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Il disastro ambientale sulle coste delle Mauritius

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sversamento coste Mauritius
Fotografia di Guillaume Gouges su Twitter

Desta ancora notevole preoccupazione il disastro della petroliera incagliatasi sulla scogliera corallina vicino alle coste delle Mauritius che ha riversato in acqua almeno 1.000 tonnellate di petrolio

Non è certo il primo sversamento della storia degli oceani (purtroppo), ma è sicuramente uno spunto per riflettere sul ruolo dei mari nelle nostre vite e nell’economia.

Per capire meglio quello che sta succedendo abbiamo incontrato Davide Seveso, ricercatore esperto di coralli presso l’Università Bicocca di Milano e vice-direttore del MaRhe Center delle Maldive, che studia gli effetti degli stress su questi organismi.

Può raccontarci cos’è successo alle Mauritius e perché ciò che è avvenuto è particolarmente rilevante?

C’è stato uno sversamento che ha interessato un’area incontaminata vicina alla costa sede di una scogliera corallina che rappresenta un habitat particolarmente importante per gli ecosistemi, la società e l’economia delle Mauritius.

Perché questo genere di habitat è così importante?

I reef sono, per certi versi, le foreste del mare: ospitano il 25% delle specie di pesci marini esistenti e moltissimi invertebrati.

Ma soprattutto hanno una funzione strutturale di protezione delle coste: i coralli sono dei biocostruttori e creano formazioni in grado di modificare il moto ondoso e proteggere le isole dall’erosione dovuta alle mareggiate.

L’esistenza delle coste dipende direttamente dalla presenza dei coralli.

Davide Seveso - sversamento petrolio Mauritius
Davide Seveso

Gioca anche altri ruoli nella nostra vita di tutti i giorni?

Certo, un ecosistema come il reef permette le attività di pesca ma soprattutto contiene una biodiversità che ha una grande importanza per noi: molti organismi che vivono in questi habitat producono molecole bioattive che oggi sono al centro della ricerca per la cura del cancro.

Senza contare il ruolo che questi ecosistemi hanno nell’assorbimento di CO2.

Come stanno reagendo gli abitanti dell’isola colpita dallo sversamento?

C’è una grande mobilitazione: migliaia di volontari stanno costruendo sacchi capaci di assorbire il petrolio dall’acqua a partire da ciocche di capelli, paglia, cannucce e alghe.

Gran parte dell’economia delle Mauritius si basa sul turismo legato al mare e questo evento, che sicuramente segnerà tutta l’area nel lungo termine, è particolarmente grave per l’economia.

Quali sono le prospettive di ripristino dei coralli?

Recentemente si sono sviluppate nuove tecniche dette di Coral Restoration. Vengono prelevate porzioni di coralli da siti vicini a quelli compromessi, coltivati in ambiente protetto e reimpiantati nei siti una volta che sono stati decontaminati.

Presso MaRhe svolgiamo questo genere di attività coinvolgendo università da tutto il mondo. Abbiamo una nursery in cui facciamo crescere i coralli fino al momento in cui possono essere trapiantati e li portiamo nelle aree danneggiate.

Anche alle Mauritius esistono esperienze simili.

Nei nostri mari non esistono scogliere coralline vere e proprie, eppure anche la nostra economia è fortemente legata alla salute dei nostri mari, giusto?

Esattamente: nel Mediterraneo non abbiamo reef veri e propri, tuttavia abbiamo habitat come il coralligeno, che si sviluppa a profondità maggiori di 30 metri e ospita alcuni degli organismi più belli dei nostri mari.

Anche le praterie di posidonia sono habitat che stanno alla base della vita nel Mediterraneo, poiché ospitano numerosissime specie di pesci, invertebrati e alghe, producono enormi quantità di ossigeno e proteggono dall’erosione del moto ondoso.

Tutti questi habitat tipici dei nostri mari sono minacciati: la pesca a strascico, l’inquinamento, la plastica li mettono in serio pericolo. Senza contare che il Mediterraneo è il mare che si sta riscaldando più velocemente di ogni altro mare al mondo.

Quindi anche noi abbiamo, con il Mediterraneo, lo stesso legame che hanno gli abitanti delle Mauritius con l’Oceano Indiano?

Certamente: il degrado dei nostri ecosistemi marini è legato a una pesantissima erosione delle coste italiane, alla costante diminuzione degli stock ittici e a una minore attrattività per il turismo.

Quali sono le azioni più urgenti per tutelare la salute dei mari?

In primis andrebbero create nuove aree marine protette, sempre più ampie. Inoltre servirebbero più controlli sul mondo della pesca, oltre che una maggiore diffusione dell’educazione ambientale e un contrasto, a monte, del surriscaldamento climatico, che oggi rappresenta un grandissimo problema per il mari di tutto il mondo.

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