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Uno skateboard nel nostro futuro?

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Idee innovative per l’automobile del futuro, ragionamenti e proposte a ruota libera sul modello concettuale dello skateboard

Ormai da una ventina d’anni l’industria automotive si balocca con l’idea di passare da un drivetrain tridimensionale a uno bidimensionale: già all’inizio del millennio Christopher Borroni-Bird (allora in Gm, oggi Fondatore e ceo di Afreecar, una organizzazione che punta a mettere a disposizione mobilità sostenibile per i popoli più poveri della Terra) presenta al Salone di Detroit AUTOnomy, un concept che – si può certo dire – era parecchio avanti sui tempi.

Per un ingegnere, un design del genere offre in generale la grande attrattiva di un centro di massa molto basso, potenzialmente addirittura al di sotto del piano definito dai due assi, con enormi vantaggi in quanto a stabilità e prestazioni dinamiche.

È ovvio che per poter raggiungere questa visione, la componente che fornisce la forza motrice deve essere molto diversa da un classico motore a combustione interna che è tipicamente tridimensionale: la ricerca in questo campo però si esercita da decenni, e un esempio dei frutti di questo sforzo sono i motori boxer (Volkswagen, Porsche, Alfa Romeo) che contrapponendo i cilindri su un piano orizzontale riducono di molto gli ingombri del blocco motore.

Ma già nel 2002 Borroni-Bird aveva in mente alimentazioni diverse dal motore a scoppio e, infatti, il suo focus era una alimentazione a cella di combustibile a idrogeno.

Questo concetto però è esploso con l’avvento delle auto elettriche: il motore elettrico infatti è molto più piccolo di un motore endotermico di pari potenza e l’energia è racchiusa anziché in un tridimensionale serbatoio di carburante in un pacco batterie potenzialmente piatto.

Non ci sono voluti più di dieci anni per vedere sulle strade le prime automobili ispirate dal modello skateboard e, anzi, oggi sono moltissime le case automobilistiche impegnate nella frenetica migrazione verso l’elettrificazione che non stiano considerando modelli di questo tipo, più o meno spinti, messi a punto da startup o da reparti di R&D di marchi blasonati come Williams con il suo Fw-Evx, oppure Canoo, con il suo design adottato recentemente da Hyundai e da ultimo Ree, una startup israeliana che propone un design ancora più radicale, incorporando motore e trasmissione nelle ruote, ciascuna delle quali può essere sostituita in meno di 20 minuti in caso di malfunzionamento.

Sparisce l’albero di trasmissione, spariscono assi e differenziali (con una significativa diminuzione di peso) e la trazione integrale viene ottenuta assegnando a ciascuna ruota il proprio motore, ovviamente tutti controllati dalla logica centrale che governa l’auto.

Persino lo sterzo viene trasformato e la sterzata avviene tramite il controllo elettrico di moduli sterzanti su ciascuna ruota senza che queste siano meccanicamente interconnesse.

Oltre al centro di massa molto basso, questo tipo di telaio offre anche maggiori garanzie in quanto a sicurezza in quanto potrà essere straordinariamente rigido essendo – sostanzialmente – tutto d’un pezzo senza la necessità di gabbie di contenimento di componenti pesanti come il motore che, in caso di urto, potrebbero invadere l’abitacolo.

Quale che sia la scelta del costruttore, è però pacifico che per trasportare guidatore e passeggeri sia necessario un abitacolo e questo dovrà assolutamente essere tridimensionale, come lo sono i nostri corpi: se le sue dimensioni sono perciò sostanzialmente dettate dall’ergonomia e dalle dimensioni proprie dell’essere umano, gli altri due volumi (che in una automobile berlina tradizionale formano il cosiddetto glider) erano dettati dall’esigenza di ospitare il gruppo motore e offrire spazio di carico.

Questi vincoli stanno venendo meno, rendendo il sogno di Borroni-Bird una realtà: in effetti la promessa inespressa è forse addirittura quella di una piattaforma automobilistica modulare ma ciascuna di queste configurazioni a sua volta potrebbe essere sviluppata con una logica Mod (Mission Oriented Design) che permetta di riconfigurare il glider diversamente a seconda della missione che il cliente vuole intraprendere: potenza e trazione integrale per esempio potrebbero essere riservate a un weekend sulla neve, mentre per le vacanze estive potrei aver bisogno di maggiore spazio abitabile e di carico.

Insomma, se nel nostro futuro c’è uno skateboard, potremmo anche non accorgercene per niente…

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