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Il Progetto Smart va al di là dei confini nazionali

pubblicato il: - ultima modifica: 2 Giugno 2020

Prosegue il Progetto Smart che punta alla sensibilizzazione delle Pmi di Como, Lecco e della Svizzera Italiana nei confronti delle buone pratiche imprenditoriali e ambientali

Spesso il termine transfrontaliero mette in chiaro un senso di diversità. Un territorio simile per geografia e magari per attitudine viene separato da un confine che può stravolgere le sorti. Facile o difficile che sia superarlo, poi spetta a chi in quel territorio crea valore. In maniera sostenibile. Per tutti.

Lo si deduce dai risultati della ricerca condotta da Green Università Bocconi e Supsi (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) partner del Progetto Smart. Il territorio e il terreno imprenditoriale analizzato è quello transfrontaliero di Como, Lecco e del Ticino. Qui il Progetto Smart insiste da tempo per creare una trasformazione green e sostenibile per le imprese.

Il progetto infatti prende il nome da Strategie sostenibili e Modelli di Aziende Responsabili nel Territorio transfrontaliero e vede come promotori la Camera di Commercio di Como-Lecco, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana; Confindustria Como, Università Bocconi, e Sqs. I finanziamenti si devono al  Programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera.

Individuare le best practice che esistono sul territorio transfrontaliero e diffonderle adottando un approccio maggiormente sistemico alla sostenibilità. L’obiettivo del progetto è ribadito da questa ultima ricerca sul campo.

Dalla diversità non si scappa: l’immagine che si evince dai dati raccolti è quella di un territorio transfrontaliero diverso per storia, cultura, contesto economico.

Ma quello che i ricercatori vogliono mettere in luce è che “la diversità deve essere vista come ricchezza“.

Tanto più se si tratta di condividere buone pratiche ambientali. Chi può metta in campo il meglio e lo condivida. Che è poi quello che il Progetto Smart incarna: la competitività del prossimo futuro deve essere accompagnata in modo da permettere alle imprese di acquisire una nuova mentalità che integri la sostenibilità a livello strategico e come modalità di azione quotidiana.

Quindi ecco che l’ultimo passo del Progetto Smart è stato capire chi “può dare cosa e al meglio“.

Dai dati si evince che il territorio ticinese in questi ultimi anni ha promosso con maggior efficacia il tema della sostenibilità. Ciò è avvenuto, probabilmente anche grazie alla spinta delle autorità cantonali, degli scelte degli istituti di credito che guardano all’impegno in responsabilità delle imprese quale fattore di maggior garanzia e al lavoro svolto dalle associazioni di categoria.

Nella zona di Como e Lecco, come anche in Italia, dove la dimensione delle imprese è media o piccola, lo strumento bilancio di sostenibilità è meno diffuso, mentre sono presenti strumenti quali i Sistemi di Gestione Ambientale (Iso 14001) o certificazioni ambientali di settore, riconosciuti nei bandi pubblici e che hanno appeal presso i consumatori finali.

Invece, per quanto riguarda l’utilizzo di certificazioni, di indicatori che fanno parte di linee guida o di altri modelli internazionali, non appaiono differenze sostanziali tra il campione italiano e quello svizzero.

Il 60% dei rapporti analizzati sul territorio ticinese riporta le certificazioni ottenute dall’impresa. Per quanto riguarda le province di Como e Lecco, invece, il 96% dei rapporti indica le certificazioni ottenute.

Se affrontiamo il tema dei rapporti con il mercato, uno dei temi più̀ rilevanti è sicuramente rappresentato dalla catena di fornitura: il rispetto dei diritti umani viene citato nel 52% dei rapporti in Ticino e nel 76% dei rapporti italiani.

Anche le norme anticorruzione vengono segnalate nel 62% dei rapporti ticinesi e nel 76% di quelli italiani. L’88% dei rapporti ticinesi e il 92% dei rapporti italiani inoltre sottolinea l’impegno nella creazione di prodotti sostenibili.

Importante sottolineare che il 27% dei rapporti svizzeri e il 76% degli italiani fa riferimento anche all’economia circolare. Il 67% dei ticinesi e il 76% degli italiani infine sottolinea l’impegno alla protezione dei consumatori.

Dall’analisi dei rapporti con i collaboratori si nota che il 96% in Svizzera e il 100% in Italia attua progetti di formazione, mentre l’88% in Svizzera e il 96% in Italia si occupa della salute e della sicurezza dei propri collaboratori, già prima quindi dell’esplodere dell’emergenza sanitaria Covid-19.

In Ticino l’88% delle imprese dichiara di effettuare donazioni o sponsorizzazioni a favore di eventi sportivi o culturali di carattere locale (e spesso anche lungo la catena di fornitura). Un secondo aspetto che viene citato nel 75% dei rapporti del campione ticinese riguarda il supporto alle attività̀ di formazione. Fanno anche meglio le province di Como e Lecco dove l’adesione ai progetti per la comunità̀ è presente nel 96% dei rapporti analizzati.

E l’attenzione all’ambiente: il tema è caldo e sia di qui che di là del confine sono ben presenti temi quali il consumo energetico, le emissioni di CO2, il consumo di materiali, la gestione dei rifiuti e i consumi idrici.

infografica progetto smart

I firmatari di questa ricerca in capo a Università Bocconi e Supsi sono unanimi nell’affermare che rispetto al tema della sostenibilità, pur partendo da problematiche economiche, sociali e ambientali con diversi tratti comuni e da un contesto imprenditoriale sensibile al tema e ben radicato nelle comunità̀ in cui opera, l’impressione è quella di una sostanziale differenza tra le imprese che hanno già̀ compreso quanto la sostenibilità̀ si configuri come fattore di competitività̀ e quante invece hanno appena avviato il processo.

A questo proposito assume ancor più valore l’impatto di iniziative quali Progetto Smart: la competitività del prossimo futuro deve essere accompagnata in modo da permettere alle imprese di acquisire una nuova mentalità che integri la sostenibilità a livello strategico e come modalità di azione quotidiana.

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