ha dato un’accelerazione alla riflessione in atto e molti concordano che la strada della sostenibilità e il ridimensionamento di produzione e distribuzione saranno irrevocabili. Le aziende stanno già intraprendendo questi cambiamenti che in epoche come la nostra devono essere rapidi e decisi.

Già ai primi di marzo Anna Wintour, direttrice di Vogue America, una delle voci più autorevoli del settore, intervistata in quarantena da Naomi Campbell su youtube, ha dichiarato che il lockdown deve rappresentare una pausa di riflessione importante sui ritmi frenetici della pletora di eventi moda non più efficaci e che bisogna puntare più sulla sostenibilità e sulla creatività e meno sul lusso.

Una riflessione importante quella di Anna Wintour che ha anche dichiarato che la pandemia ci deve far ripensare i valori del sistema moda per indurci al cambiamento e abbandonare sprechi, consumismo ed eccessi.

Gli scenari della moda dopo il Covid-19

Gli effetti di questo cambiamento sono già visibili nell’annuncio di Camera Nazionale della Moda Italiana che ha reso note le nuove modalità per lo svolgimento della prossima edizione della Fashion Week di Milano che diventerà Milano Digital Fashion Week, ispirandosi alla Fashion Week di Shangai dello scorso febbraio tenutasi sul web.

La Milano del post-Covid-19 quindi punta su sostenibilità e digitalizzazione. Dal 14 al 17 luglio le collezioni primavera-estate 2021 saranno presentate online, così come le presentazioni negli showroom.

Molto probabilmente assisteremo nel prossimo futuro a un’accelerazione nei cambiamenti in nuce o progettati per il futuro dal sistema moda, come quelli anticipati dall’ultima pubblicazione di Francesca Romana Rinaldi, docente Sda Bocconi ed esperta di moda sostenibile, dal titolo Fashion Industry 2030, uscito a ottobre dell’anno scorso.

Moda e tecnologia, l’innovazione a sostegno del settore

In questo libro si indicano le strade principali che l’industria della moda dovrà percorrere per ridurre il proprio impatto ambientale e rimanere competitiva per rispondere a una domanda sempre più attenta alla sostenibilità.

Le aziende dovranno fornire informazioni dettagliate sulla tracciabilità dei prodotti e sul loro modus operandi anche in termini di sostenibilità sociale.

Secondo Rinaldi non basta più soltanto integrare etica ed estetica ma è necessario rimodellare i modelli di business aggiungendo anche l’innovazione responsabile.

E l’innovazione responsabile si affida alla tecnologia che sta spingendo il settore verso la quarta rivoluzione industriale grazie a dispositivi indossabili, tecnologia blockchain, IoT, realtà aumentata, realtà virtuale, stampa 3D, robotica, intelligenza artificiale e apprendimento automatico.

Questo processo di cambiamento, alla luce della crisi globale causata dalla pandemia, sembra debba anticipare il suo corso ben prima del 2030.

Cambiamenti nella comunicazione

Per quanto riguarda i cambiamenti nella comunicazione della moda ne ha parlato Giulia Rossi, giornalista e docente allo Ied, in occasione di una recente presentazione, rigorosamente online, del suo ultimo libro Digital Fashion Media, insieme a Maria Elena Molteni, direttore responsabile di Luxury & Finance, che si sono anche soffermate sui cambiamenti prevedibili nell’industria della moda dopo il Covid-19 e del modo in cui cambieranno i consumi.

La comunicazione digitale degli ultimi anni, quella basata su influencer, social, instagram, è in crisi. Nell’ultimo periodo, sostiene Giulia Rossi, sembra che si sia verificato un ridimensionamento a favore della qualità più che della quantità (calcolata sul numero di like e follower).

Le stesse informazioni e rappresentazioni dello storytelling si stanno sempre più costruendo attorno ai contenuti. Questa crisi globale porta tutti a riconsiderare i propri valori in maniera più responsabile.

Nel caso specifico della moda bisognerà abbandonare la frivolezza inconsistente per approdare verso la leggerezza consapevole e saggia, teorizzata da Italo Calvino, come indica Giulia Rossi.

La moda che è aspirazionale deve però essere un mezzo in cui le persone si riconoscono e dovrà essere in grado di rappresentare la nuova normalità post Covid. Le aziende saranno sempre di più editori di contenuti in cui ci possiamo riconoscere.

Maria Elena Molteni ha parlato di comunicazione Figital ovvero fisico e digitale per sostenere le nuove abitudini di acquisto e di ricerca di informazioni e creare un ponte tra i due mondi: punto di contatto fra digitale e customer experience fisica.

Ci si informerà online prima di andare fisicamente in negozio e si farà molta più attenzione alle certificazioni del prodotto per conoscerne tutta la storia, dalle origini dei materiali e delle composizioni tessili a tutta la filiera produttiva.

Si può affermare che app ed etichette saranno i nuovi influencer per gli acquisti. Attraverso la tecnologia l’azienda potrà raccontare la qualità e la sostenibilità delle proprie produzioni. E paradossalmente, sostiene Maria Elena Molteni, questa richiesta arriverà in primis dal consumatore cinese che eleverà qualità e sostenibilità a indicatori di distinzione e raffinatezza.

Il cambiamento della moda dopo il Covid-19 avverrà dall’alto

A iniziare questo trend saranno i grandi brand che avranno i mezzi e l’interesse a mostrare una filiera specchiata trascinando verso nuovi standard più elevati anche gli altri.

L’aumento della forbice fra ricchi e poveri nel prossimo futuro, tipico dell’economia post-guerra, come la definiscono alcuni economisti, prosegue Maria Elena Molteni, non penalizzerà le catene di moda low cost, che probabilmente si adegueranno al loro target e nemmeno il lusso avrà grandi contraccolpi.

La fascia media si orienterà invece su un nuovo trend, il ritorno delle produzioni sartoriali realizzate in piccoli laboratori, spesso da giovani professionisti, che propongono prodotti autentici e più vicini alle consumatrici.

Questi sarti contemporanei hanno dimestichezza con le nuove tecnologie per confezionare su misura, creare azioni di marketing e comunicare in un dialogo diretto con la clientela, riducendo sprechi e ottimizzando la produzione, insomma dei veri e propri sarti digitali.

Proseguirà la ricerca del vintage, una tendenza già in atto negli ultimi anni, accolta con favore anche dai più giovani. Il look non dovrà per forza assoggettarsi all’egemonia del concetto di nuovo, alla base della moda, ma prevarrà il piacere di indossare anche per molto tempo un abito di qualità, con una storia e si valorizzerà la capacità di conservarlo. Un’espressione perfetta del fatto che la moda collega passato, presente e futuro.

Insomma la crisi ci indurrà a comprare meno ma comprare meglio, come auspicato da anni dai sostenitori della moda sostenibile. Giulia Rossi e Maria Elena Molteni infine concordano sul fatto che il mercato della moda dopo il Covid-19 favorirà il consumo made in Italy e questo darà un nuovo impulso alle aziende italiane.

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