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Sinergia tra energia solare e agricoltura, contro i cambiamenti climatici

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fotovoltaico a terra

È necessario riuscire a individuare i criteri per favorire una sinergia tra lo sviluppo dell’energia solare e l’agricoltura, per combattere i cambiamenti climatici e dare slancio alla transizione energetica nel nostro Paese. Associazioni energetiche e ambientali scrivono al Governo per sollecitare un’azione decisa in questo ambito

Il piano Energia-Clima prevede in Italia un aumento della capacità fotovoltaica installata di ulteriori 30 GW entro il 2030. Tuttavia le stime mostrano che le installazioni fotovoltaiche a livello globale e per il 2020 dovrebbero subire una leggera flessione, intorno al 10%.

Previsioni che, naturalmente, potrebbero cambiare se i governi europei prendessero iniziative decise per supportare lo sviluppo delle installazioni a favore dell’energia solare e delle rinnovabili in generale.

Inoltre, lo sviluppo del fotovoltaico e una sinergia sempre maggiore con l’agricoltura, in grado di aumentare le installazioni a terra nel nostro Paese possono portare il settore delle energie rinnovabili a guidare la ripresa economica italiana.

Ma non solo… un’azione decisa in questo senso aiuterebbe a ridurre l’impatto ambientale. Ecco perché Greenpeace, Italia Solare, Legambiente e Wwf hanno deciso di scrivere al governo italiano per impegnarsi a individuare i criteri che permettano di avviare quelle sinergie tra le installazioni di fotovoltaico a terra e l’agricoltura ormai indispensabili nella lotta contro i cambiamenti climatici.

Ecco dunque il testo della lettera inviata dalla associazioni al Governo.

Rilancio degli investimenti nelle rinnovabili e ruolo del fotovoltaico

Egregi Ministri,
inquinamento e cambiamenti climatici impongono un deciso cambio di passo nella crescita delle fonti rinnovabili e in particolare del solare fotovoltaico.

Le installazioni purtroppo stanno procedendo a ritmi troppo lenti per raggiungere i 32 GWp di nuovi impianti solari previsti al 2030 dal Pniec, che pure appaiono sottodimensionati rispetto agli obiettivi climatici e alle potenzialità del Paese.

Le analisi evidenziano come per arrivare a questi obiettivi sia necessario sviluppare gli impianti sui tetti e nelle aree dismesse, ovunque in Italia, ma che si debba anche prevedere una quota di impianti a terra, marginale rispetto alla superficie agricola oggi utilizzata (Sau) e che può essere indirizzata verso aree agricole dismesse o situate vicino a infrastrutture, in ogni caso garantendo permeabilità e biodiversità dei suoli.

Vi scriviamo perché preoccupati dalle notizie sul tema del fotovoltaico a terra in area agricola. Negli ultimi anni la riduzione dei prezzi degli impianti e i miglioramenti nell’efficienza stanno consentendo di realizzare progetti senza incentivi, per i quali sono diverse le proposte nel nostro Paese.

Il paradosso è che di fronte alla necessità di accelerare gli interventi da un lato le gare per l’accesso agli incentivi per gli impianti in aree dismesse o bonificate sono andate sostanzialmente deserte, per problemi normativi e ritardi del nostro Paese nelle bonifiche, dall’altro si vorrebbe intervenire con una moratoria degli interventi in area agricola.

Le norme in vigore in Italia prevedono infatti per gli impianti a terra in aree agricole il divieto di accesso agli incentivi, ma si vorrebbe escludere la realizzazione in ogni caso a questo tipo di impianti.

Un intervento di questo tipo sarebbe un errore, mentre è corretto e urgente definire con chiarezza le regole per tutelare le aree agricole da una diffusione indiscriminata di questo tipo di impianti, ma soprattutto oggi è possibile realizzare progetti di integrazione tra colture agricole e impianti solari (per esempio, l’agrofotovoltaico).

Le ricerche più interessanti evidenziano che attraverso corrette regole sia possibile garantire non solo la permeabilità dei terreni ma anche recuperare molte qualità del terreno su cui è installato sia in termini di biodiversità che in termini di ecosistema.

A titolo di esempio l’Università dell’Oregon ha dimostrato che la presenza dei moduli fotovoltaici aumenta l’umidità del suolo, garantendo la presenza di più acqua per le radici durante il periodo estivo.

Inoltre, è possibile alternare i pannelli con colture arboree e la stessa apicoltura può registrare importanti benefici nel momento in cui intorno alle file di moduli sono fatte crescere piante, senza pesticidi, in grado di aiutare le api stesse a resistere a situazioni sempre più compromesse a causa dell’inquinamento e per l’uso degli anticrittogamici.

È inoltre pratica molto diffusa l’adozione delle pecore all’interno degli impianti fotovoltaici per tenere bassa l’erba, con il vantaggio per le pecore di poter usufruire di ampie aree d’ombra (sotto i pannelli), con un comfort spesso maggiore.

In molte aree del Paese esistono purtroppo terreni agricoli che non presentano condizioni tali da consentire una redditizia attività agricola e in questi casi il fotovoltaico può rappresentare una possibile soluzione per quei terreni di proficua integrazione.

Vi proponiamo di aprire un confronto pubblico sul tema a cui anticipiamo la nostra disponibilità a partecipare. Il tema della semplificazione riguarda infatti anche le fonti rinnovabili e va associato sempre a una grande chiarezza e trasparenza di regole di inserimento, a partire dalla revisione delle Linee guida per l’inserimento degli impianti nel paesaggio in modo da accelerare il revamping degli impianti, la bonifica dei terreni, l’integrazione del solare sui tetti, ma anche la realizzazione di una quota di impianti a terra in aree agricole correttamente integrati e capaci di rappresentare un’opportunità di diversificazione economica per le stesse aziende agricole, valorizzando al meglio il contributo che l’agricoltura potrebbe dare per la mitigazione dei cambiamenti climatici.

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