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Sicilia, terra di pesca ed enoturismo

pubblicato il: - ultima modifica: 30 Luglio 2020
aziende siciliane

Gli effetti della pandemia si fanno sentire nell’isola, ma da questa condizione potrebbero crearsi le premesse per una ripartenza affidata alle aziende siciliane dei settori di agricoltura e pesca anche grazie all’Europa, dalla quale arriva l’accordo del Consiglio europeo sul Recovery Fund e sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027.

L’accordo fa ben sperare per l’Italia che dovrebbe ottenere complessivamente 209 miliardi di euro, di cui 127 miliardi di euro in forma di prestiti e 81,4 miliardi di euro a fondo perduto. Il Bel Paese potrà quindi tirare quel respiro di sollievo che sta cercando, in un periodo di emergenza epidemiologica che rallenta ma non ferma le imprese, come quelle agricole ed ittiche, che continuano ad impegnarsi affinché la produzione, anche con metodi innovativi, prosegua sia nel rispetto dei principi di qualità dei prodotti, sia nel rispetto di una crescita sostenibile dei territori, che prevede anche l’adeguato compenso degli agricoltori e dei pescatori, senza che questi subiscano penalizzazioni rispetto ai loro competitor dei Paesi Terzi.

Ne è un esempio la Sicilia ed è ciò che è anche emerso dal digital debate sull’“Agricoltura e Pesca verso una transizione sostenibile in Sicilia” alla luce della nuova strategia europea Farm to fork, del Green Deal e della nuova Politica Agricola Comune (PAC), organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, insieme alla Rappresentanza in Italia della Commissione europea e all’Euromed Carrefour Sicilia – Europe Direct di Palermo, al quale sono intervenuti gli eurodeputati eletti nella circoscrizione Isole.

Sostenibilità ambientale ed economica al centro della strategia Farm to Fork

La Sicilia è allineata agli obiettivi della strategia Farm to fork che mira ad aumentare la sostenibilità della produzione agricola e della sicurezza alimentare attraverso dei target fissati in due step: il primo al 2025, per garantire l’accesso ad internet veloce a banda larga in tutte le zone rurali e puntare ad un’etichettatura nutrizionale obbligatoria degli alimenti, valutando anche l’estensione a determinati prodotti dell’obbligo delle indicazioni di origine e di provenienza, rafforzando quindi la tracciabilità per rendere più facile, per il consumatore, la scelta dei prodotti che rispettano alti standard di qualità.

Il secondo step è fissato invece al 2030, puntando alla biodiversità dei terreni coltivabili e all’”industria verde” con la riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi chimici; la riduzione di almeno il 20% dell’uso dei fertilizzanti e del 50% delle vendite di antimicrobici per gli animali da allevamento e per l’acquacoltura; e della destinazione all’agricoltura biologica di almeno il 25% della superficie agricola disponibile. La Sicilia ha già raggiunto questo obiettivo. La Sicilia è il primo territorio europeo per coltivazione biologica, con il 25% e punta ora al 27% da raggiungere entro il 2030, mentre il resto del territorio nazionale è al attualmente al 15%.

E’ necessario ridurre l’impatto climatico delle attività produttive connesse all’alimentazione, ma la crisi del Covid-19 ha reso anche molto evidente, che la sicurezza alimentare non può prescindere dalla solidità e dalla resilienza delle imprese agricole e della pesca. Pertanto, oltre alla sostenibilità ambientale, è importante puntare a preservare la sostenibilità economica. L’impostazione green deve quindi essere affiancata da un maggiore sostegno al reddito, come hanno sottolineato Francesca Donato, membro sostituto della Commissione per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale al Parlamento europeo e Raffaele Stancanelli, membro della commissione Pesca al Parlamento europeo, durante lo stesso digital debate.

Il settore agricolo con lo sviluppo anche dell’eno-turismo e quello della pesca di qualità certificata, si confermano, quindi, per la Sicilia, il volano in forte ascesa per l’economia dell’intero territorio e l’occupazione, ma anche un importante fattore per lo sviluppo rurale e la salvaguardia del territorio stesso.

Premialità dei biodistretti per le attività di ricerca sul “campo”

La Sicilia è un territorio sensibile alla sostenibilità, infatti si sta sempre più affermando il modello del biodistretto, che, oltre ad incidere profondamente nel rivitalizzare la coesione territoriale, punta ad interventi importanti a favore delle risorse ambientali, produttive, culturali, basate sull’internazionalizzazione, la digitalizzazione, l’innovazione, la valorizzazione del patrimonio produttivo agricolo di qualità, dei beni culturali e ambientali, della qualità dell’istruzione e del capitale umano, della lotta alla povertà in maniera integrata e sinergica. Tutti elementi che sono in grado di generare Valore.

Valore sicuramente sostenibile sia da un punto di vista ambientale, sia da quello socio-economico, come quello del GAL Madonie che si pone come obiettivo la promozione e la valorizzazione dei prodotti delle filiere agroalimentari attraverso le attività del Distretto del cibo “C.I.B.O. in Sicilia, Cultura – Identità – Biodiversità – Organizzazione”. Riconosciuto dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, ha l’obiettivo strategico di promuovere e valorizzare i prodotti delle filiere agroalimentari siciliane, in un’ottica di sviluppo territoriale sostenibile, favorendo l’integrazione delle attività agricole e produttive con accordi di filiera, tra operatori delle filiere produttive ed attori territoriali, introducendo innovazioni di prodotto, di processo ed anche organizzative delle aziende siciliane. Un ampio partenariato che copre l’intero territorio siciliano, con otto filiere produttive (agrumicola, ortofrutticola, della frutta secca a guscio, cerealicola, dei prodotti ittici e trasformati, olivicola/olearia, delle carni, delle piante officinali), tre comparti produttivi (lattiero-caseario, mielicolo e vitivinicolo) e tre biodistretti (Eolie, Valle del Simeto, Terre degli Elimi) oltre a diciotto produzioni agroalimentari di qualità.

