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Tutelare le spiagge: questa estate deve diventare priorità di tutti noi

tutelare le spiagge - microplastiche sulle spiagge
foto di Pexels

Tutelare le spiagge e proteggere i litorali dal cambiamento climatico ma anche dalla nostra inciviltà: società civile, centri di ricerca e aziende private si sono attivate per garantire una conservazione delle coste italiane

Tutelare le spiagge e la biodiversità che le caratterizza deve rappresentare una priorità per noi tutti. E in effetti, qualcosa sul territorio italiano si sta muovendo: enti di ricerca, associazioni e aziende private si sono messi in gioco per raggiungere questo obiettivo.

Ma anche i cittadini si stanno sempre più organizzando per rispettarle. Così a Trieste il 2 luglio alle 18 torna il Cicca Day: lungo la pineta di Barcola, uno dei litorali più frequentato dai bagnanti, l’associazione sportiva dilettantistica All Sail (che svolge un’attività di noleggio canoe, kayak) ripropone una call to action per ripulire spiaggia e pineta dai mozziconi.

Supportata da diverse associazioni locali, tra cui Trieste Altruista, l’iniziativa ha avuto grande successo in passato. Le spiagge ci appartengono, pensiamo noi, quindi contribuire a ripulirle non è cattiva cosa. In più il buon  esempio invita anche chi le sporca a ripensare alle proprie azioni.

In effetti, le attività antropiche dell’uomo condotte negli ultimi cinquant’anni hanno inesorabilmente condizionato lo stato di salute delle coste italiane.

La spiaggia è un ambiente molto delicato, con un equilibrio facilmente perturbabile” sottolinea Renata Archetti, docente del dipartimento di ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali dell’Università di Bologna, che lo scorso 24 giugno 2020 ha diretto insieme a un team composto da ingegneri, ecologi, biologi e geologi una campagna di monitoraggio interdisciplinare presso la spiaggia libera di Riccione.

L’iniziativa si iscrive all’interno di due importanti progetti di ricerca: il progetto Stimare e il progetto Tao. Entrambi concentrano gli sforzi verso iniziative per tutelare le spiagge, con un grande alleato: la tecnologia.

Il primo progetto, gestito dall’Università di Bologna e di cui Archetti è coordinatrice, intende “analizzare la percezione del rischio costiero e implementare metodi non convenzionali per difendere le spiagge da erosione e allagamento, nuove tecnologie per un monitoraggio integrato della fascia costiera“.

Per quanto riguarda invece il progetto Tao (Tecnologie per il monitorAggio cOstiero) l’obiettivo è quello di “realizzare una piattaforma tecnologica costituita da stazioni di monitoraggio mobili e fisse a basso impatto ambientale e a basso costo, per l’indagine delle zone litorali e supra/sublitorali“, riuscendo in questo modo a realizzare modelli 3D del fondo e sottofondo marino e permettendo inoltre di prelevare campioni di acqua, acquisire immagini della linea di riva e valutare le condizioni ambientali.

La campagna di monitoraggio svolta pochi giorni fa ha “molteplici aspetti innovativi – racconta la professoressa – nell’utilizzo di strumentazione non convenzionale, opportunamente implementata per poter fornire agli enti locali strumenti di monitoraggio a basso costo, poter avere informazioni integrate, utili per validare modelli numerici. Il monitoraggio infatti permette di osservare la costa, l’impatto degli interventi, per la previsione sono necessari i modelli previsionali, che necessitano delle osservazioni per essere calibrati e validati“.

L’attività di monitoraggio si è svolta presso la spiaggia libera di Riccione, territorio che ha visto un’importante incidenza delle attività antropiche che molto spesso hanno contribuito alla rovina dell’ecosistema e delle spiagge.

“Non dobbiamo ripetere gli errori fatti in quei litorali ancora naturali, preservandone il retrospiaggia, rispettare la qualità dell’ambiente“.

Fondamentale è il contrasto al cambiamento climatico distruttivo delle coste e litorali, un impegno portato avanti anche da aziende che da sempre hanno a che fare con le realtà balneari.

