Home Eco Lifestyle Voglio vivere in un Comune che ha a cuore “il bene comune”

Voglio vivere in un Comune che ha a cuore “il bene comune”

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foto PxHere

I comuni di Laces, Silandro, Malles, Lasa e – fresco di bollino – Calceranica sono già certificati dalla Federazione per l’Economia del Bene Comune. Che scende in campo proponendo un modello socio-economico più etico. Necessario per rispondere anche alla crisi economica, ambientale e sociale che stiamo vivendo

E se iniziassero i Comuni a dimostrare attraverso una verifica certificata le loro linee guida sostenibili? Se iniziassero le giunte a dimostrare, nero su bianco, che la propria città, paese, borgo agisce in nome del bene ambientale e sociale, non sarebbe un bel passo avanti?

Trasparente e concreto. La cosa è, in effetti, possibile e ce la spiega Stella Catto, vice presidente della Federazione per l’Economia del Bene Comune in Italia partendo da una considerazione: “Analizzare un Comune attraverso i temi della matrice del Bene Comune permette una valutazione sistemica della creazione di valore ambientale, sociale ed economico per tutti gli stakeholder del territorio di riferimento“.

L’idea, infatti, sarebbe quella di stimolare anche il tessuto produttivo e i cittadini stessi che vivono in quel territorio. E pensa che bello, oltre a poter dire vivo in un Comune denuclearizzato, aggiungere vivo in un Comune che ha a cuore il bene Comune.

Ma forse è bene spiegare un po’ meglio lo stesso movimento internazionale Economia per il bene comune. Conosciuto all’estero come Economy for the common good, vede tra i suoi fondatori anche Christian Felber, autore tra l’altro de Si può fare! Per una nuova economia globale fondata sul commercio etico (Aboca Edizioni, 264 pagine, EAN 9788855230216).

Il movimento è attivo da diversi anni, ma forse non ha avuto fino a oggi la carica mediatica corretta: così a parte gli addetti ai lavori in pochi conoscono le direttive di questo movimento che punta a un modello economico eticamente sensato e sostenibile, un modello di business responsabile che viene attuato da un numero sempre maggiore di imprese private, istituzioni educative e istituzioni pubbliche in un numero crescente di Paesi.

Il movimento Ebc è convinto che un concetto economico eticamente sensato e sostenibile sia necessario per affrontare le sfide attuali.

Ma la catastrofe ambientale legata alla pandemia, unita alla preoccupazione delle sorti di questo Pianeta hanno portato alla scesa in campo strutturata del movimento che per la prima volta da quando è nato (era il 2010) ha firmato un documento a più voci. E a taglio internazionale.

La strada da intraprendere? L’Economia del Bene Comune propone un modello socio-economico più etico, in cui il benessere delle persone e dell’ambiente diventa il fine ultimo del fare impresa.

Proprio come fanno le BCorp con cui Ebc ha contatti e visioni comuni, ma qui c’è anche l’aspetto legato alla Pubblica amministrazione e ai cittadini ad aggiungere un tassello interessante.

In Italia la sede del movimento è a Bressanone. Attualmente il movimento worldwide è composto da oltre 11.000 sostenitori e si contano quasi 5.000 attivisti in più di 180 gruppi territoriali e  associazioni.

Oltre 600 imprese e organizzazioni hanno già completato il Bilancio del Bene Comune. In tutto il mondo quasi 60 Comuni (i bolzanini Laces, Silandro, Malles, Lasa e, fresco di bollino, Calceranica in provincia di Trento) e 200 università sono attivamente coinvolti nella diffusione dell’idea dell’Economia del Bene Comune.

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