La Sicilia è il territorio con maggiore bio diversità a livello europeo e il biodistretto sta sviluppando dei progetti di ricerca nelle aree di sperimentazione, come quello delle “Serre mediterranee”, per la produzione di pomodori di Pachino all’interno di aree protette. I progetti per il recupero, la salvaguardia e valorizzazione dei prodotti regionali di qualità; il rafforzamento della diffusione dei prodotti nel mercato locale e internazionale; il miglioramento dei processi produttivi e transizione verso modelli eco-sostenibili e la promozione della cultura del cibo, come elemento cardine dell’identità siciliana.

I progetti sono utili oltre che ai diretti beneficiari degli interventi, anche per raggiungere gli obiettivi comunitari di sviluppo rurale, quelli sanciti dall’Agenda 2030 e quelli del Green Deal. Lo sviluppo di progetti innovativi sul territorio, applicati al settore agricolo sono anche la dimostrazione della necessità di una sempre maggiore formazione degli agricoltori, in particolare le giovani generazioni che ha come ulteriore beneficio quello di evitare lo spopolamento dei territori e dei centri abitati.

Attenzione va data anche alla formazione dei pescatori, non solo sulle migliori tecniche di pesca sostenibili e innovative, ma anche a temi più ampi e di particolare importanza per gli operatori del settore che in mare ci vivono e ci lavorano. L’inquinamento marino è uno degli argomenti sul quale porre sempre maggiore attenzione, dato che è in aumento l’inquinamento da micro-plastiche presenti nei nostri mari in una quantità che passa dai 4 milioni ai 12 milioni di tonnellate. E’ quindi importante informare/formare, educare gli operatori del settore e i cittadini su questi temi, ricordando anche la fondamentale importanza della valorizzazione delle aree marine protette.

In Sicilia possibile semaforo verde dall’UE per l’agricoltura sostenibile grazie alla canapa e al limone

La canapa industriale si conferma una possibile alternativa colturale per chi si occupa di seminativi nel Sud Italia e la Sicilia ne è un esempio in quanto le condizioni ambientali sono favorevoli. Le aziende siciliane che si occupano della trasformazione della canapa in estratti per l’industria cosmetica, farmaceutica e nutriceutica a base di cannabinoidi e della prima trasformazione del fiore, sviluppano e ottimizzano le coltivazioni di canapa industriale e di canapa medica per utilizzare e migliorare i derivati dalla canapa per applicazioni cosmetiche, alimentari e mediche.

In Sicilia, infatti, si sta sviluppando una solida rete di agricoltori che ha stabilito una partnership con il Dipartimento dell’Agricoltura, dell’Alimentazione e dell’Ambiente dell’Università di Catania per lo sviluppo della tecnica colturale e l’individuazione delle varietà di canapa industriale più adatte al clima mediterraneo. Le varietà di canapa utilizzate rientrano tra quelle iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, (art.17 della Direttiva 2002/53/CE). Si tratta di semi certificati con tenore di Thc inferiore allo 0,2%, come previsto dall’ultima riforma della Politica agricola comune 2014-2020.

Un primo passo quindi è stato fatto, si attende ora l’approvazione di un regolamento europeo per la produzione della canapa industriale per uso sanitario ed alimentare controllato.
L’altro fiore all’occhiello è il limone. E’ infatti in dirittura di arrivo a Bruxelles l’iter istituzionale conclusivo per il riconoscimento del marchio IGP – Indicazione Geografica Protetta per il limone dell’Etna. È stata infatti pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (n. 204 serie C del 18 giugno 2020) la domanda di registrazione della nuova indicazione geografica protetta appartenente alla categoria Classe 1.6 – Ortofrutticoli e cereali, freschi o trasformati.

Nato da un progetto, avviato dall’associazione dei produttori “Limone dell’Etna” nel 2014, raccoglie oltre 50 aziende siciliane tra produttori, trasformatori e operatori commerciali ed enti locali dei territori direttamente coinvolti nella produzione (16 comuni: Acireale, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Valverde, Santa Venerina, Castiglione, Piedimonte etneo, Calatabiano, Zafferana, Mascali, Fiumefreddo, Giarre, Riposto e San Gregorio). Il marchio sarà collettivo cioè comune a tutti i produttori dei 16 comuni e garantirà che si tratta del frutto prodotto dalla rifioritura estiva della pianta, ottenuta tramite la pratica della forzatura, che consiste nell’indurre la pianta a rifiorire per produrre i frutti fuori stagione e che raggiungono la maturazione durante l’estate successiva, quindi in un periodo in cui la produzione limonicola normale è assente. Il limone “Verdello” è un agrume di qualità, coltivato su un’area che si estende per circa 2000 ettari e non trattato con fitofarmaci. Si tratta di un prodotto a filiera controllata, commestibile al 100%, con elevate caratteristiche organolettiche.

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