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L’incanto naturale di Christopher Broadbent

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incanto naturale - Christopher Broadbent

Fino al 2 agosto 36 scatti del fotografo Christopher Broadbent saranno in mostra a Brescia presso Palazzo Martinengo Colleoni sede del Ma.Co.f – Centro della fotografia italiana. Ecco perché conviene visitarla

La nuova mostra fotografica di Christopher Broadbent (a Brescia fino al 2 agosto presso Palazzo Martinengo Colleoni sede del Ma.Co.f – Centro della fotografia italiana) non a caso porta il titolo di Grande incanto.

Perché è tale l’emozione che si prova davanti agli scatti di questo grande maestro della fotografia.

Da una vita in Italia o giusto appresso (ora sta in Svizzera nel cantone italiano), Broadbent ha una capacità unica di dare alle nature morte una immensa vita. Fiori delicati, sia per colori che per attimi sul fine vita, sono protagonisti nei 36 scatti curati e selezionati da Mario Trevisan e Renato Corsini.

I colori tenui e l’uso del metallo povero fanno il resto. Insomma, si rimane incantati di fronte a immagini che eppure non fanno altro che  ritrarre umili attrezzi di cucina.

Immaginando un rapporto stretto con la natura e l’ambiente abbiamo raggiunto Christopher Broadbent con questa video intervista. E lui ci racconta.

Ho lavorato per decenni sul fasto editoriale e pubblicitario – commenta ancora – ora descrivo cose semplici, dimenticate che attendono nella penombra una sistemazione“.

La tecnica non smentisce la sua professionalità, tanto che chi lo conosce dice che è immensamente meticoloso.

Broadbent utilizza nel suo lavoro indifferentemente banco ottico e Leica digitale e ogni ripresa deriva da uno studio approfondito dei piani prospettici e dalla separazione dei toni in chiaroscuro, seguendo il principio della sorgente di luce unica.

L’utilizzo del banco ottico e di tempi molto lunghi permette letteralmente alle cose di accadere: gli oggetti raffigurati compiono sul set un vero e proprio percorso vitale, immortalato nel momento dell’abbandono.

L’atto finale della stampa è un passaggio a cui il fotografo dedica un’attenzione artigianale e meticolosa per restituire un risultato leggibile che dà rilievo alla componente materica dei suoi soggetti.

Utilizzo un’unica sorgente di luce, posizionata appena alla mia sinistra, uno sfondo che sfuma da scuro a chiaro, e sulla scena posiziono elementi che alternano lati chiari e Iati scuri, con un contrasto maggiore al centro della composizione e minore ai lati. Utilizzo almeno tre piani orizzontali che convergono con effetto prospettico per permettere all’osservatore di percepire la sua distanza dal soggetto e, per rafforzare questa percezione, impiego un obiettivo di lunghezza focale più o meno uguale alla larghezza della pellicola o sensore. […] La differenza tra come appare il soggetto e quello che si ottiene e sempre una sorpresa. È qui il fascino della fotografia analogica“.

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