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Puglia, terra di biotecnologie. Ecco perché

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Sempre più ricerca nel mondo delle biotecnologie si concentra in questa Regione: recente la nascita del Salento Biomedical District. Così, molti ragazzi rimangono qui a studiare: come ha fatto Loris Savino

La Puglia dimostra di essere terra sempre più legata alle biotecnologie: lo conferma un recente accordo che vede l’Università del Salento e Medtronic Italia assieme all’Istituto di Nanotecnologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr Nanotec) e al Center for Biomolecular Nanotechnologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia  (Cbn – Iit Lecce) sottoscrivere una proposta di collaborazione che porterà alla creazione di un innovativo Distretto biomedicale.

Il nome è già stato trovato: Salento Biomedical District. Qui, i punta a creare una piattaforma attraverso cui veicolare, sviluppare e implementare la cultura biotecnologica, mettendo a fattor comune le esperienze  accademiche e industriali per la creazione di valore nel settore healthcare.

Un facilitatore di opportunità, programmi e iniziative per investire sui talenti degli studenti e delle imprese valorizzando così le loro idee ed esperienze. L’ambizione è quella di facilitare la sinergia, il dialogo e la crescita puntando sulle forti potenzialità già presenti sul territorio e che ora potranno finalmente attrarre interesse nazionale e internazionale.

Le potenzialità di questo settore si trovano anche nelle parole di uno studente: Loris Savino che proprio questa estate ha terminato gli studi in biotecnologie all’Università di Bari. Eppure, quando si iscrisse al liceo classico, forse pensava di fare tutt’altro…

Capita spesso di finire il liceo e non avere idea di quale sarà il proprio futuro – racconta – Capita anche, forse meno spesso, di aver frequentato per cinque anni un liceo classico, in una quotidianità fatta di latino e di greco, ma nonostante questo di avere il coraggio di cambiare rotta e abbracciare la scienza“.

E chissà, magari capita di iscriversi proprio a biotecnologie, come è successo a me. Che ci si finisca per caso o per scelta, studiare biotecnologie rimane però un’esperienza bellissima.

Un po’ per la varietà di competenze che si acquisiscono, dalla chimica alla biologia, fino alle scienze agroambientali, attingendo qualcosa perfino da ingegneria e informatica; la figura del biotecnologo è così versatile che è molto difficile non riuscire a trovare una dimensione che ti faccia esclamare: “sarebbe proprio bello fare di questo il mio lavoro!“.

E, per quanto affascinante sia condurre esperimenti in laboratorio, non si tratta solo di questo: affacciandosi al mondo delle biotecnologie si entra a far parte di un mondo in continua evoluzione, in cui si parte dal mondo microscopico per ampliare la conoscenza di ciò che ci circonda, sviluppare tecnologie innovative e contribuire così al progresso della società oltre che della scienza.

Che ti interessi trovare una cura alle malattie più rare, indagare a fondo i misteri della biologia oppure offrire soluzioni innovative che rispettino l’ambiente e non solo l’economia, la strada delle biotecnologie è di certo il percorso migliore che si possa intraprendere.

Così, il suo consiglio è chiaro: “Quando scegli di studiare biotecnologie hai di fronte a te un ventaglio di possibilità future che ti fanno quasi girare la testa, basta solo avere il coraggio di mettersi in gioco e di scegliere attivamente cosa si vuole fare nel proprio futuro“.

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