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Inquinamento auto elettriche: facciamo chiarezza

città: Milano - pubblicato il:

Le azioni dell’uomo sono la causa dei cambiamenti climatici e, poiché il trasporto veicolare pesa molto sulla quantità di emissioni nocive immesse in atmosfera, rendere la nostra mobilità più sostenibile aiuterebbe a risolvere il problema… Vero, falso, probabile… verità e falsità sul tema dell’inquinamento auto elettriche si sprecano ed è per questo che cerchiamo di fare un po’ di chiarezza basandoci non sulle nostre opinioni ma su fatti e dati concreti

Le azioni antropiche sono alla base di tutti i nostri problemi attuali? I dibattiti si sprecano e, come abbiamo visto con le manifestazioni dei giovani, i Fridays for Future, la società si è divisa in due; una completamente dalla parte dell’ambiante, invocando una riduzione dei comportamenti che incrementano l’inquinamento – plastica usa e getta, auto con motori termici, consumismo sfrenato – e un’altra invece porta motivazioni a favore dell’attuale società dei consumi e controbatte le tesi opposte.

Un fatto è però che, a causa del lockdown, con la circolazione veicolare ridotta al minimo, i benefici per l’ambiente e la qualità dell’aria sono sotto gli occhi di tutti. Partiamo quindi da qui, dai vantaggi della mobilità elettrica nel miglioramento della nostra aria.

Lo spunto è un articolo del giornalista Sandro Orlando che, sul Corriere della Sera, commenta un documentario del 2019 di Michael Moore e Jeff Gibbs intitolato Planet of the Humans.

Gianni Catalfamo, il nostro esperto di mobilità elettrica, ci accompagna in un ragionamento sulle obiezioni portate al tema inquinamento auto elettriche, con annessi e connessi che analizziamo di seguito.

Inquinamento auto elettriche: il dibattito

Per Catalfamo, nell’articolo si trovano “insieme a osservazioni assolutamente condivisibili, altre dal valore scientifico molto dubbio, spesso supportate con metodi per lo meno discutibili, come quella di utilizzare spezzoni del documentario che parlano dei problemi di tecnologie obsolete, commentandoli come se fossero attuali, senza minimamente nominare gli avanzamenti tecnologici che, nel frattempo, hanno permesso di superarli. Come sostenere che alla TV le immagini si vedono male usando come esempio un apparecchio a tubo catodico in bianco e nero!“.

Su YouTube è facile trovare filmati che hanno aspramente criticato il documentario. Chi fosse interessato può effettuare una ricerca e documentarsi direttamente online.

In questa sede però – per evitare ai nostri lettori la visione di ore di documentari in lingua inglese – a favore e contro le tesi – preferiamo esplicitare le tesi esposte dal giornalista del Corriere e andare a verificarle o a commentarle direttamente.

Le obiezioni su auto elettrica e inquinamento

Secondo Orlando, nell’articolo Gli ambientalisti Usa contro Michael Moore: “Quante bugie sul clima”:

  1. l’auto elettrica cammina con l’energia della rete, che al 95% dipende dal carbone
  2. l’idrogeno, che pure viene utilizzato come carburante, si ricava dal metano, cioè sempre da una fonte fossile. Il bioetanolo, che passa per essere un’altra alternativa pulita alla benzina, si produce coltivando canna da zucchero, che richiede però molti fertilizzanti, e altrettanto carbone per la distillazione
  3. il silicio delle celle fotovoltaiche si estrae dalle miniere, e poi va fuso negli altoforni che bruciano carbone
  4. per accendersi ogni mattina la più grande centrale solare del mondo, a Ivanpah, in California, deve essere alimentata per ore a gas, producendo emissioni altamente inquinanti
  5. le auto elettriche della Tesla sono fatte di alluminio, litio e grafite. L’alluminio richiede otto volte più energia dell’acciaio
  6. l’estrazione del litio libera sostanze tossiche; la grafite è un’altra forma di carbone

A questo punto, Gianni Catalfamo è andato a vedere, punto per punto, cosa ci dicono i dati scientifici e di mercato.

