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Come creare un Eden in classe

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progetto eden

L’idea di creare un Eden (Educational environments with nature) è della docente Beate Weyland della Libera Università di Bolzano. Ecco il progetto in ogni suo minimo dettaglio

Piante in classe capitolo 2: i presupposti di Eden (Educational environments with nature) sono molto interessanti: introdurre le natural based solution nelle classi per aiutare gli alunni non solo a superare l’imminente ritorno in classe dopo mesi di assenza, ma per dare loro anche motivo di sviluppare una propensione alla natura (leggi biofilia) iniziando magari  prendendosi cura delle piante.

L’idea nasce in seno alla Libera Università di Bolzano dove Beate Weyland insegna presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Bressanone.

Beate ci racconta: “Il progetto Eden è nato durante il periodo del lockdown dovuto alla pandemia attraverso la realizzazione di un corso online con le studentesse di Scienze della Formazione sul tema della didattica sensoriale con le piante e attraverso un seminario – La natura dentro casa: prima dell’aula green – proposto all’interno del ciclo di dialoghi aperti sull’educazione offerti dalla nostra Facoltà nei tre mesi di vita in casa“.

Dalle attività realizzate durante il corso con le studentesse, e in collaborazione con il tesista di Ecodesign Emanuele Broglio, sta nascendo un libriccino, una guida che offrirà indicazioni pratiche e giustificazioni pedagogico-didattiche solide per inserire le piante negli ambienti educativi.

I temi esplorati sono: come creare l’ambiente in classe con le piante? Si può fare didattica con le piante? Come imparare dalle piante e con le piante? Si può giocare con le piante? Che tipo di giochi si possono fare con le piante al nido, all’infanzia e nelle scuole dell’obbligo?

Dal seminario aperto al quale hanno partecipato insegnanti e genitori da tutta Italia – prosegue la Weyland – è nata la pagina pubblica in Facebook Eden e sta nascendo un gruppo di ricerca libero e aperto sul tema insieme agli insegnanti più attivi e coinvolti. Sulla pagina pubblica il gruppo posta attivamente contributi bibliografici sul tema, moodboard e piccoli esperimenti pratici“.

Il progetto consiste nell’impiego di 3 variabili per la realizzazione di un ambiente di benessere e comfort per alunni e insegnanti dappertutto e con risorse contenute. Un approccio educativo orientato alla laboratorialità, alla relazione attiva e cooperativa, a una didattica aperta, per progetti, individualizzata e sensoriale.

La presa in carico degli ambienti didattici come dispositivi pedagogici straordinari per potenziare il compito didattico ed educativo della scuola: gli spazi architettonici possono essere progettati e allestiti in modo tale da offrire informazioni di accoglienza e comfort oltre che di appartenenza.

L’introduzione delle piante negli spazi indoor, quindi nelle aule e nei corridoi per creare un ambiente domestico, naturale, di benessere e protezione.

Sono diversi i dati che ci confermano la validità della proposta – ci spiega la docente che sta già portando in aula (durante la scuola estiva) la sua proposta – Abbiamo dati scientifici come la nota ricerca capitanata da Peter Barrett – Clever Classroom (2015) – che ci indicano che i fattori che migliorano fino al 16% il livello delle prestazioni dei ragazzi in classe riguardano il rapporto con la natura (naturalness), o ambienti che presentano condizioni naturali con una particolare all’acustica, all’illuminazione e alla temperatura negli ambienti, la stimolazione e la personalizzazione dello spazio didattico.

Dagli studi quantitativi raccolti nel libro di Raith e Lude Startkapital – Natur (2014) – emerge che le piante non solo impattano sull’ambiente offrendo una estetica ornamentale straordinaria, ma in particolare hanno effetto sullo sviluppo mentale (benessere, autostima, apprendimento), sullo sviluppo sociale (competenze relazionali, comportamento ludico, creatività) e sullo sviluppo fisico (salute, movimento).

Dalle ricerche esposte in questo libro emerge che la presenza e cura delle piante ha effetto inoltre sulla consapevolezza ambientale (legame con la natura, conoscenza, capacità di interazione e cura) e sulla formazione ecologica (incontro con le piante e consapevolizzazione attiva degli obiettivi dell’agenda 2030)“.

