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Economia circolare: Gruppo Cap ne inventa una nuova

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sabbie di scarto - gruppo cap

Economia circolare, ricerca biotecnologica per estrarre materie prime seconde attraverso la depurazione delle acque reflue… raccontiamo le buone pratiche del Gruppo Cap in questa intervista a Desdemona Oliva

Il termine riuso, in Gruppo Cap è ormai un’abitudine. Appena può il gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano dà valore agli scarti come forse pochi altri: fanghi che producono biometano ed eco fertilizzanti; acqua depurata per irrigare i campi e pulire le strade cittadine.

E adesso anche la sabbia di scarto, recuperata per essere reimpiegata nei cantieri. Insomma, il Gruppo Cap da tempo sta sviluppando progetti di economia circolare che consentono di recuperare i materiali di scarto dei suoi processi produttivi per reimpiegarli come preziose materie prime.

Proprio per parlare di economia circolare, per la rubrica Pink&Green, abbiamo dato la parola a Desdemona Oliva, direttore della ricerca e sviluppo del Gruppo Cap. Il suo regno è il laboratorio che sta all’Idroscalo: qui si portano avanti gli esperimenti di biotecnologia applicata al mondo dell’acqua.

Insomma, le acque reflue rappresentano un prezioso patrimonio, da cui si possono estrarre materiali come cellulosa, biogas e biometano, fosforo e azoto, da reimpiegare nei settori industriali più avanzati.

Da tempo si pensava a una seconda vita anche per le sabbie, che in grande quantità si ritrovano nelle acque di scarto.

Così, le sabbie estratte dal processo di depurazione dell’impianto di Robecco sul Naviglio, tra i 40 presenti sul territorio, non finiranno più in discarica evitando anche i costi piuttosto alti, ma serviranno a tutti quei lavori che necessitano di sabbia, per lo più finora estratta dalle cave.

Riutilizzare le sabbie ora si può perché, qualche giorno fa Città Metropolitana ha dato l’approvazione per il recupero di tale materiale, prima autorizzazione in Italia con la nuova legge sull’End of Waste.

Gruppo Cap comincerà quindi a recuperare e riutilizzare 2.532 tonnellate di sabbia (circa 9,8 tonnellate al giorno) proveniente sia da rifiuti da dissabbiamento, che derivano dal ciclo di depurazione dei reflui, sia dai rifiuti generati dalla pulizia delle acque di scarico, frutto dei lavori di manutenzione su caditoie e tombini effettuati nei Comuni del territorio.

Grazie a uno speciale impianto, appositamente installato nella sezione di trattamento collocato all’interno del depuratore, le sabbie saranno trattate e disinfettate attraverso un particolare processo di separazione dai rifiuti organici chiamato effetto Coanda.

Queste sabbie saranno poi usate nei cantieri dell’azienda, come materiale per letti di posa nei lavori di rinnovo e di rinforzo delle tubazioni della rete di fognatura e acquedotto, evitando l’utilizzo di nuove sabbie, estratte dalle cave.

E, poi, pare che il prezzo di vendita di questa sabbia sarà molto più vantaggioso rispetto al costo di mercato. Vedremo nei prossimi mesi quando il progetto sarà avviato su scala industriale.

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