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Giornata mondiale degli oceani: servono soluzioni innovative

pubblicato il: - ultima modifica: 16 Febbraio 2021
giornata mondiale degli oceani
foto di PYCousteau - Cousteau Divers

Quest’anno l’8 giugno, giornata mondiale degli Oceani, il tema forte è l’innovazione per un oceano sostenibile. Soluzioni tecnologiche adeguate e comportamenti corretti sono le strade che ci porteranno a salvare i mari e noi stessi

L’oceano che ci nutre e ci dà dà tanta energia, perché lo trattiamo a pesci in faccia? L’inquinamento, malgrado l’allarme lanciato ormai da anni, non diminuisce.

Anzi, la plastica regna sovrana e allarga i suoi poderi. Ne sa qualcosa il nostro piccolo oceano – il mare nostrum. Il Wwf ha calcolato che ogni anno 570mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo, l’equivalente di 33.800 bottigliette di plastica gettate in mare ogni minuto.

E se i Paesi non adottano soluzioni concrete ed efficaci, entro il 2050 l’inquinamento nell’area mediterranea quadruplicherà.

Comportamenti adeguati, ma anche tecnologie adatte. Nella giornata mondiale degli oceani, festeggiata l’8 giugno 2020, dedicata in tutto il mondo agli oceani il tema è: Innovazione per un oceano sostenibile.

La riflessione è dunque sulle possibilità offerte dall’innovazione tecnologica per salvaguardare i mari sempre più minacciati da inquinamento e plastica.

Da qualche anno l’attenzione sullo stato di salute del mare ha consentito di attuare ricerche sempre più sofisticate, per analizzare i livelli di inquinamento e tutelare gli animali marini, o per effettuare interventi di pulizia e di recupero dei rifiuti che vengono riciclati e rigenerati per creare nuovi materiali.

Purtroppo però, gli oceani sono ancora in grande sofferenza a causa anche dei cambiamenti climatici o degli sversamenti in mare di sostanze tossiche, rifiuti, petrolio.

È infatti in corso l’ennesimo disastro ambientale, questa volta in Siberia, dove a causa del cedimento dei pilastri della cisterna di una centrale elettrica, oltre 20mila tonnellate di gasolio sono state riversate nel fiume Ambarnaya a poche decine di chilometri dal Mar Glaciale Artico, nel Circolo Polare Artico.

Giornata mondiale degli oceani: stop alle microplastiche

raccolta microplastiche - giornata mondiale degli oceani
foto di Cor Kuyvenhoven – Ghost Diving

Intanto, una nuova ricerca con l’obiettivo di mappare la presenza di microplastiche negli oceani ha preso il via il 5 giugno. Si tratta di HotmicHorizontal and vertical oceanic distribution, transport, and impact of microplastics, un progetto triennale europeo finanziato con 2,3 milioni di euro che rientra nel programma Jpi Oceans a sostegno del mare e vede sei Paesi impegnati, tra cui l’Italia con il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa.

Il progetto prevede la messa a punto di metodologie di analisi per campionare microplastiche, anche sotto i 10 micron, presenti nell’acqua del mare attraverso tecniche di separazione, per valutarne l’entità, la diffusione, la tipologia, dalla superficie fino ai fondali. Con questi risultati si potranno analizzare i rischi per l’ambiente e per la fauna marina.

Valter Castelvetro dell’Università di Pisa spiega: “La sfida è identificare i principali inquinanti plastici, le insidie maggiori arrivano dai frammenti di plastica più fini, come per esempio i prodotti di degradazione di imballaggi plastici, le microsfere di polistirene che derivano da alcuni prodotti cosmetici o le microfibre dei tessuti sintetici, che più facilmente entrano nella catena alimentare degli organismi acquatici”.

Pulire gli oceani per creare filati e tessuti innovativi

Se da un lato molte delle microplastiche inquinanti derivano dall’abbigliamento, dall’altro si aumentano i marchi di moda che utilizzano filati e tessuti provenienti dal mare, ovvero da materiali e rifiuti recuperati, come le reti da pesca abbandonate sui fondali.

A monte della filiera produttiva di abbigliamento ci sono i filati e i tessuti e aziende come Carvico, Jersey Lomellina e Aquafil che ormai da anni hanno convertito la loro produzione verso la sostenibilità, ribadiscono in occasione della giornata mondiale degli oceani il loro impegno.

