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Vado a vivere in un ecovillaggio

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Foto di Ibadah Mimpi da Pexels

La traduzione esatta è lampante: un ecovillaggio è una comunità dove si vive in maniera al 100% sostenibile condividendo spazi (infatti molti sono anche cohousing) ma anche attività che servono per lo più per autosostenere il villaggio

In Italia non sono meteore, anzi. Sul sito di Terranuova si trova anche la mappa di dove e quanti sono questi simil borghi; c’è pure un’associazione, Rive, che li riunisce.

Per diversi anni presidente di Rive è stata Francesca Guidotti. Per lei un ecovillaggio è “una delle possibilità praticabili per una società futura a minimo (o nullo) impatto ambientale“.

Certo, la componente sociale e collettiva è forte, ma l’aspetto ambientale fa veramente la differenza: si vive in spazi dove la bioedilizia trova grande applicazione, dove si produce in maniera artigianale cibo e supellettili. Ci si spinge anche a creare vestiti naturali e prodotti da rivendere o barattare senza incidere su animali o ambiente.

Utopia? A giudicare da quanto abbiamo visto in un paio di ecovillaggi visitati non sembrerebbe. Al massimo è un’esperienza che non dura una vita intera. Ma di sicuro lascia un bel segno.

Francesca Guidotti si appassiona al tema per via dei suoi studi: “studiavo per diventare formatore interculturale e la materia scelta era antropologia ambientale. Ero molto determinata a impiegare il mio tempo in qualcosa di divertente e affascinante. Volevo scoprire se c’erano delle tribù nostrane da studiare. Seguendo questa intuizione mi sono imbattuta negli ecovillaggi“. Dove poi va a vivere.

Poi, inizia un tirocinio presso Terra Nuova edizioni e partecipa alla sua “prima riunione della rete Rive-rete italiana villaggi ecologici dove ho scoperto entusiasmanti progetti di vita comunitaria ecologica e solidale, mi sono stupita della qualità delle relazioni e del modo di stare insieme di quelle persone, sono rimasta folgorata dagli strumenti della facilitazione e… mi sono innamorata di un ideale che poi ho fatto mio“.

Da questa esperienza, la Guidotti pubblica Ecovillaggi e cohousing. Dove sono, chi li abita, come farne parte o crearne di nuovi (Terra Nuova edizioni, 2013). “Inaspettatamente – ammette – sono stata eletta presidente della Rete all’età di 26 anni e lo sono rimasta fino ai 30, poi due anni ancora come consigliera. Da due anni sono portavoce in Rete di reti, un progetto di convergenza tra reti che si occupano di immaginare, sperimentare, praticare modelli e azioni concrete per realizzare una società sostenibile“.

Hai qualche consiglio importante da dare a chi si appresta a varare un ecovillaggio?

Leggi, documentati, visita, domanda a chi lo ha fatto prima di te. Prendi confidenza con la complessità, dimentica l’approccio semplicistico e del tutto e subito. Poi inizia.

Fatti seguire da un facilitatore che può aiutare a mantenere chiaro tutto il processo di costruzione della tua comunità. Definisci la visione, la missione e gli obiettivi del gruppo.

Prendi accordi chiari, definisci chi decide e come si prendono le decisioni. Quando hai fatto questo, puoi pensare a definire il luogo, il tipo di abitazione, le attività lavorative, le risorse economiche. Attento a non fare il contrario perché potresti trovarti rapidamente nei guai!

E cosa raccomandi a chi si appresta a entrare in una comunità del genere

Documentati e cerca di visitare quante più comunità puoi. Cerca esperienze che possono aiutarti a fare luce su ciò che ti muove veramente: se cerchi una comunità per scappare da qualcosa, per non sentirti solo o risparmiare, potrebbero essere motivazioni troppo deboli per garantirti una permanenza a lungo termine in un ecovillaggio.

Vivere con gli altri mette costantemente alla prova e se non coltivi la chiarezza e la forza interiore, rischi di rientrare esattamente nelle dinamiche da cui te ne sei andato o che critichi alla società.

Far parte di un ecovillaggio è prima di tutto un apprendimento e l’atteggiamento di ricercatore o esploratore è ciò che più può aiutarti a entrare a farne parte.

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