Home Imprese Sostenibili e-waste: crescono i rifiuti elettronici a livello mondiale

e-waste: crescono i rifiuti elettronici a livello mondiale

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
e-waste report
Foto di Yassynsidki per The Global e-waste Report 2020

Un report delle Nazioni Unite mostra un aumento dell’e-waste – ovvero dei rifiuti elettronici – a livello mondiale con un record di 53,6 milioni di tonnellate (Mt) prodotte globalmente nel 2019 (pari al peso di 350 navi da crociera delle dimensioni della Queen Mary 2) con una perdita di 57 miliardi di dollari per lo spreco di oro e altri componenti non recuperati e, per lo più, bruciati o gettati

Crescono i rifiuti elettronici in tutto il mondo, con un ritmo impressionante: secondo il Global e-waste Monitor 2020 dell’Onu nel 2019 è stato generato un record di 53,6 milioni di tonnellate metriche (Mt) di rifiuti elettronici in tutto il mondo, con un aumento del 21% in soli cinque anni.

Il rapporto – consultabile online – prevede inoltre che i rifiuti elettronici globali – prodotti scartati che dispongono di con una batteria o una spina – raggiungeranno 74 Mt entro il 2030, quasi un raddoppio dei rifiuti elettronici in soli 16 anni.

[Newsletter Substack]

Questo fa dei rifiuti elettronici il flusso di rifiuti domestici in più rapida crescita al mondo, alimentati principalmente da tassi di consumo più elevati di apparecchiature elettriche ed elettroniche, da cicli di vita più brevi e da poche opzioni di riparazione.

Solo il 17,4% dei rifiuti elettronici del 2019 è stato raccolto e riciclato. Ciò significa che l’oro, l’argento, il rame, il platino e altri materiali recuperabili di alto valore e recuperabili, per un valore conservativo di 57 miliardi di dollari – una somma superiore al prodotto interno lordo della maggior parte dei paesi – sono stati per lo più scaricati o bruciati, invece di essere raccolti per il trattamento e il riutilizzo.

Secondo il rapporto, l’Asia ha generato il maggior volume di rifiuti elettronici nel 2019 – circa 24,9 Mt, seguita dalle Americhe (13,1 Mt) e dall’Europa (12 Mt), mentre l’Africa e l’Oceania hanno generato rispettivamente 2,9 Mt e 0,7 Mt.

Non si tratta soltanto di mettere fine allo spreco di risorse che potrebbero venire riciclate, perché l’abbandono dei rifiuti elettronici è un pericolo per la salute e per l’ambiente, dal momento che questi prodotti contengono additivi tossici o sostanze pericolose come il mercurio, che danneggiano il cervello umano e/o il sistema di coordinazione.

I risultati chiave del Global e-waste Monitor 2020

Una corretta gestione dei rifiuti elettronici può aiutare a mitigare il riscaldamento globale. Nel 2019, si stima che 98 Mt di CO2-equivalenti siano stati rilasciati nell’atmosfera da frigoriferi e condizionatori d’aria di scarto, contribuendo a circa lo 0,3% delle emissioni globali di gas serra.

Lo scorso anno i rifiuti elettronici scartati sono stati in media 7,3 kg per ogni uomo, donna e bambino sulla Terra.

L’Europa si è classificata al primo posto a livello mondiale in termini di produzione di rifiuti elettronici con 16,2 kg pro capite. L’Oceania è arrivata seconda (16,1 kg) seguita dalle Americhe (13,3 kg). Asia e Africa rispettivamente 5,6 e 2,5 kg.

I rifiuti elettronici sono un pericolo per la salute e per l’ambiente, contengono additivi tossici o sostanze pericolose come il mercurio, che danneggiano il cervello umano e/o il sistema di coordinazione.

Si stima che 50 tonnellate di mercurio – utilizzato nei monitor, nei Pcb e nelle sorgenti luminose fluorescenti e a risparmio energetico – siano contenute ogni anno in flussi non documentati di rifiuti elettronici.

Nel 2019 i rifiuti elettronici erano costituiti principalmente da piccole apparecchiature (17,4 Mt), grandi apparecchiature (13,1 Mt) e apparecchiature per lo scambio di temperatura (10,8 Mt). Schermi e monitor, piccole apparecchiature informatiche e di telecomunicazione e lampade rappresentavano rispettivamente 6,7 Mt, 4,7 Mt e 0,9 Mt.

Dal 2014, le categorie di rifiuti elettronici che aumentano più rapidamente in termini di peso totale sono: apparecchiature per lo scambio di temperatura (+7 percento), apparecchiature di grandi dimensioni (+5 percento), lampade e piccole apparecchiature (+4 percento).

infografica e-waste monitor 2020

Secondo il rapporto, questa tendenza è trainata dal crescente consumo di questi prodotti nei Paesi a basso reddito, dove tali prodotti migliorano il tenore di vita.

Le piccole apparecchiature informatiche e di telecomunicazione sono cresciute più lentamente, e gli schermi e i monitor hanno mostrato una leggera diminuzione (-1 percento), spiegata in gran parte da schermi lcd più leggeri che sostituiscono i pesanti monitor e gli schermi a tubo catodico (Crt).

Dal 2014, il numero di Paesi che hanno adottato una politica, una legislazione o una regolamentazione nazionale in materia di rifiuti elettronici è passato da 61 a 78. Pur essendo un trend positivo, questo è ben lontano dall’obiettivo fissato dall’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (Uit), che è quello di aumentare la percentuale di paesi con una legislazione sui rifiuti elettronici al 50%.

Il Global e-waste Monitor 2020 è un prodotto collaborativo della Global e-waste Statistics Partnership (Gesp), formata dall’Università delle Nazioni Unite (Unu), dall’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (Itu) e dall’Associazione Internazionale dei Rifiuti Solidi (Iswa), in stretta collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep).

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e il Ministero tedesco per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Bmz) hanno contribuito in modo sostanziale al Global e-waste Monitor 2020.

Condividi: