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Semaforo verde per l’Europa del Green Recovery Plan

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foto di Andrea Piacquadio (Pexels)

La Commissione europea si appresta a varare un Green Recovery Plan che mette ambiente e green economy al centro per avviare, finalmente, la transizione ecologia della nostra economia

Il mondo va a rilento a causa della pandemia; la sostenibilità e il green sono tra le soluzioni per uscire dalla crisi e per rilanciare l’economia europea che, una volta superata l’emergenza, non potrà prescindere da una nuova sensibilità alle problematiche ambientali, così come delineato anche dalla Commissione europea.

Dovrà esserci uno European Green Recovery Plan, di cui la Commissione europea presenterà la proposta in un appuntamento fissato con i cittadini europei per il prossimo 27 maggio, durante la plenaria straordinaria del Parlamento europeo e che poi finirà sul tavolo dei capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio Europeo, che dovrebbero esaminarla nell’appuntamento del 17 e 18 giugno, a Bruxelles.

Bisogna puntare sulla green economy, che è il tema centrale anche del rapporto tra gli interventi economici pubblici, nazionali ed europei e l’impegno dei cittadini e delle imprese.

L’emergenza causata dal Covid renderà i cittadini, probabilmente, ancora più consapevoli delle problematiche ambientali e pronti a rivedere le proprie abitudini di vita e di consumo, cercando di limitare al minimo indispensabile le attività altamente inquinanti.

Lo strumento del Green Recovery Plan europeo, parte integrante del bilancio di lungo periodo (2021-2027), dovrebbe quindi sostenere, nel nuovo contesto generato dalla pandemia, la transizione ecologica.

Si torna, o meglio, si continua quindi, a parlare di Green Deal come la via innovativa e virtuosa per favorire anche la rinascita dell’Italia, dato che l’attuale pandemia ne ha mostrato la fragilità.

Il Green Recovery Plan europeo, come indicato dalla Commissione europea, dovrebbe avere un budget a disposizione pari al bilione di euro, cioè mille miliardi di euro. Il piano verrà finanziato a debito e la Commissione europea emetterà obbligazioni e i fondi raccolti, dovrebbero essere poi girati agli Stati membri sotto forma di prestiti back-to-back, seguendo lo stesso meccanismo utilizzato per il piano Sure.

Un campo complementare a quello ambientale, in cui si concentreranno gli investimenti del Green Recovery Plan sarà la digitalizzazione dell’economia, in linea con quanto previsto anche nel Green Deal.

Lo spostamento di buona parte dell’attività sul mondo digitale consente in modo alquanto automatico di ridurre drasticamente le emissioni, per cui una maggiore digitalizzazione risulta sicuramente un’importante soluzione in ottica green.

La dematerializzazione dell’economia è una grande alleata dell’ambiente, dato che consente da un lato di inquinare di meno e dall’altro di gestire in modo più efficiente le risorse lungo tutta la filiera produttiva, dalla creazione e progettazione ai processi produttivi veri e propri.

Il Green Recovery Plan europeo

Ma vediamo quali sono le anticipazioni del piano che sarà costituito da tre pilastri.

Il primo pilastro avrà probabilmente a disposizione il 50% del budget e sarà costituito dalla Recovery and Resilience Facility (Rrf) e finanzierà negli Stati membri investimenti e riforme chiave allineati con le politiche europee e preparerà la strada verso un’Europa neutrale in termini di emissioni, digitalizzata e resiliente e sarà focalizzata sulle parti dell’UE più colpite.

Il primo pilastro avrà anche un secondo braccio, oltre alla Rrf, che consisterà nell’aumento dei fondi Ue per la coesione. Questo surplus verrà allocato “sulla base della severità dell’impatto economico e sociale della crisi“.

Il secondo pilastro punterà a rilanciare l’economia e gli investimenti privati strategici come il 5G, l’intelligenza artificiale, l’idrogeno, le energie rinnovabili. Dovrebbe prevedere un rafforzamento del Piano InvestEu per il 2021-2027, l’erede del piano Juncker. Ci sarà una maggiore facilità all’accesso agli investimenti nelle catene produttive cruciali per l’autonomia strategica e per “ridurre la dipendenza dall’estero“, come nel settore della farmaceutica.

La Commissione europea intende stanziare una cifra che supera ampiamente il miliardo di euro per sostenere la filiera dell’idrogeno verde, nell’ambito di questo maxi-piano di stimoli economici, per consentire ai mercati dell’UE di riprendersi dopo i mesi di lockdown dovuti al Coronavirus.

Vorrebbe anche raddoppiare l’ammontare dei fondi destinati alla ricerca e all’innovazione nell’ambito dell’idrogeno verde, dagli attuali 650 milioni a 1,3 miliardi di euro e aggiungere un ulteriore stanziamento di 10 milioni nei prossimi 10 anni, gestito dalla Bei (Banca Europea degli Investimenti), per co-finanziare una “sostanziale riduzione dei rischi” dei progetti complessi, compresi quelli relativi alla produzione di idrogeno e destinato a finanziare nuove infrastrutture dedicate all’idrogeno.

La Commissione europea intende anche favorire lo scale-up dell’industria dell’idrogeno verde con il lancio di un “1 milione di tonnellate di idrogeno pulito” che comprenderebbe anche uno schema pilota di “carbon contracts for difference (CcfD)“.

Il terzo pilastro rafforzerà programmi come RescEu, il meccanismo europeo di protezione civile che sta costituendo le riserve strategiche di materiale protettivo e di ventilatori polmonari e di Horizon Europe, il programma che per il prossimo settennato punterà anche al sostegno alla ricerca anche in campo ambientale.

E ci sarà anche un programma europeo dedicato alla salute e programmi di sostegno ad alleati e partner.

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