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Mobilità a zero emissioni, il progetto Qualità dell’aria e mobilità dell’Unep

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mobilità a zero emissioni
Rob de Jong

L’Unep – United Nations Environment Programme – lavora a un programma per promuovere una mobilità a zero emissioni che renda il Pianeta più sostenibile

L’inquinamento dell’aria nelle nostre città è un pericolo molto maggiore rispetto a quello del Covid-19, semplicemente per il fatto che non esiste un vaccino contro le emissioni inquinanti.

Per risolvere il problema è necessario un cambio di rotta, veloce e drastico, verso forme di mobilità a zero emissioni, sostenibili, facilmente implementabili nelle nostre città e integrabili con il trasporto locale.

Una necessità che anche i cittadini evidenziano sempre più spesso; un recente sondaggio di Greenpeace, elaborato all’inizio della fase 2 della ripartenza dopo l’emergenza sanitaria ha infatti evidenziato che, tra gli oltre 15mila intervistati dalla ricerca, il 13,54% chiede più piste ciclabili, il 14,56% più investimenti in trasporto pubblico,il 20,38% più aree verdi in città (20,38%) dando la priorità alle periferie (37%).

Dato ancora più chiaro è che oltre il 70% del campione è insoddisfatto degli investimenti per rendere le città più ecologiche e sostenibili e ancora più persone (oltre il 90%) sono preoccupate perché notano una vasta sottovalutazione del problema da parte dei politici.

Problema che, è ormai chiaro a tutti, porta con sé eventi estremi causati dai cambiamenti climatici.

L’Unep, il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, sta lavorando a un progetto globale per la mobilità a zero emissioni e, attraverso Rob de Jong, che dirige l’unità Qualità dell’aria e mobilità, offre la sua visione sul problema.

Nei prossimi dieci anni sarà fondamentale sviluppare una mobilità a zero emissioni, per proteggere l’ambiente e il clima. Se non lo faremo, la qualità dell’aria nelle città peggiorerà notevolmente e non saranno raggiunti gli obiettivi climatici dell’accordo di Parigi“.

Il lockdown sanitario ha in parte già mostrato i benefici di una mobilità ridotta – fino all’80% nel periodo critico – sulla qualità dell’aria, anche in aree come la Pianura Padana solitamente molto inquinate.

Si è trattato di “una specie di esperimento forzato che ha evidenziato i vantaggi della mobilità sostenibile, perché in molti luoghi la qualità dell’aria è migliorata immensamente. Dovremmo prendere spunto da questa esperienza per rendere i nostri sistemi di trasporto più sostenibili” continua de Jong.

Le città andrebbero progettate in base alle esigenze delle persone e non in base a quelle del traffico automobilistico. Gli esempi virtuosi non mancano: Copenhagen, Amsterdam e, sempre più, New York. Non si tratta di vietare le auto, ma di pensare la mobilità intorno agli esseri umani piuttosto che intorno all’uso individuale delle auto“.

Ecco allora che si ripropone l’esigenza di progettare una mobilità a zero emissioni intorno ai bisogni delle persone, partendo dalle grandi città ma, soprattutto, dal modo in cui i lavoratori devono raggiungere i posti di lavoro venendo da fuori.

I Paesi Bassi sono un ottimo esempio perché tutte le città hanno eccellenti trasporti pubblici e si sono attrezzate per la mobilità a due ruote e l’e-mobility.

L’emergenza sanitaria ha mostrato chiaramente cosa significa per l’ambiente una mobilità limitata. Ecco allora che se, oltre agli investimenti per adeguare le infrastrutture stradali alle nuove esigenze del traffico veicolare, una metropoli come Londra decidesse di puntare sullo smart working “forzato” per un giorno alla settimana il traffico calerebbe in modo significativo, le grandi città potrebbero risparmiare miliardi di investimenti in infrastrutture e questi fondi potrebbero essere utilizzati per la mobilità rispettosa del clima.

I Paesi in via di sviluppo devono evitare gli errori dei Paesi industrializzati e concentrarsi immediatamente sul trasporto non motorizzato e sulla mobilità elettrica – spiega de Jong, che vive e lavora in Kenya – “Qui il numero di veicoli circolanti raddoppia ogni sette-otto anni. Non c’è tempo per uno sviluppo lento e graduale“.

E proprio il tempo è determinante perché le auto hanno una aspettativa di vita molto lunga (un veicolo resta normalmente in circolazione per 20 anni) passando dai Paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo.

Le automobili che arrivano sulle strade oggi determineranno i livelli di emissione per i prossimi due decenni e, proprio per questo, secondo de Jongle auto elettriche rappresentano uno dei tre pilastri fondamentali per la protezione del clima. Gli altri due sono i sistemi per il trasporto di massa, che devono diventare più efficienti, e l’architettura delle nostre città, che deve favorire i pedoni e i ciclisti, riducendo le distanze da percorrere. Solo se questi tre aspetti procedono in modo coordinato gli obiettivi climatici possono essere raggiunti“.

intervista realizzata in collaborazione con Volkswagen Ag

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