  1. l’energia elettrica non viene per il 95% dal carbone; Our World in Data ci dice che questo non è vero a livello globale (41,8%) non è vero negli USA (31,15%), non è vero nell’Unione Europea (26%) né tantomeno in Italia (16.44%). Non è vero persino nel paese che usa più carbone di tutti, la Polonia, dove si arriva a sfiorare il 90%
  2. sono sostanzialmente vere le osservazioni su idrogeno e bioetanolo, la cui sostenibilità come carburanti per autotrazione è poco… sostenibile
  3. il silicio costituisce il 28% della crosta terrestre e dunque è estremamente abbondante. La maggior parte viene usato dall’industria dell’acciaio (guarda un po’…), del vetro, dei materiali edili; nelle sue forme più pure (per ricavare le quali si parte dalla quarzite) ma in quantitativi molto minori viene utilizzato dall’industria del fotovoltaico e in quelle ancora più pure per i semiconduttori. Seguendo il ragionamento dell’articolo, prima di rinunciare ai pannelli solari dovremmo perciò abbandonare computer e telefoni cellulari
  4. la centrale di Ivanpah nel deserto di Mojave è il più grande impianto solare termico degli Stati Uniti (superato a quello di Ouarzazate in Marocco); si tratta di una tecnologia completamente diversa dal fotovoltaico che nella fase di avvio richiede l’alimentazione a combustibile fossile, ma la sua impronta carbonica è comunque inferiore di circa il 75% a un impianto fossile di pari potenza: nel 2014 ha prodotto 419 GWh di energia elettrica usando una quantità di gas che in un impianto a turbogas ne avrebbe prodotti circa 124
  5. una Tesla Model S contiene circa 190 kg di alluminio; un veicolo di segmento C in Europa ne contiene mediamente circa 133 kg, uno di segmento D 199 kg e uno di segmento E (il segmento cui appartiene la Model S) addirittura 356 kg, cioè quasi il doppio! Non si capisce dunque perché prendersela in particolar modo con Tesla…
  6. ogni estrazione mineraria presenta problemi di impatti ambientali e interrogativi etici; il litio non fa eccezione, ma ancor peggio è il cobalto che infatti oggi è in via di sostituzione. Non fanno eccezione neppure petrolio o metano, per i quali negli ultimi cent’anni sono state combattute innumerevoli guerre

Inoltre, tra le obiezioni più frequenti contro le auto elettriche che incontriamo nei dibattiti, le principali sono le seguenti:

1) le auto elettriche inquinano più dei diesel
2) bisogna considerare anche l’inquinamento batterie auto elettriche

Vediamo se, nei fatti, è davvero così

Le auto elettriche inquinano più dei diesel?

Rse (Ricerca sul Sistema Energetico) ha pubblicato a fine 2019 una ricerca che illustra molto bene la complessità di analisi comparativa tra le due tecnologie affermando che “la maggior parte della letteratura scientifica […] dimostra che l’auto elettrica, considerando l’intero ciclo di vita, emette meno CO2 equivalente di auto a combustione interna simili per prestazioni e dimensioni“.

Gli esperti di Rse chiariscono infatti che nell’analisi Lca (Life Cycle Assessment) sul ciclo di vita delle automobili entrano in gioco fattori che possono condizionare molto i risultati finali se non viene seguita un’analisi rigorosa.

In estrema sintesi, il ciclo di vita completo di una vettura elettrica riduce l’emissione di climalteranti nell’atmosfera di oltre la metà. Ancor più importante è notare che il 68% di queste emissioni residue sono il cosiddetto Well-To-Tank (WTT) cioè le emissioni legate alla generazione di energia elettrica e se la media di queste emissioni nell’Europa dei 28 è pari oggi a circa 300 g/kWh, il cammino verso la decarbonizzazione deliberato dalla UE prevede di ridurre questo valore a 200 g/kWh nel 2030 ed addirittura a 80 g/kWh nel 2050.

Qui potete trovare un approfondimento con link a numerosi studi a riguardo: Climalteranti sul ciclo di vita. Inoltre per documentarsi anche sul tema dell’impronta ambientale delle energie usate per la ricarica dei veicoli elettrici.

Inquinamento batterie auto elettriche: smaltimento e riciclo

Le critiche su questo punto sono sostanzialmente tre:

  • la questione etica attorno all’estrazione dei metalli rari (soprattutto il Cobalto, il cui primo produttore al mondo, la Repubblica Democratica del Congo, effettivamente si piazza maluccio per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e del lavoro minorile)
  • la questione del riciclo: cosa faremo delle tonnellate di batterie che tra qualche anno non utilizzeremo più perché esauste?
  • la questione della sicurezza: le auto elettriche, in caso di incidente prendono fuoco, e si tratta di incendi difficilissimi da spegnere

Ecco allora, come a queste critiche, nell’articolo Criticare la critica: le batterie Gianni Catalfamo risponde in modo fattuale.

Sul tema, infine, legato alle materie prime utilizzate nella produzione delle batterie, scrive Catalfamo che “la scarsità del metalli come il Litio e il Cobalto, fondamentali nella produzione delle attuali batterie, è uno dei babau più spesso citati da chi vuol fare terrorismo sulla mobilità elettrica” e per saperne di più vi lasciamo all’articolo Imparare dalla Storia: i metalli rari.

ha collaborato Gianni Catalfamo

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