Home Imprese Sostenibili Spiagge italiane a rischio a causa del riscaldamento globale

Spiagge italiane a rischio a causa del riscaldamento globale

pubblicato il:
spiagge italiane a rischio erosione
Foto di Enrico Matteucci su Flickr

Le spiagge italiane sono a rischio. Nel 2100, uno studio della Commissione Europea, prevede che il nostro Paese potrebbe perdere oltre 1.000 chilometri di superficie di litorale – circa un terzo – a causa degli effetti del riscaldamento globale

Gli effetti del riscaldamento globale si faranno sentire anche sulla conformità del nostro territorio e le spiagge italiane sono a rischio scomparsa; uno studio condotto dal Joint Research Centre della Commissione Europea su dati analizzati e rielaborati dall’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa/Edjnet, lancia l’allarme.

I dati raccolti dalla ricerca, pubblicati in un’inchiesta dell’European Data Journalism Network – curata da Stefano Valentino con l’elaborazione dati di Giorgio Comai – mostrano gli effetti dell’erosione in corso relativa alle spiagge europee, causata dall’emergenza climatica.

Da qui al 2100 l’Italia potrebbe perdere 1.030,5 chilometri di spiagge, il 29,73%.

A livello globale la situazione peggiore riguarderà l’Australia (14.849 km), il Canada (14.425 km), il Cile (6.659 km), il Messico (5.488 km), la Cina (5440 km), gli Stati Uniti (5.530 km), la Russia (4.762 km) e l’Argentina (3.739 km).

I modelli elaborati per questa previsione sono basati su uno scenario pessimistico e non tengono conto del grado di urbanizzazione della costa.

Se limitiamo l’analisi alle nostre coste lo studio mostra come l’erosione potrebbe distruggere completamente le spiagge di 109 municipalità su 584 (11%).

Nel restante 74% delle municipalità l’assottigliamento della fascia di sabbia andrà da pochi centimetri fino a un livello critico.

Nella zona di Rimini, per esempio, le spiagge arretrerebbero mediamente di 40 metri, ma in alcuni punti potrebbero sparire del tutto.

A livello regionale, le municipalità sul litorale adriatico dove le spiagge andranno quasi sicuramente perse sono 3 su 7 (43%) in Friuli-Venezia Giulia, 5 su 12 (42%) in Veneto, 7 su 13 (54%) in Emilia Romagna, 4 su 25 (16%) nelle Marche, 5 su 16 (31%) in Abruzzo, 2 su 4 (50%) in Molise, 6 su 67 (9%) in Puglia.

Le municipalità minacciate sul litorale ionico sono 3 su 8 (38%) in Basilicata insieme a una parte delle 12 su 114 (11%) della Calabria, mentre quelle sul litorale tirrenico sono, oltre a quelle calabre, 4 su 42 (10%) in Campania, 6 su 23 (26%) nel Lazio, 5 su 33 (15%) in Toscana e 3 su 47 (6%) in Liguria.

In Sicilia e Sardegna, le municipalità con spiagge destinate a svanire nel nulla sono rispettivamente 20 su 111 (18%) e 24 su 62 (19%).

Spiagge a rischio: la metodologia dello studio sull’erosione

Lo studio quantifica l’erosione netta delle spiagge combinando tre fattori: oltre all’innalzamento del livello del mare dovuto al cambiamento climatico, si tiene conto anche dell’intensificazione delle tempeste e degli sbarramenti eretti dall’uomo lungo i litorali (come edifici, strade, dighe) che hanno drasticamente ridotto il naturale apporto di materiali di reintegro delle spiagge sabbiose.

Lo studio prende in considerazione anche l’apporto di detriti lungo i fiumi dovuto ad attività umane o cause naturali che, insieme all’innalzamento del terreno, possono in alcuni casi compensano l’avanzata delle acque, comportando un’espansione delle spiagge anziché una loro ritirata.

I ricercatori hanno tracciato previsioni diverse a seconda degli scenari climatici (alto e basso livello di emissioni di gas a effetto serra) e dei periodi temporali (2050 e 2100).

Maggiore è la quantità di gas serra emessi dalle economie globali, maggiore sarà il loro contributo al riscaldamento globale e quindi l’innalzamento dei mari (attraverso l’espansione termica e lo scioglimento dei ghiacci).

I dati generati dai ricercatori quantificano la retrocessione teorica del litorale sabbioso che si verificherebbe qualora nell’entroterra non ci fossero barriere fisiche capaci di arrestare il mare. Pertanto, alcune misure risultano eccessive.

Per permettere una lettura più realistica dei dati, nella tabella e nelle mappe le spiagge sono state raggruppate in tre diverse categorie, corrispondenti ad altrettanti indici di rischio: erosione tra zero e livello critico (fino a 100 metri di erosione), spiaggia molto probabilmente persa (oltre i 100 metri di erosione), espansione costiera (sopra i 0 metri).

Sia la tabella che le mappe si riferiscono allo scenario climatico più pessimistico, con il maggior innalzamento del livello del mare, nel periodo fino al 2100.

Lo studio – la classifica europea e i dati completi sono disponibili a questo link – è stato diffuso da Stopglobalwarming.eu, iniziativa europea basata su un’idea di 27 premi Nobel per fare pagare un prezzo minimo sulle emissioni di CO2 e contrastare i cambiamenti climatici e l’inquinamento.

Condividi: