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Miele senza api, ecco come riconoscere il miele “vero”

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proteggere le api da miele - niele senza api
foto da Pexels

Miele senza api, sapete riconoscere il miele che non è miele? Viene per lo più dalla Cina e costa poco, troppo poco per essere naturale. Si parla di prezzi di importazione a 1,24€ per chilogrammo contro il prezzo medio di un miele prodotto in Italia che si aggira attorno al 4€/kg

Lo chiamano miele senza api e viene adulterato e miscelato con quello naturale per nascondere la contraffazione.

A lanciare l’allarme è Cia-Agricoltori Italiani che spiega: il nettare delle api è al terzo posto tra i dieci alimenti maggiormente a rischio di frode alimentare, che viene effettuata con l’aggiunta di sciroppo di zucchero e con metodologie di produzione non conformi alle norme europee, in cui l’uomo, fuori dall’alveare, si sostituisce alle api nella realizzazione del laborioso processo di maturazione del miele.

Purtroppo il falso miele è difficile da rilevare con i controlli effettuati alle frontiere, ma sta creando una concorrenza sleale che sta fortemente penalizzando l’apicoltura italiana che ha registrato nel 2019 perdite per 70 milioni di euro, flagellata anche dal problema dell’emergenza climatica che ha determinato un crollo della produzione (-50%).

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La capacità produttiva di miele, causata dai cambiamenti atmosferici negli ultimi anni, è un problema che affligge tutta l’apicoltura mondiale, ma sembra non riguardare la Cina che, invece, aumenta la capacità produttiva di anno in anno.

Le esportazioni di miele in Europa, a prezzi così fortemente concorrenziali, si attestano sulle 80mila tonnellate, avvalorando i sospetti diffusi nella comunità scientifica internazionale.

La produzione artigianale, più rapida ed economica, accelera, infatti, i processi di deumidificazione e maturazione che le api effettuano con tempi molto più dilatati, ma rendono il prodotto finale privo delle caratteristiche di genuinità del miele.

Il danno economico derivante dalle difficoltà di mercato per gli apicoltori italiani sta, dunque, mettendo in ginocchio un comparto che in Italia conta 63mila apicoltori, un milione e mezzo di alveari, 220mila sciami, 23mila tonnellate di prodotto e oltre 60 varietà.

A tutela del settore, Cia propone all’Ue l’imposizione ai mieli importati da Paesi terzi, della conformità con la definizione europea di miele, sostanza che deve essere prodotta esclusivamente dalle api mellifere e alla quale non può essere aggiunta nessun’altra sostanza.

Si richiedono anche maggiori controlli ai confini Ue e nuove metodologie di analisi, al passo con le adulterazioni sempre più sofisticate, oltre all’introduzione dell’etichettatura del Paese di origine sulle miscele di miele, per evitare frodi.

Il problema non ricade solo su questo comparto produttivo, ma ancora una volta cosa mettiamo nel nostro piatto o diamo da mangiare ai nostri bambini. Tanto più se si parla di zuccheri.

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