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Benvenuti all’inferno: gli allevamenti intensivi di polli

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allevamenti intensivi di polli
foto fornita da Animal Equality

L’industria della carne mira solo al profitto e nasconde le condizioni terribili in cui gli animali sono detenuti in tutto il mondo. Animal Equality denuncia la vergogna degli allevamenti intensivi di polli con un l’ultima investigazione in Spagna

I polli sono gli animali più sfruttati al mondo. In Italia gli allevamenti intensivi di polli riguardano il 98% del totale e nel 2019 sono stati macellati 511 milioni di animali, dati simili si riscontrano in Spagna dove ogni anno il 90% dei polli vive in allevamenti intensivi e ogni anno se ne macellano 695 milioni.

Dati impressionanti che dimostrano come questi animali siano considerati esclusivamente come prodotti di consumo. La loro vita è davvero miserabile: vivono ammassati, quasi 20 polli per metro quadrato, in condizioni igieniche terribili, costretti a non vedere mai la luce del sole, a non potersi muovere: sono prigionieri del loro stesso corpo.

Spesso muoiono di fame o di sete perché non riescono più a sostenere il loro peso e crollano a terra senza più rialzarsi. Queste sono le condizioni degli allevamenti intensivi in tutto il mondo, un sistema produttivo che considera solo il profitto, senza regole. Animali mercificati sono detenuti in enormi capannoni dove non vengono rispettate le minime regole di benessere.

Allevamenti intensivi di polli: i dati dell’indagine in Spagna

Animal Equality ha reso noti i risultati di un’indagine condotta sotto copertura in collaborazione con Ana Pardo de Vera, direttrice di Pùblico, giornale nazionale spagnolo.

Un team investigativo è riuscito a introdursi in uno di questi allevamenti intensivi ed è riuscito a mostrare l’inferno di questo luogo: animali agonizzanti che non riescono a stare in piedi a causa delle enormi e innaturali dimensioni che in soli 30 giorni di vita raggiungono.

Polli bruciati e ustionati dall’ammoniaca delle loro stesse feci e deiezioni accumulate sui pavimenti; sovraffollamento; animali morti abbandonati accanto ad animali vivi; abbeveratoi ammuffiti; aria irrespirabile per la concentrazione di ammoniaca; assenza totale di luce naturale.

Torture legalizzate

La carne di pollo è la più diffusa nel mondo a ogni latitudine. Anche in Italia il consumo delle cosiddette carni bianche è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi decenni, grazia alla retorica che presenta questa carne come più sana anche da molti medici e nutrizionisti nascondendo la realtà delle enormi sofferenze cui vengono sottoposti gli animali, spesso utilizzando forme di pubblicità e comunicazione a dir poco ingannevoli.

Di recente in Italia grazie alla collaborazione con Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) l’industria Amadori è stata costretta a modificare la propria comunicazione.

L’attività delle associazioni che si battono per i diritti degli animali stanno portando avanti azioni di sensibilizzazione aziendale per spingere le aziende del settore alimentare ad adottare politiche che tutelino gli animali sfruttati. Le inchieste sugli allevamenti intensivi di Animal Equality sono arrivate nei tribunali.

La razza più sfortunata

Sono i polli di razza broiler, quella destinata al il consumo umano, selezionata per crescere a dismisura aumentandone la resa di carne. La loro vita dura 40 giorni fra atroci sofferenze come malattie cardiache, ferite e ustioni dovute alla lettiera satura di feci e urine, impossibilità di muoversi per l’eccesso di peso.

Sono stati selezionati geneticamente per essere macellati in circa 40 giorni di vita, raggiungendo il peso da macello in 6 settimane (negli anni ’50 erano 13 settimane).

Gli allevamenti intensivi di polli sono un’aberrazione umana che non può più essere tollerata facendo finta di non sapere.

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