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Aspetti legali e normativi dell’economia circolare

pubblicato il: - ultima modifica: 20 Novembre 2020
riciclo economia circolare

L’economia circolare ha anche risvolti legali e normativi che abbiamo deciso di affrontare con Sabrina Suardi, consulente legale ambientale, fondatrice di Ambientemente, con la quale abbiamo parlato di progettazione dei beni, di riparazione e riutilizzo e del diritto a vivere in un ambiente sano

Tra gli aspetti meno considerati dell’economia circolare – alla quale si associano una serie di attività positive ex post, ovvero dopo il consumo di un bene o di un prodotto – c’è la fase precedente l’utilizzo di una risorsa e la fase che accompagna il suo uso.

Non soltanto, infatti, è necessario recuperare e riciclare quanto possibile dai prodotti utilizzati ma è sempre più fondamentale arrivare a progettarli e a realizzarli avendo bene in mente il loro utilizzo successivo.

Come pure l’economia del prodotto monouso – cui ormai il mercato dell’elettronica è assuefatto – non ha più senso ma, anzi, va stimolata un’azione sempre più vigorosa per garantire la riparazione e il riutilizzo dei prodotti venduti.

Tutto questo porta di conseguenza la necessità di garantire il diritto a vivere in un ambiente sano, a tutti.

Non si possono condannare i Paesi più poveri, le regioni in cui il lavoro langue, al degrado ambientale e sanitario – vedi quanto successo a Taranto con l’Ilva (ora Ancelor Mittal) che ricatta la salute dei cittadini con l’offerta di posti di lavoro.

Di tutto questo, per la rubrica Pink&Green che rientra all’interno del palinsesto de I Talenti delle Donne voluto dal Comune di Milano, abbiamo parlato con Sabrina Suardi, consulente legale ambientale che ha fondato lo studio Ambientemente attraverso il quale affronta questo genere di tematiche.

A lei abbiamo chiesto in che modo si deve diventare consapevoli delle nostre scelte di consumo?

La nuova politica economico-ambientale europea sta rinnovando drasticamente le proprie priorità assegnando sempre maggiore responsabilità ai produttori dei beni che, al termine del consumo che ne facciamo, sono destinati oggi in gran parte a diventare rifiuti. Orientarci verso quei prodotti che sono stati progettati ab origine per creare minor impatto possibile può fare la differenza.

L’economia circolare non ha come obiettivo il recupero dei rifiuti che produciamo ma, al contrario, l’adozione di strategie per ridurli drasticamente.

Certamente, per esempio attraverso la riparazione o il riutilizzo.

Molte aziende, con ingenti sforzi, si stanno muovendo verso l’obiettivo dei rifiuti zero; noi consumatori dovremmo aiutare questo processo promuovendo quelle filiere che ci permettono di riparare i beni di cui facciamo uso (smartphone ed elettrodomestici) e privilegiare i beni prodotti con materie prime seconde, provenienti dagli scarti dei tanti cicli di produzione italiani (che diversamente si sarebbero dovuti gestire come rifiuti).

Altrettanto importante è comprendere la necessità di adottare strategie che favoriscano uno sviluppo economico che tenga conto anche dell’ambiente e delle esigenze sociali.

Oggi l’ambiente non ha ancora un posto autonomo e privilegiato nella nostra carta costituzionale, ma è oltremodo importante sottolineare che esso può essere integrato, per esempio, nel diritto alla salute (art. 9 della Costituzione) che non vuol dire solo diritto ad avere un corpo sano ma anche (e preliminarmente) vivere in un ambiente salubre.

Senza un ambiente sano difficilmente potremo esserlo anche noi.

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