Dagli studi emergono diverse qualità benefiche delle piante negli spazi indoor. Il nostro sforzo è stato quello di collegarle strettamente con gli obiettivi della Legge 20 agosto 2019, n. 92 Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica (GU n.195 del 21-8-2019), che all’articolo 3 prevedono anche l’educazione alla salute e al benessere.

La presenza di piante nelle classi e negli altri ambienti della scuola offre l’occasione di realizzare un distanziamento naturale e permette di realizzare attività educazione alla cura e alla salvaguardia del nostro pianeta espressi negli obiettivi dell’Agenda 2030 e nelle indicazioni sull’educazione alla salute e al benessere della legge sull’educazione civica del 2019.

Gli studi scientifici e le pubblicazioni divulgative di Stefano Mancuso – continua Beate Weylandci danno la prova scientifica che lo sviluppo di rapporti di prossimità con le piante in è benefico non solo per l’umidificazione e il ricambio dell’aria negli ambienti, ma anche perché favorisce l’attenzione e la concentrazione dei bambini e dei ragazzi, oltre che un diffuso senso di benessere percepito“.

L’idea è quella di puntare a organizzare spazi e pensieri attorno a una scuola domestica per offrire a bambini e ragazzi al rientro in classe di quest’anno (ma poi anche per sempre) un senso di accoglienza e di sicurezza genuino grazie anche l’utilizzo delle piante.

Il pensiero che stiamo introducendo è quello di evitare un’accoglienza militaresca e ospedaliera dei bambini e dei ragazzi – ci tiene a precisare la docente – che può rischiare di mettere paura e di creare situazioni di ansia, totalmente ostili ai processi di apprendimento, osservando comunque le imposizioni di prevenzione contagio. Abbiamo dunque proposto di ragionare su ambienti soggiorno da riconfigurare con postazioni individuali e di piccoli gruppi a isole e riducendo al massimo il setting tradizionale delle batterie di banchi di fronte alla cattedra e alla lavagna. Ambienti soggiorno da abbellire incorniciando ad arte i disegni dei bambini per creare bellezza e senso di appartenenza e, infine, il tema della natura indoor portando piante ornamentali da appartamento nelle classi“.

Intanto, proprio in questo mese di luglio è partito un programma sperimentale di simulazione per creare Aule Green.

Le scuole interessante e disponibili alla simulazione si muovono in questo modo:

  • contattano una giardineria e chiedono un supporto per avere in prestito per una mattinata tra 25 e 50 piante da appartamento. (Le piante necessarie sono 5-6 grandi e alte, non troppo frondose, 10-15 di media grandezza da tavolo, 10-15 piccole, 5-6 rampicanti o da appendere, tipo potos)
  • individuano l’aula (ed eventualmente altri spazi) in cui effettuare la simulazione e coinvolgono un gruppo di studenti

Il gruppo di ricerca individua il fotografo e allestisce gli spazi insieme alle persone coinvolte, documenta l’esperienza e discute con il gruppo le strategie per una possibile messa a sistema della proposta.

Le scuole interessate possono stringere accordi di ricerca-azione con l’Università di Bolzano e sviluppare un percorso di formazione, sperimentazione e monitoraggio degli effetti dell’intervento sulla didattica e sull’apprendimento.

Le convenzioni non sono soggette a Iva, rientrano negli accordi di formazione e ricerca (quindi non sono consulenze) e comportano un impegno economico da concordare per avere un accompagnamento (formazione, sperimentazione, monitoraggio) in uno spazio temporale da 12 a 24 mesi.

I test sul campo sono a Rovereto presso la Scuola Paritaria G.Veronesi/La Vela; Bolzano, Scuola primaria in lingua tedesca Pestalozzi; Vipiteno, Scuola primaria in lingua tedesca oltre a Bressanone, presso Facoltà di Scienze della Formazione, in aule laboratorio.

Quali sono state le reazioni degli alunni?

La cosa che ci ha colpito di più – risponde Beate Weyland – è che i bambini coinvolti nella simulazione sono stati innanzitutto piacevolmente colpiti da questa organizzazione insolita dello spazio. I commenti erano molto positivi.

