Home Agricoltura 4.0 Il fiore di Curcuma, bello e resiliente, è tutto da scoprire

Il fiore di Curcuma, bello e resiliente, è tutto da scoprire

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Giugno 2020
fiore di curcuma

Bello come un tulipano. Forse di più. È il fiore di Curcuma. Lo coltiva Leopoldo Del Gaudio, floricultore in Pompei sin dagli anni ’80

La Curcuma può essere coltivata anche per il suo bel fiore. Come fa Leopoldo Del Gaudio, floricultore campano che ne esalta le peculiarità.

Ma è il 2001 l’anno della svolta – ci racconta – Spinto anche dalla maggiore concorrenza sulle varietà più comuni, vado alla ricerca di un fiore nuovo su cui valesse la pena investire. Un po’ per caso scoprii la curcuma, i cui petali ricordavano i tulipani tanto da essere chiamato il tulipano d’estate o il tulipano del Siam“.

La bellezza esotica dei suoi fiori, la lunghissima durata quando recisi (tre settimane o più) e i suoi colori conquistano Leopoldo e la moglie, figlia di un noto floricultore della zona. I due si buttano a capofitto.

Sapevo del rischio che correvo, ma la vita insegna che se si crede fermamente in ciò che si fa e se lo si fa con passione si vince“.

Si trattava di un fiore di nicchia, che doveva farsi spazio nel mercato. La tenacia, portafortuna. E così Leopoldo afferma che “negli anni è diventato un fiore di consumo, apprezzato anche dalle spose per la decorazione dei tavoli per il ricevimento e la creazione di splendidi bouquet esotici“.

Ora, l’azienda si rivolge principalmente a grossisti e commercianti che vendono il fiore di Curcuma in tutta Italia.

Non mancano ovviamente fioristi o floral designer che si recano direttamente presso la nostra sede per richieste specifiche. Inoltre, siamo presenti al Mercato dei fiori di Pompei, sotto il nome di Cooperativa Flora Pompei“.

Insomma, che sia spezia o fiore la Curcuma è fantastica. Leopoldo ce la racconta perché negli anni è diventato un vero esperto: “Quella rizomatosa è la Curcuma Longa, una pianta erbacea conosciuta anche come Zafferano d’India, dall’arabo kurkum che vuol dire appunto zafferano, in virtù della caratteristica polvere gialla ricavata dai suoi rizomi carnosi“.

La varietà più diffusa all’epoca era la Curcuma Alismatifolia, originaria della Thailandia, caratterizzata da copiose e lunghe foglie, da cui si ergono alti, rigidi e tondeggianti steli dove sbocciano coriacei petali colorati dalla forma appuntita, che compongono scenografici calici floreali di superba bellezza.

un dettaglio del fiore di curcuma

Una caratteristica insolita è la presenza, sotto le corolle, di piccoli fiorellini di diversa fattura e colore, che conferiscono all’insieme un aspetto notevolmente originale. Di questa specie si contano circa ottanta diverse varietà, tutte erbacee, arbustive, bulbose e con comportamento perenne.

In generale, la pianta si presenta con un fusto carnoso alto da 45 a 70 centimetri (dipende dalla varietà) e con un’infiorescenza a forma di spiga, composta da brattee che contengono i fiori.

Le brattee sono più verdi alla base, mentre assumono diverse colorazioni nella parte apicale, dal giallo, al rosa, al bianco e al violetto. Il periodo della fioritura comincia in primavera e dura fino all’inizio della stagione autunnale (da metà maggio a fine ottobre).

Si tratta di una pianta perenne, il cui rizoma può essere conservato, in ambienti la cui temperatura non va al di sotto dei 17°, mentre le temperature estive non dovrebbero superare i 38° con un tasso di umidità non inferiore al 60%.

Il fiore di Curcuma è apprezzato anche per la durata dei fiori recisi: circa 3 settimane, e risulta quindi perfetto per i fioristi che li usano spesso per arricchire esotiche e scenografiche composizioni. Il tema della caducità dei fiori recisi non è banale.

Questo particolare quanto complesso momento storico – riflette in merito Leopoldoinvita tutti a riflettere sull’importanza della natura e del rispetto dell’ambiente. Senza il silenzio imposto dal virus non avremmo preso coscienza della dispotica dissipazione del rapporto uomo-natura come dello stordimento provocato dall’inquinamento ambientale. La pandemia ci ha fatto capire, se ancora fosse stato necessario, che il surriscaldamento dipende dalle azioni dell’uomo e non dai capricci della natura, e ci siamo resi conto che il cambio di paradigma è possibile, e anzi necessario: il Coronavirus ha confermato che il vecchio modello di sviluppo non regge più, e serve andare velocemente verso un’economia verde“.

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