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Balsamina, pianta bella ma cattiva

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Il fiore rosa e bianco ricorda un orchidea, ma in molti paesi di montagna la Balsamina è un vero flagello. Ecco come estirparla

Bellissimo fiore e bellissimo nome, peccato che la Balsamina (Impatiens glandulifera Royle) sia una tra le piante più infestanti presente in Italia capace di mettere a repentaglio la biodiversità montana.

La sua invadenza non ha limite e vicino a essa riesce a prendere vita, sovente, solo l’ortica.

Si tratta di una pianta erbacea che può crescere fino a 2 metri. I fiori sono penduli, sembrano delle piccole orchidee, rosa e bianche. Ma non lasciatevi ingannare: una volta che mette radici in un posto non ce n’è per nessuno.

Questa pianta introdotta in Italia a scopo ornamentale ha origine in Asia orientale: ovvero ai piedi dell’Himalaya.

Poi però qualcosa deve essere sfuggito di mano ai vivaisti; o meglio chi ha iniziato a coltivarla ha sottovalutato la capacità di riprodursi di questa pianta.

Come riporta l’Arpa, i frutti della balsamina contengono fino a 2500 semi che una volta giunti a maturazione esplodono lanciandoli a notevole distanza (fino a 7 metri).

I semi normalmente germinano la primavera successiva (ma pare che siano in grado di rimanere vitali nel suolo per oltre 18 mesi). La loro forza sta nell’acqua di cui la Balsamina va ghiotta: possono germinare anche nell’acqua. Infatti, al contrario di quanto succede in Himalaya, in Europa la Balsamina predilige i terreni vicino ai corsi d’acqua, utili per il trasporto dei semi e per perpetuare la specie.

Purtroppo è ancora coltivata nei giardini perchè la balsamina è bella e ha anche la capacità di attirare le api.

Ma, come si dice, quando è troppo è troppo. La balsamina sta creando in molte zone dei grossi problemi.

In Alto Adige sono in corso diversi interventi di contenimento all’interno di numerosi biotopi ad opera dell’Ufficio ecologia del paesaggio in collaborazione con la Ripartizione foreste.

Laddove presente in dense compagini è in grado di soppiantare completamente la vegetazione autoctona. All’interno dei boschi limita la rinnovazione di alberi ed arbusti. Lungo i corsi d’acqua puó favorire l’innesco di aree soggette ad erosione, poiché nella stagione invernale, morendo, lascia ampie aree di terreno completamente scoperte.

L’indicazione generale per la lotta è quella di estirpare la pianta prima della fioritura/formazione dei semi.

Per fortuna, lo posso testimoniare dopo avere ripulito circa 50 metri sulle sponde di un ruscello, la debolezza dell’apparato radicale rende il lavoro abbastanza agevole.

Il consiglio è di non compostare il materiale estirpato, bensì di metterlo nei sacchi dei rifiuti indifferenziati. Anche se sarebbe ottimo come biomassa e chissà che qualche ricercatore non riesca a estrarre dalla Balsamina un giorno una materia secondaria. Di cellulosa di sicuro ne ha assai.

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