Ci ha impressionato il fatto che i bambini che sono entrati nella stanza (che fanno parte di gruppi estivi misti e che svolgono attività di campus estivi) hanno cercato il loro posto, si sono seduti e hanno voluto rimanere fermi nel luogo scelto molto più a lungo di quanto ci aspettassimo.

Abbiamo messo loro a disposizione libri sul tema dell’ecologia e dell’ambiente, carta e pennarelli per disegnare. Molti di loro hanno guardato i libri, altri hanno voluto fare dei disegni e hanno rappresentato senza che lo richiedessimo piante e fiori.

Per che età prevedete il progetto Eden?

Il progetto si presta per tutte le età. Durante il tempo del Lock Down abbiamo esplorato la possibilità di portare le piante all’interno degli spazi soprattutto con insegnanti di nido e di scuola dell’infanzia.

In seconda battuta con insegnanti di scuola primaria, come la scuola primaria in lingua tedesca di Vipiteno con la quale inizieremo i monitoraggi a settembre, la scuola paritaria La Vela di Rovereto e la scuola paritaria Herz Jesu di Bolzano.

Nel frattempo stanno aderendo al progetto alcune scuole secondarie di primo grado  come l’istituto Fermi di Torino e istituti di scuola secondaria di secondo grado come l’Itis Giulio Natta di Rivoli (TO).

Quest’ultimo sta già stilando una convenzione di ricerca con noi proprio su questi temi.

In quale percorso didattico pensate di inserire queste vostre attività?

Il progetto si colloca all’interno di una riflessione più ampia sul tema del rapporto tra spazi e didattiche, che focalizza l’uso dell’ambiente come dispositivo pedagogico finalizzata a promuovere una didattica personalizzata e cooperativa, a progetto, coerente con gli obiettivi delle competenze globali.

La proposta sulla quale stiamo quindi lavorando riguarda l’idea di una scuola domestica ragionando su ambienti soggiorno da riconfigurare con postazioni individuali e di piccoli gruppi a isole e riducendo al massimo il setting tradizionale delle batterie di banchi di fronte alla cattedra e alla lavagna.

Ambienti soggiorno da abbellire incorniciando ad arte i disegni dei bambini per creare bellezza e senso di appartenenza e, infine, inserendo la natura indoor portando piante ornamentali da appartamento nelle classi.

Dal punto di vista strettamente didattico la proposta si inserisce nel filone della didattica sensoriale, un approccio attivo che coinvolge i cinque sensi nell’esplorazione del reale e nello sviluppo delle conoscenze.

Nel laboratorio che ho condotto a distanza nel periodo del lockdown ho elaborato con gli studenti una analisi approfondita del potenziale delle piante per svolgere progetti e attività di didattica sensoriale collegate agli obiettivi della Legge 20 agosto 2019, n. 92 Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica (GU n.195 del 21-8-2019), che all’articolo 3 prevedono anche l’educazione alla salute e al benessere.

Abbiamo individuato attività didattiche legate alla dimensione della cura e alle diverse discipline (geografia, per esempio, per tematizzare i paesi di provenienza delle piante; italiano per lavorare sulla descrizione, e sull’inscenare storie con soggetti le piante).

Abbiamo sviluppato progetti ludici, scoprendo di poter inventare giochi con le piante. Si, giocare con le piante, per ottemperare l’articolo 31 della convenzione Onu dei diritti dei bambini: il diritto al gioco.

Per fare un esempio: abbiamo sviluppato un gioco per il quale alcune piante si prestano per svolgere un gioco di equilibrio posizionando stecchini o piccole biglie sugli steli, sfidando l’abilità dei bambini nel posizionarle ad arte, senza farle cadere e estrarle senza danneggiare la pianta.

Per i livelli superiori la riflessione è aperta e tutta da sviluppare. Almeno le attività di cura delle piante da parte dei ragazzi si potrebbe espletare durante le 33 ore di educazione civica previste per legge.

Chi saranno i maestri/professori a farsi carico del tema?

L’ideale è che tutti gli insegnanti della scuola che partecipa alla sperimentazione siano coinvolti. Tuttavia è possibile partire anche solo con  gli insegnanti più sensibili al tema, che si impegnano a guidare bambini e ragazzi nello sviluppo di rapporti di prossimità con le piante individuando anche possibili connessioni con le discipline insegnate.

Si parte con alcune classi e poi si vede se estendere il progetto a tutti.

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