Home Eco Lifestyle Grigliata di ferragosto sì, ma senza carne

Grigliata di ferragosto sì, ma senza carne

pubblicato il:
grigliata di ferragosto

Si avvicina il 15 agosto e si comincia a pensare alla consueta grigliata di ferragosto. Tradizioni e consuetudini si possono cambiare. La grigliata oggi è cruelty free. Senza rinunciare al gusto

In crescita i sostituti vegetali della carne. La pandemia ha ridotto la produzione di carne nel mondo penalizzando un’industria non più sostenibile e tra le più inquinanti.

Il settore alimentare si sta evolvendo verso cibi 100% vegetali senza rinunciare al gusto. E la grigliata di ferragosto oggi si può fare anche senza carne e senza crudeltà.

Animal Equality ha lanciato il progetto Love Veg dedicato all’alimentazione 100% vegetale in collaborazione con gli chef Tadzio Pederzoli del ristorante milanese Radicetonda e Caterina Mosca di Baciamincucina e autrice di libri sulla cucina vegetariana e vegana.

I due chef hanno realizzato alcuni video per Animal Equality proponendo un menù 100% veg per sostituire la carne e i derivati durante le grigliate estive.

Le ricette sono tutte facilissime e veloci da preparare e spaziano dai burger di seitan grigliati agli spiedini fino alle insalate di limone, pesche e rucola e ai dolci. Sul sito si trova anche il pdf del ricettario.

Cuore Vegano propone una vasta scelta fra burger, salsicce, macinato, nel suo negozio di viale Monza 296 a Milano o nel negozio online, per soddisfare anche i palati più esigenti e non rinunciare alla classica grigliata di ferragosto e chissà, magari stupire qualche ospite non vegetariano.

Il trend dei consumi cambia la grigliata di ferragosto

I numeri parlano chiaro, come sostengono alcune fra le più importanti associazioni italiane, fra cui Lav ed Essere Animali. È in atto un cambiamento sul consumo di carne nel mondo accelerato dalla pandemia.

In Italia l’8,9% dei cittadini ha detto basta a carne e derivati animali (6,7% vegetariani, 2,2% vegani) e questa tendenza è destinata a crescere.

Da una ricerca Nielsen pubblicata sul Financial Times è emerso che l’industria della carne nel mondo è in difficoltà a vantaggio del consumo di alimenti vegetali. Negli Stati Uniti la capacità di produzione di carne è diminuita e questo trend continuerà nei prossimi tempi.

Tyson Food, il più grande produttore di carne degli Stati Uniti ha già chiuso diversi stabilimenti. Il Covid-19 ha aumentato la consapevolezza dei danni causati dallo sfruttamento da parte dell’uomo della natura e degli animali. Gran parte delle pandemie degli ultimi decenni sono state causate da virus di origine zoonotica.

Il messaggio è chiaro: dobbiamo cambiare direzione. Sempre dalla ricerca Nielsen si scopre che su una base di 79.838 prodotti emerge che l’universo veg, con una quota del 5,3% sul fatturato totale del food è una buona tendenza, in cui gli alimenti adatti ai vegani rappresentano il 3,8% dei prodotti e il 2,4% del fatturato totale analizzato.

L’Osservatorio ha rilevato che la crescita negli acquisti dei prodotti veg è avvenuta soprattutto grazie al maggior acquisto da parte di un numero di famiglie (tra quelle utilizzate per l’indagine) rimasto invariato rispetto al 2018, a conferma della scelta.

Il consumo di carne e derivati da animali non è più sostenibile per il Pianeta e grazie a questa nuova consapevolezza stanno aumentando le vendite di sostituti vegetali alla carne e secondo Markets and markets, società di consulenza e ricerca, il settore che riguarda i sostituti vegetali della carne potrebbe passare da un valore di 3,6 miliardi di dollari del 2020 ai 4,2 miliardi nel 2021.

Più frutta e verdura

Un’importante previsione di comportamento alimentare giunge anche da un nuovo report di Nomisma – redatto per Cia-Agricoltori italiani e diffuso da Ansa – in cui si annuncia che tra 10 anni i consumi di carne e di salumi diminuiranno rispettivamente del 32% e del 45% mentre per il 2050 la carne raggiungerà il meno 45% rispetto a oggi. In pratica a quasi la metà. Per contro, aumenteranno i consumi di verdura (49%) e frutta (47%).

Ed è notizia dell’ultima ora che la Grecia dal 29 luglio ha vietato la macellazione dei cavalli, proibendo il loro uso nella produzione di carne, pellame, medicinali e prodotti vari, come per i cani e i gatti.

In Italia invece la situazione purtroppo è molto diversa: le macellazioni di cavalli, asini, muli e bardotti nel 2019 sarebbero state complessivamente 37.313, di cui 13.877 importati vivi dall’estero per finire nei mattatoi italiani.

La Puglia è la regione con il più alto numero sia di macellazioni (11.098, quasi il 30% del totale nazionale) che di importazioni (5.220 e cioè quasi il 40% del totale).

Condividi: