Home Imprese Sostenibili 300mila particelle per kmq: la plastica in mare non diminuisce

300mila particelle per kmq: la plastica in mare non diminuisce

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microplastiche nelle acque

Il problema legato all’inquinamento della plastica è sempre più allarmante: Greenpeace ha iniziato un tour nel Mar Tirreno per divulgare dati allarmanti. E al Museo di Storia Naturale di Pisa un’installazione dimostra come il problema nasca da noi umani

La plastica arriva al museo Museo di Storia Naturale di Pisa e dimostra come siamo noi i cattivi fruitori di questa materia. Come dipenda da noi l’inquinamento dovuto alla plastica.

Una installazione realizzata in collaborazione con l’Istituto di Scienze Marine (Ismar – Cnr) di Lerici e con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Roma 2) sede di Portovenere, lo dimostra.

E oggi (lunedì 20 luglio) alle 16:30 sarà possibile seguire l’evento in streaming sui canali Facebook e Youtube del Museo e sul canale Facebook dell’ateneo (link per la diretta Youtube: https://bit.ly/2DEYMbb).

L’esposizione sarà poi visitabile non appena il museo potrà riaprire le porte ai visitatori e resterà fino a maggio 2021. L’annuncio della data di riapertura del museo è previsto nei prossimi giorni.

L’inquinamento da plastica in mare è un problema globale che riguarda molti aspetti della nostra vita, dalla salvaguardia ambientale alla salute umana.

Oltre a presentare i dati più rilevanti sull’inquinamento e alcuni risultati delle ultime ricerche svolte sulle nostre spiagge, la mostra invita a riflettere sul nostro rapporto con la plastica, sui danni che può causare all’ecosistema e su cosa possiamo fare per limitarli.

Accompagnando i visitatori lungo l’intero percorso della Galleria dei cetacei del museo, La plastica e noi vuole essere allo stesso tempo una provocazione e un’occasione per prendere coscienza del problema e limitare la quantità di plastica che noi stessi produciamo ogni giorno.

Intanto, da Grosseto (Porto Santo Stefano) è appena partita la spedizione di Greenpeace in barca a vela Difendiamo il Mare per raccogliere e poi diffondere i risultati della ricerca condotta insieme all’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IAS) di Genova e all’Università Politecnica delle Marche durante il tour May Day SOS Plastica della primavera 2019.

Nelle acque marine superficiali del Mar Tirreno centrale si riscontra una diffusa presenza di microplastiche, con concentrazioni elevate sia in aree fortemente impattate, come la foce del Tevere e il porto di Olbia, che in zone lontane da fonti inquinanti come l’isola di Capraia.

I risultati mostrano che nel tratto di mare investigato, come già evidenziato in varie zone del Mediterraneo (un bacino semi-chiuso con un limitato riciclo d’acqua che ne consente l’accumulo) la presenza di microplastiche è ubiquitaria e non risparmia aree potenzialmente poco impattate come Capraia, in cui è stata registrata la concentrazione più alta, oltre 300mila particelle per chilometro quadrato.

Questo dato è coerente con quanto evidenziato da altre ricerche scientifiche condotte nell’area dove, a causa di una circolazione anticiclonica nota come Capraia Gyre, può crearsi una zona di accumulo transitoria di microplastiche.

Valori di concentrazione elevati sono stati registrati anche nel porto di Olbia e alla foce del Tevere, con oltre 250mila particelle per chilometro quadrato, confermando come sia le aree portuali con limitata circolazione che le foci dei fiumi costituiscano zone con elevati livelli di contaminazione da microplastiche.

I risultati indicano che i frammenti si accumulano anche in zone teoricamente lontane da sorgenti di inquinamento – dichiara Francesca Garaventa, referente per Cnr-Ias della ricerca – Indagini preliminari a differenti profondità nella colonna d’acqua confermano che sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno il comportamento delle microplastiche in mare che proveremo a realizzare già nella spedizione di quest’anno“.

Campionamenti effettuati a Ventotene e alla foce del Sarno a diverse profondità e con strumentazioni differenti mostrano variazioni fino a due ordini di grandezza del contenuto di microplastiche, con concentrazioni molto più elevate a 5 metri di profondità rispetto alla superficie.

La tipologia più frequente di microplastiche riscontrata è rappresentata da frammenti, tra 1 e 3 millimetri e inferiori al millimetro, costituiti soprattutto dai polimeri in polietilene e polipropilene, ovvero le tipologie di plastica più usate.

Indagini approfondite verranno eseguite durante la spedizione Difendiamo il mare di Greenpeace, partita oggi dall’Argentario  e che toccherà varie aree del Mar Tirreno centro settentrionale per le prossime settimane, con la partecipazione ancora una volta di ricercatori del Cnr-Ias di Genova e dell’Università Politecnica delle Marche.

I dati raccolti confermano ancora una volta che il nostro mare è malato a causa dell’inquinamento da plastica. La pandemia che viviamo ci insegna che non c’è più tempo da perdere: dobbiamo vincere la battaglia della plastica monouso e quella invisibile della microplastica. È inaccettabile che ancora oggi siano presenti sul mercato prodotti di uso comune con microplastiche aggiunte il cui destino è contaminare il mare. L’uso di microplastiche aggiunte intenzionalmente deve essere vietato al più presto” dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace.

A livello europeo, l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (Echa) sta lavorando a una proposta per vietare l’utilizzo di microplastiche aggiunte intenzionalmente in numerosi prodotti di uso comune tra cui cosmetici, detergenti, vernici e fertilizzanti

Segui il tour su microplastica.greenpeace.it

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