Nel 2011 Aquafil ha dato vita a Econyl un filo di poliammide rigenerato 100% derivato da materiali di rifiuti recuperati dai fondali marini, tra cui le famigerate reti da pesca. Carvico e Jersey Lomellina dal 2013 detengono in esclusiva questo filato per la realizzazione dei loro tessuti destinati alla confezione dei costumi da bagno.

Due anni dopo Aquafil ha fondato Healthy Seas – a Journey from waste to wear, iniziativa sostenuta da Carvico e Jersey Lomellina, che come obiettivo la pulizia dei mari e degli oceani dalle reti da pesca, materiale di scarto che viene trasformato in Econyl.

Dal 2013 con il progetto Healthy Seas sono state recuperate oltre 500 tonnellate di reti da pesca grazie all’impegno di 170 volontari sub e 620 pescatori.

Energia blu dal mare

Quel mare che ci dà tanta energia, potrebbe essere due volte la nostra salvezza. Sì perché anche in questo caso la tecnologia avanza e diventa sempre più promettete la strada per estrarre energia dal mare.

Cosa manca? Le attese sono sul nuovo decreto Fer2 che potrebbe dare un ulteriore grande slancio al nostro settore oltre a una buona dose di finanziamenti per estrarre questa energia.

In Europa la disponibilità di risorse energetiche marine è maggiore lungo la costa atlantica (in particolare in Irlanda e Scozia), ma il mar Mediterraneo non è da meno, anzi offre opportunità interessanti sia per produzione energetica che per sviluppo di tecnologie.

Le aree con il più alto potenziale di energia dalle onde sono le coste occidentali della Sardegna e della Corsica, ma anche il Canale di Sicilia e le aree costiere di Algeria e Tunisia, dove il flusso medio di energia oscilla tra i 10 e i 13 kW/m.

Mentre l’energia dalle maree può essere estratta principalmente nello Stretto di Messina, dove la produzione di energia potrebbe arrivare a 125 GW/h l’anno – una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di città come la stessa Messina – grazie allo sfruttamento delle correnti che raggiungono velocità superiore a 2 metri al secondo.

In questo contesto l’Italia si posizione come il paese più avanzato del bacino mediterraneo per ricerca e sviluppo di dispositivi, guadagnandosi una posizione di rilievo a livello internazionale.

Con circa 5 milioni di euro l’anno l’Italia è al primo posto tra i Paesi mediterranei e al secondo in tutta Europa, subito dopo il Regno Unito, per finanziamenti pubblici all’energia dal mare.

A rivelarlo è il primo rapporto del progetto europeo OceanSet 2020, che ha analizzato investimenti e sviluppo tecnologico di 11 Paesi europei. Per l’Italia i dati sono stati raccolti ed elaborati da Enea, che opera come rappresentante nazionale presso il Set-Plan Ocean Energy, il gruppo che implementa il Piano Strategico europeo di sviluppo delle tecnologie energetiche marine.

Enea, inoltre, è impegnata attivamente nel campo dell’energia dal mare sia con lo sviluppo di prototipi per lo sfruttamento energetico delle onde (impianto Pewec) che con modelli climatologici e di previsioni ad alta risoluzione del moto ondoso (Waves) e delle maree (Mito).

L’energia dal mare potrebbe diventare veramente conveniente: tra gli obiettivi a breve e medio termine, l’Unione europea ha posto la riduzione del costo del kWh dell’energia dalle maree (da 0,15 €/kWh nel 2025 a 0,10 €/kWh nel 2030) e dall’energia delle onde (da 0,20 €/kWh nel 2025 a 0,10 €/kWh nel 2035).

A livello tecnologico, invece, sono stati finanziati 79 progetti di ricerca, di cui 57 per l’energia dalle onde e 22 dalle maree: in Italia i prototipi più promettenti sono 5, di cui 4 per le onde e 1 per le maree.

Ma tra tutte queste iniziative, sono dodici i progetti europei (7 per l’energia dal mare e 4 dalle maree) più promettenti, che hanno raggiunto un livello molto avanzato di sviluppo tecnologico, consentendo di creare 200 nuovi posti di lavoro.

