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Overshoot Day, il momento in cui il Pianeta consuma risorse in deficit

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overshoot day 2019

Nel 2020 il Pianeta è entrato nell’Overshoot Day il 22 agosto: con questa scadenza di indica il momento temporale dal quale si comincia a consumare risorse che non abbiamo, che la Terra non è in grado di produrre naturalmente

L’Overshoot Day ci deve far riflettere sul sovrasfruttamento delle risorse naturali che portano a dissipare definitivamente il nostro capitale naturale: le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere: cambiamenti climatici dovuti all’accumulo di gas climalteranti in atmosfera, diversità biologica sempre più a rischio, crescente desertificazione, consumo di suolo. Far finta di nulla è un errore gravissimo per il nostro immediato futuro.

Secondo il calcolo dell’impronta ecologica nel 1970 il nostro consumo di risorse naturali era pari alla produzione sostenibile delle risorse sul Pianeta: da allora si è andato erodendo fino a raggiungere, anno dopo anno, date sempre più anticipate.

Cosa significa esattamente quanto vuole farci notare l’Overshoot Day? Che le risorse che la Terra è in grado di produrre naturalmente e sostenibilmente – ovvero in modo da rigenerarle – sono finite e che quanto stiamo consumando da qui a fine anno non è più recuperabile.

Continuando di questo passo, insieme con le stime di crescita della popolazione e con le altre cause antropiche di distruzione del Pianeta, presto ci troveremo sulla strada del non ritorno, con scenari apocalittici di mancanza di cibo, acqua e risorse.

Earth Overshoot Day 2020

Il giorno del sovrasfruttamento della Terra, questa la traduzione letterale di Overshoot Day, quest’anno cade il 22 agosto, oltre tre settimane dopo rispetto al 2019 – era ricorso il 27 luglio.

I dati del 2020 mostrano una riduzione del 9,3% della nostra impronta ecologica tra il 1° gennaio e l’Earth Overshoot Day rispetto al 2019 e il dato è una immediata conseguenza delle misure di contenimento messe in atto per combattere la pandemia del Covid-19.

La riduzione della raccolta di legname e delle emissioni di CO2 da combustibili fossili sono i due principali fattori alla base dell’inversione storica del trend di lungo periodo dell’Impronta Ecologica Globale.

Tuttavia, questa improvvisa e inaspettata flessione non deve essere interpretata come un’inversione di tendenza intenzionale, necessaria a raggiungere sia l’equilibrio ecologico che il benessere delle popolazioni, due componenti inestricabili dello sviluppo sostenibile.

Vivere a spreco zero: un premio al contributo attivo delle persone e delle idee

Scadrà il prossimo 15 settembre il bando 2020 della Campagna Spreco Zero, un riconoscimento alle buone pratiche per lo sviluppo sostenibile e la prevenzione degli sprechi.

vivere a spreco zero - overshoot day

L’ottava edizione del premio Vivere a spreco zero è promossa dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero di Last Minute Market, con la collaborazione del Ministero dell’Ambiente, di Anci e il sostegno di Gruppo Hera.

In Italia, secondo i dati 2020 dell’Osservatorio Waste Watcher (Lmm/Swg), il costo dello spreco alimentare settimanale medio in Italia è di 4,90 euro per nucleo familiare, in calo rispetto al 2019, che porta a un costo totale di circa 6,5 miliardi di euro nelle case italiane, spesso legato all’eccesso di cibo acquistato o cucinato.

Il premio è rivolto a enti pubblici, imprese, scuole, cittadini e associazioni e quest’anno prevede 10 differenti categorie tra cui le nuove Biodiversità, Pagine di Sviluppo Sostenibile, Dieta Mediterranea e InnovAction, promossa con il Gruppo Hera, che premierà i progetti caratterizzati da innovazione digitale e/o tecnologica che abbiano contribuito alla prevenzione/riduzione dello spreco alimentare e alla sensibilizzazione sul tema in misura comprovata.

