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E la vite si maritò all’Acero

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Foto di Ben Cheung da Pexels

Il paesaggio agrario tradizionale rimasto stabile per diversi secoli, si è profondamente modificato con la meccanizzazione agricola, facendo scomparire di fatto gli elementi portanti dell’ambiente stesso, come le piantate e le siepi, i filari di alberi, per non parlare dei fiori nei campi.

Oggigiorno vedere papaveri rossi nel grano che biondeggia è quasi un miraggio e, purtroppo, si sono estinte di conseguenza, numerose specie di avifauna selvatica, che lì vivevano e prosperavano stabilmente.

Per chi non la conosce, già gli scrittori latini di agronomia, tra cui Catone, designano le piantate con il termine di arbustum gallicum e recenti studi evidenziano che gli Etruschi avrebbero appreso il modo di allevare le viti maritandole agli alberi, dalle antiche popolazioni della Valle Padana.

Esigenza vitale per il podere mezzadrile, era una coltura promiscua di vigna e cereali. Dove oggi rimangono splendidi esemplari di filari di aceri, lì una volta c’era anche la vite.

L’attenzione di noi tutti verso le tematiche di salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo è significativamente cresciuta negli ultimi anni, così come la sensibilità di chi si occupa di progettare e immaginare nuovi spazi per il verde, abbracciando uno stile di progettazione architettonica più eco-sostenibile e attento alla tutela del paesaggio che lo circonda.

Questa in sintesi la mission anche di studio Landscape, con sede a Varese e nella vicina Svizzera che, con grande professionalità si impegna a dare una seconda vita a luoghi dimenticati, riscoprendo la loro vera essenza.

È proprio ciò che hanno fatto nel progetto di riqualificazione agro-ambientale per i terreni di proprietà di Agrisacca srl, a Goito nel mantovano.

Sviluppando una strategia di intervento sulla base delle linee guida del Psr della Regione Lombardia, recuperando aree marginali/non più produttive e ripristinando filari di Acer campestre con la messa a dimora di piante autoctone (che richiedono poca acqua e manutenzione), hanno ideato un masterplan che qualifica il paesaggio agrario di margine sia da un punto di vista estetico ma anche e soprattutto ecologico.

E se magari, volete fare qualcosa proprio negli immediati dintorni di casa, fatevi una siepe mista! Dovete sapere che le siepi quattro stagioni (come le chiamo io!) contribuiscono in maniera decisiva ad arricchire la diversità biologica di un ambiente… anche cittadino.

Da sempre hanno caratterizzato le aree agricole e assunto un posto insostituibile nella vita contadina dei nostri antenati, quali fonti di preziose materie prime, come bacche e piccoli frutti minori, legna oltre a fungere da limite di proprietà.

Impiantare oggigiorno una siepe interessante tutte le stagioni che produce fiori e bacche, è cosa buona e giusta, oltre che bellissima da vedere. Bassissima manutenzione, stile informale e ottima resistenza alle malattie sono solo alcune delle virtù di questa scelta.

Una cosa curiosa che capita, al rientro dopo un paio di settimane di ferie e di trovare il prato non più solo verde, ma con pennellate di giallo, arancio, ciano e bianco; non male come prova di biodiversità naturale in giardino.

Le specie presenti nel miscuglio hanno avuto il tempo di crescere e fioriere… allora, senza aspettare le prossime vacanze perché, quest’estate non provare a battezzare una zona rasaerba-free o in cui seminare miscele di fiori selvatici?

Scoprirete di quanti bei fiori avevate senza saperlo e a costo zero: una gioia per i vostri occhi e per quelli di… api, farfalle, bombi e coccinelle.

Stefano Pagano Stefano Pagano: laureato in Verde ornamentale e tutela del paesaggio alla Facoltà di Agraria di Bologna, collabora con lo Studio Tecnico Paesaggistico, studio che si occupa di progettazione di parchi, giardini e terrazzi ed è responsabile del team operativo La Giardineria | e-mail | Facebook
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