Con una differenza significativa tra i due gruppi: i sistemi per l’estrazione di energia dalle maree utilizzano come tecnologia principale la turbina ad asse orizzontale, mentre per le onde non esiste un sistema predominante e questo lascia ampio margine alle sperimentazioni che spaziano da impianti a punti galleggianti fino a quelli a colonna d’acqua oscillante; ma tutti – considerato il loro elevato livello di maturità (Trl 7) – sono stati testati in ambienti operativi reale. Solo in Italia esistono siti di prova che si trovano a PantelleriaReggio CalabriaNapoli e in Adriatico.

L’immensa ricchezza di biodiversità del Mediterraneo

Intanto, l’Università Bicocca di Milano ha lanciato il progetto crowdfunding Tutti pazzi per il Mediterrano!-MeD for Med, la raccolta fondi per attivare un sistema di monitoraggio della biodiversità marina a impatto zero sull’ambiente.

L’idea è quella di utilizzare i traghetti di linea come piattaforme per recuperare campioni di acqua marina per studiare in laboratorio il Dna ambientale (e,Dna enviromental Dna), ovvero le tracce di Dna lasciate dagli organismi che vivono nel Mediterraneo.

Elena Valsecchi, ecologa molecolare del dipartimento di Scienze ambientali e delle terra alla Bicocca guida il gruppo di ricerca composto da professori, ricercatori, studenti e neolaureati del corso di Marine Sciences della Bicocca, di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e dell’Università inglese di Leeds.

Gli obiettivi di questo progetto sono monitorare nel tempo la biodiversità marina nel bacino del Mediterraneo e misurarne lo stato di salute con un approccio innovativo, ovvero ridurre a zero l’impatto sull’ambiente.

Infatti non saranno effettuati prelievi di organismi di mare ma saranno studiate le tracce di Dna lasciate nel mare come spiega Elena Valsecchi: “Le tracce di Dna lasciate dagli organismi marini nell’acqua saranno recuperate filtrando campioni di acqua marina nei punti in cui si intende rilevare la composizione e l’abbondanza della biodiversità e i punti di campionamento chiave, in grado di dare una visione complessiva e nel contempo capillare dell’intero bacino Mediterraneo, saranno raggiunti usando traghetti di linea come piattaforma opportunistica di campionamento”.

Nel Mediterraneo si trova fino al 18% di tutte le specie marine conosciute nonostante le sue ridotte dimensioni rispetto agli oceani. Questo lo rende un ambiente naturale particolarmente interessante per ricerche di questo tipo.

Il gruppo di ricerca già nel 2018 aveva avviato un campionamento di questo tipo avvalendosi dei traghetti di linea Livorno-Golfo Aranci della Corsica Sardinia Ferries.

Con questo nuovo progetto che ha come obiettivo quello di raccogliere dalla campagna fondi per 7.500 euro si potrà ampliare la ricerca aggiungendo 4 nuove rotte: Savona-Bastia, Bastia-Nizza, Nizza-Isola Rossa e Tolosa-Ajaccio. Queste rotte coprono un’area marina ampia e ricca di vita che comprende anche gran parte del Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini.

Per i sostenitori della campagna sono previsti videoseminari sul mare sconti sui traghetti. I campionamenti inizieranno appena terminata l’emergenza Covid-19.

Il progetto si pone come fine ultimo quello di trasformare MeD for Med in un consorzio internazionale per lo studio della biodiversità marina del Mediterraneo.

Insomma, gli studi e le ricerche per vivere in simbiosi con le ricchezze del mare non mancano. Noi cosa vogliamo fare? Stare a guardare o iniziare a custodire questo immenso patrimonio? Non è neppure questione di fare fatica: le opportunità per salvare gli oceani non mancano tutto l’anno, ma soprattutto oggi nella giornata mondiale degli oceani 2020.

Ognuna delle diverse iniziative proposte per la giornata mondiale degli oceani è comunque accomunata da un unico scopo: far crescere l’Ocean Literacy, ovvero la tematica utile a sensibilizzare il sistema educativo all’importanza dello studio dell’oceano e delle scienze legate all’acqua, rafforzando la consapevolezza dell’importanza dell’oceano per il nostro pianeta e per portare avanti azioni positive.

Una prima iniziativa è il Virtual Ocean Literacy Summit organizzata dalle Nazioni Unite che dalle 11 alle 14 vedrà l’intervento di diversi esperti che contribuiranno a diffondere l’alfabetizzazione oceanica per meglio comprendere la reciproca influenza tra l’uomo e il mare, promuovendo un approccio più responsabile e informato verso l’oceano e le sue risorse.