Mi serve davvero? Una campagna di sensibilizzazione contro lo spreco

Costruire uno smartphone di nuova generazione richiede 13.000 litri d’acqua e produce 79 Kg di CO2; per un nuovo paio di sneakers sono invece necessari 16.600 litri d’acqua con una produzione di 16,7 Kg CO2.

Quando indossiamo una t-shirt nuova portiamo con noi anche 13.000 litri d’acqua e i conseguenti 55 Kg di CO2, oltre ad aver sfruttato 18 ettari di terra.

Numeri impressionanti che non vogliono fare terrorismo mediatico ma renderci consapevoli del peso del consumismo sulle risorse del Pianeta. Da qui sorge quindi spontanea la domanda che dovremmo sempre porci prima di effettuare un acquisto: mi serve davvero?

Per questo nei giorni scorsi Refurbed ha dato il via a una campagna social che a ogni nuova esigenza d’acquisto, si domandano “mi serve davvero?” per spiegare con parole chiare cos’è l’Overshoot Day e l’enorme importanza di effettuare scelte d’acquisto consapevoli, tenendo sempre a mente lo spreco di risorse non rinnovabili e la tutela dell’ecosistema.

I Paladini del Cartone affrontano l’Overshoot Day

Un video creato da Pro Carton, l’associazione europea dei produttori di scatole di cartone e cartone, unisce tutti i cinque Paladini del Cartone nell’impresa di esortare i consumatori a fare la loro parte nella tutela dell’ambiente.

I  personaggi dei cartoni animati Renée Renew, Ryan Reuse, Rhianna Reduce, Ronnie Replace e Ricki Recycle hanno già ottenuto oltre un milione di visualizzazioni dal momento della loro presentazione.

Ciascun eroe basato sul cartone rappresenta una delle cinque azioni che possono limitare l’impatto umano sul pianeta:

  • renew, scegliere materiali rinnovabili che non esauriscono le risorse della terra
  • reuse, riutilizzare tutto ciò che riusciamo
  • reduce, ridurre la quantità di rifiuti che produciamo
  • replace, scegliere materiali sostenibili invece che quelli nocivi per l’ambiente
  • recycle, riciclare di più

Overshoot Day: le conseguenze dell’impatto umano sul Pianeta

L’intervento umano, come ci ha ricordato il Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services dell’Ipbes, l’organismo delle Nazioni Unite che svolge per la biodiversità, il ruolo svolto dall’Ipcc per il clima) sta rendendo almeno un milione di specie viventi in via di estinzione nei prossimi decenni, su di una stima delle specie esistenti ritenuta intorno agli 8 milioni.

Il tasso totale di estinzione delle specie è già oggi a un livello che supera dalle decine alle centinaia di volte la media del livello di estinzione verificatasi negli ultimi 10 milioni di anni.

L’intervento umano ha trasformato significativamente il 75% della superficie delle terre emerse, ha provocato impatti cumulativi per il 66% delle aree oceaniche e ha distrutto l’85% delle zone umide.

Le cause principali sono la modificazione dei terreni e dei mari, l’utilizzo diretto delle specie viventi, il cambiamento climatico, l’inquinamento e la diffusione delle specie aliene.

Il Wwf richiama l’attenzione sulla grande sfida del 2020, in cui scadranno alcuni importanti target dell’Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, approvata da tutti i paesi del mondo alle Nazioni Unite nel 2015, scadrà la strategia decennale (2010-2020) per la difesa della biodiversità mondiale in ambito della Convenzione Onu sulla Diversità Biologica e inoltre si rivedranno gli impegni volontari presi da tutti i paesi per concretizzare l’Accordo di Parigi del 2015 della Convenzione Quadro Onu sui Cambiamenti Climatici.

Già sappiamo, dalle attente analisi sin qui svolte, che i contributi volontari dichiarati dai vari paesi, anche se fossero tutti concretamente realizzati, non basterebbero a mantenere la temperatura media della superficie terrestre sotto i 2°C di crescita rispetto all’epoca preindustriale.

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