Un esempio è Sammontana Italia che, sin dal 2017, ha iniziato un percorso finalizzato a migliorare i propri processi e ridurre l’impatto delle attività sull’ambiente.

In particolare, nel 2018 è partito il progetto Lidi Green, in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Spinlife, spin off dell’Università di Padova.

L’obiettivo è quello di promuovere un consumo consapevole di gelato, il cui impatto ambientale – dovuto dalla produzione – viene compensato da tutti quei lidi che scelgono di aderire all’iniziativa e rendere così le loro attività più sostenibili.

Un lido green è tale in quanto le emissioni del gelato acquistato sono state compensate attraverso l’acquisto e il ritiro di Carbon Credit da parte di Sammontana, che fornisce inoltre attrezzature innovative, tra cui frigoriferi ad alta efficienza energetica.

Certo, quest’estate si avrà a che fare con una spiaggia molto diversa, soprattutto perché l’emergenza sanitaria ci ha obbligati ai distanziamenti.

In questo contesto l’azienda italiana Ecofibra Design and Tecnology ha rilevato una parte di un brevetto di processo e di prodotto elaborato da Enea (agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) in grado di separare i rifiuti solidi urbani dalle biomasse vegetali spiaggiate e utilizzarle come materiale di imbottitura.

Il brevetto di Enea si è concentrato in particolare sulla raccolta della Posidonia oceanica, una pianta marina che si deposita in grandi quantitativi sugli arenili e che dopo essere stata fatta essiccare può essere riutilizzata.

Basta allontanare le foglie dalla riva, asciugarle nel retrospiaggia, separare la sabbia (con la disidratazione delle foglie è un processo velocissimo ed economico) e utilizzare le biomasse per riempire lettini, sedute e altri oggetti che sono fatti con federe speciali” dichiara Sergio Cappucci del Laboratorio ingegneria sismica e prevenzione dei rischi naturali Enea.

Lo scopo iniziale era quello di commercializzare elementi di arredo balneare con il marchio europeo SiDonia by Enea, ma vista la situazione di emergenza sanitaria “Enea ed Ecofibra, circa due mesi fa, si sono rese conto che la stagione balneare sarebbe stata compromessa o fortemente condizionata dal Covid-19 e l’idea che si facesse uso di plexiglass non ci ha convinto – continua Cappucci Abbiamo quindi deciso di fare dei test e verificare se gli imbottiti potessero rispondere alle esigenze di distanziamento e regolazione del traffico in spiaggia, garantendo la giusta ventilazione e la sicurezza della balneazione“.

I divisori sono dei pannelli verticali, leggeri e poco ingombranti, costituiti da un telaio in legno o acciaio da piantare nella sabbia.

Un brevetto che si è ben incastrato all’interno del progetto Bargain, realizzato da Ispra, Università di Tor Vergata ed Enea, con il contributo della Regione Lazio.

Infatti, il progetto Bargain lavora a tutela della Posidonia oceanica, fondamentale per i nostri ecosistemi marini e terresti, in grado di prevenire l’erosione e la scomparsa prematura di molte spiagge.

Il lavoro congiunto del progetto Bargain e del brevetto Enea + Ecofibra Design and Tecnology ha da una parte evitato il conferimento della pianta in discarica e, dall’altra, ne è stato promosso il riuso, coerentemente con i principi dell’economia circolare e nel rispetto degli ecosistemi costieri.

Per il momento “Di pannelli non ne abbiamo venduti, perché il virus sembra aver mollato la presa in questi ultimi giorni e noi ne siamo contenti. Né Enea né l’azienda Ecofibra hanno intenzione di riempire le spiagge con strutture non indispensabili o, almeno, utili” sottolinea Cappucci.

Nonostante questo, il progetto Bargain è stato presentato nei giorni scorsi presso il litorale di Cerveteri con un dimostrativo di circa ottanta metri quadrati su spiaggia pubblica con altri prodotti: da imbottiti in fibra sintetica e naturale di diversa forma, colore e dimensione e ombrelloni a materiale divulgativo.

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