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Piene Fluviali, ecco come sono cambiate negli ultimi 500 anni

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Le caratteristiche delle piene fluviali degli ultimi decenni sono diverse da quelle dei secoli precedenti, lo afferma un progetto di ricerca internazionale condotto dall’Università Tecnica di Vienna a cui ha preso parte il Politecnico di Torino.

I risultati dello studio sono stati pubblicati oggi sulla rivista “Nature“. A condurre questo ampio studio a livello internazionale è il professor Günter Blöschl della Università Tecnica di Vienna (TU Wien), esperto austriaco di rischio idraulico; lo studio ha coinvolto 34 gruppi di ricerca tra cui per il Politecnico di Torino un gruppo del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture.

Lo studio dimostra chiaramente come gli ultimi tre decenni siano stati tra i periodi più ricchi di alluvioni in Europa negli ultimi 500 anni. Si evince, inoltre, come questi ultimi tre decenni differiscano dagli altri periodi ricchi di piene fluviali in termini di durata, estensione spaziale, temperatura dell’aria e stagionalità delle alluvioni. Rispetto al passato, il periodo presente è più esteso, la stagionalità delle piene è variata e il rapporto tra occorrenza delle alluvioni e temperatura dell’aria si è invertito: in passato, i fenomeni alluvionali si verificavano più frequentemente in decenni caratterizzati da basse temperature, mentre oggi il riscaldamento globale è uno dei motori del loro aumento.

Per arrivare a un tale risultato è stato necessario analizzare decine di migliaia di documenti storici in un periodo che va dal 1500 fino al 2016, coevi alle alluvioni del periodo storico. E’ stata fondamentale un’attenta cura ai dettagli per portare a termine l’impresa, di cui l’aspetto più sfidante della ricerca era sicuramente la necessità di rendere comparabili testi molto diversi tra loro. In questo modo i team sono riusciti a rispondere a una domanda, che prima non era mai stato possibile risolvere.

“Avevamo già rilevato l’influenza del cambiamento climatico sulle alluvioni in Europa negli ultimi 50 anni”, afferma Alberto Viglione del Politecnico di Torino, uno dei principali autori della pubblicazione. “Tuttavia, è anche importante capire se quanto visto negli ultimi 50 anni è una situazione completamente nuova o se si tratta solo di una ripetizione di qualcosa che si è già verificato in passato. Finora, i dati disponibili non erano stati sufficienti a dare una risposta alla questione. Grazie al lavoro fatto in questo studio possiamo ora dire con fiducia che sì, le caratteristiche delle alluvioni degli ultimi decenni sono diverse da quelle dei secoli precedenti”.

L’analisi dei dati ha identificato nove periodi ricchi di alluvioni e le regioni ad essi associate. Il confronto con i dati ricostruiti di temperatura atmosferica ha mostrato che questi periodi alluvionali sono stati sostanzialmente più freddi dei periodi intermedi. questo risultato però sembra entrare in contrasto con l’osservazione che il recente clima caldo sia in alcune zone associato ad piene fluviali più estese, su questo punto il professor Günter Blöschl afferma: “Il nostro studio mostra per la prima volta che i meccanismi sono cambiati: mentre in passato le alluvioni si sono verificate più frequentemente in condizioni di maggior freddo, ora è il contrario. Le condizioni idrologiche del presente sono molto diverse da quelle del passato“.

Ma non solo, a cambiare è anche la stagionalità delle alluvioni, ciò è connesso ai mutamenti nelle precipitazioni, nell’evaporazione e nello scioglimento delle nevi. Questi mutamenti sono, perciò, un indicatore importante per distinguere il ruolo del cambiamento climatico rispetto a quello di altre cause come la deforestazione e la regimazione dei fiumi. Queste scoperte sono state rese possibili grazie al nuovo database creato dagli autori dello studio, che include la datazione esatta di quasi tutti gli eventi alluvionali riportati dalle fonti negli archivi storici. Lo studio è, infatti, il primo al mondo a valutare i periodi storici ricchi di alluvioni per un intero continente in maniera così dettagliata.

“Nonostante gli sforzi necessari per mitigare i cambiamenti climatici, vedremo comunque gli effetti di questi cambiamenti nei prossimi decenni”, afferma Blöschl, che conclude: “La gestione delle alluvioni deve adattarsi a questa nuova realtà”. Il professore, infatti, afferma che sia necessario, alla luce del cambiamento nei meccanismi di formazione delle alluvioni, utilizzare strumenti per la valutazione del rischio alluvionale basati sui meccanismi fisici coinvolti e strategie di gestione che possano tenere conto dei recenti cambiamenti nel rischio.

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