L’evento sarà disponibile previa registrazione: è disponibile il link per accedere al summit e alla ricca agenda della giornata.

Dalle 16 alle 17:30, sarà presentato il panel World Oceans Day 2020: Innovation for a Sustainable Ocean, durante il quale esperti e change maker provenienti da tutto il mondo illustreranno le innovazioni scientifiche e tecnologiche per la protezione degli oceani, evidenziando inoltre l’importanza del coinvolgimento e dell’educazione dei cittadini per la tutela dei mari.

Ancora, non mancherà un focus sul problema delle plastiche negli oceani con il webinar Of plastic pollution: a global diatribe che si terrà dalle 10 alle 13, evidenziando appunto gli effetti negativi della plastica negli oceani e le attività di mitigazione che possono essere messe in atto.

Le iniziative  per la giornata mondiale degli oceani 2020 non avverranno solo in ambito istituzionale: un’altra proposta è stata infatti organizzata dalla onlus Marevivo.

L’iniziativa è Blu al plurale, conversazioni sopra e sotto il mare, che avverrà sotto forma di diretta streaming dalle 17:35 alle 21:10 con la partecipazione di oltre venti ospiti per parlare di mare nell’ambito di tre temi principali: cambiamenti climatici, tutela della biodiversità e inquinamento.

Ma chi scenderà fisicamente in spiaggia durante la giornata mondiale degli oceani c’è: sono Valeria Serra e Mike Bava, impegnati nel 2019 nel progetto Sailing for Environment. La missione è chiara: raccogliere le microplastiche che “sono la cosa meno visibile ma più presente”.

Il periodo di quarantena e l’impossibilità di viaggiare ha scaturito in molti la riflessione su come ci siamo rivolti al mare in questi anni e di come sia necessario un ripensamento degli atteggiamenti e delle attività antropiche che spesso danneggiano questa risorsa.

In quest’ottica e in attesa di tornare a viaggiare e scoprire le meraviglie dei mari e degli oceani, noi di Green Planner vi suggeriamo due risorse: la prima sono i corsi online organizzati dal Ceningan Divers Education Centre per gli appassionati di immersioni e non: per scoprire alcune delle specie marine più fascinose potete andare qui; la seconda è Basta Plastica, cosa possiamo fare per fare davvero la differenza, il libro di Martin Dorey (Edizioni Aboca, 160 pagine, 12 euro) in cui si evidenzia il problema dello smaltimento della plastica, minaccia concreta per la fauna marina e non solo.

Giornata mondiale degli oceani: perché si festeggia l’8 giugno

L’idea di una giornata per celebrare gli oceani e il loro immenso valore per il Pianeta e la sua biodiversità nacque nel 1992 durante la Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro e fu istituita grazie all’Onu che decise di fissare all’8 giugno la data in cui celebrare, attraverso la giornata mondiale degli oceani il ruolo che essi hanno nella nostra esistenza, dal momento che producono la maggior parte dell’ossigeno che respiriamo.

In questa giornata siamo tenuti a riflettere sui benefici che gli oceani ci possono fornire e abbiamo al tempo stesso il dovere di interagire con gli oceani in modo sostenibile, evitando con i nostri comportamenti e cono le nostre scelte si compromettere la qualità di vita e i diritti stessi delle generazioni future.

All’Oceano al mare a tutti i corsi d’acqua GreenPlanner dedica invece un progetto creativo che associa il riuso e l’arte, nello specifico la Land art.

Si tratta di SeaArt un format che da settembre entrerà nelle classi dei licei artistici o dei corsi di studi dove i professori vogliono stimolare l’interesse degli studenti lombardi nei confronti dell’arte del riuso: a  loro sarà data la possibilità di cerare un’opera tridimensionale fatta di oggetti di recupero. Potranno usare materiali naturali, spingersi fin’anche al ferro. L’unico elemento bandito è la plastica.

Sea Art nasce per attirare l’attenzione sul’importanza di tenere accuditi i corsi d’acqua. Quelli stessi che poi sfociano nel mare. Da salvaguardare tutti i giorni

L’iniziativa gode del patrocinio del Parlamento Europeo e prevede anche un percorso formativo in classe. Per informazioni scrivete a [email protected]

(hanno collaborato Silvia Massimino e Sara Pavone)

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