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L’attività venatoria non si ferma di fronte a nulla

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Foto da PxHere

Pandemia, incendi, cambiamenti climatici, riduzione degli habitat e dissesti ambientali non fermano l’attività venatoria che è ricominciata in varie regioni italiane il 2 settembre, mentre in altre parte il 20 settembre e andrà avanti fino a oltre gennaio. Un grave danno alla fauna della nostra penisola e alla biodiversità

Come ogni anno, purtroppo, riparte la stagione della caccia in tutta Italia; un periodo che si chiuderà il 31 gennaio con la possibilità in alcune regioni di posticipare la chiusura al 10 febbraio per alcune specie.

Cinque mesi di carneficine con grave danno per la fauna della nostra penisola. Ogni anno infatti si stima che vengano uccisi circa 500 milioni di animali, un danno incalcolabile per l’ambiente e la biodiversità.

Nonostante i gravi problemi ambientali, la devastazione di diverse aree a causa degli incendi di questa estate, gli incidenti e le proteste dei cittadini, la lobby della caccia riesce sempre a spuntarla.

La fauna selvatica non è di proprietà delle regioni né tanto meno dei cacciatori, ma è un bene dello Stato e un patrimonio di tutti che va tutelato.

Deroghe e favori all’attività venatoria

Molte le associazioni che nelle ultime settimane hanno lanciato allarmi, a cominciare dal Wwf che si è schierato contro le preaperture, in deroga alla legge 157 del 1992 in base alla quale l’attività venatoria dovrebbe iniziare la terza domenica di settembre e che invece da tempo viene anticipata alla prima domenica del mese.

Quella che dovrebbe essere una deroga concessa solo in presenza di rigorose e determinate condizioni scientifiche, è ormai una consuetudine. Le deroghe sono quasi sempre autorizzate in violazione delle leggi italiane ed europee poste a tutela degli animali selvatici e delle aree dove vivono, si nutrono e si riproducono“.

Ci sono poi alcune regioni che consentono di sparare a specie di uccelli da proteggere, addirittura durante la stagione riproduttiva, in violazione alle norme europee e al parere dell’Ispra, come ha sottolineato Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

La lobby dei cacciatori, si sa, rappresenta un bacino di voti che molti politici assecondano per interesse.

Un’attività crudele e rischiosa

La caccia è un’attività crudele che coinvolge ancora troppe persone.

Gli ultimi dati raccolti dalla Lav indicano circa 500mila licenze di caccia in Italia, 20 miliardi di euro l’anno il valore del traffico di fauna selvatica (rapporto zoomafia Lav 2016), 8 milioni gli uccelli uccisi dal bracconaggio in italia (Lipu), 420 milioni gli animali cacciabili in un solo anno in Italia, 18 persone morte e 72 ferite durante i 5 mesi della stagione venatoria 2015-2016.

Quest’anno poi la Lav pone l’attenzione a un’ulteriore problematica legata all’emergenza Covid sostenendo che l’attività venatoria prevede il contatto diretto fra persone e animali selvatici, in particolare con il sangue, così come succede nei wet market orientali di cui ormai siamo a conoscenza della pericolosità.

L’emergenza Covid ci impone di non abbassare la guardia e dunque non possiamo accettare, in un contesto già molto preoccupante, di correre il rischio di contribuire alla diffusione di ulteriori nuove patologie – dichiara Massimo Vitturi, responsabile Lav, Area Animali Selvatici – rinnoviamo l’appello ai Ministri della Salute e dell’Ambiente, chiedendo loro un intervento urgente per sospendere ogni uccisione di animali selvatici su tutto il territorio nazionale“.

Paradossale è inoltre il progetto per le scuole delle Marche, su iniziativa delle cacciatrici di Federcaccia, che prevede interventi in classe e visite ai laghetti utilizzati per il richiamo degli uccelli migratori e il loro abbattimento.

La Lav ha scritto al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico per le Marche, Marco Ugo Filisetti, per impedire questo tentativo di avvicinare i più piccoli alla caccia.

La natura è un bene di tutti

La Lac, Lega Abolizione Caccia, si sta battendo per abolire l’articolo 842 del codice civile che consente di praticare l’attività venatoria anche nei fondi privati, in pratica un proprietario non può impedire che nel suo terreno sia praticata la caccia.

È inoltre in atto una campagna per l’abolizione della crudele, per non dire perversa, pratica dei richiami vivi.

La Lipu in un comunicato ufficiale si è espressa per denunciare la caccia alla tortora selvatica: “La caccia alla tortora selvatica è autorizzata nonostante le richieste internazionali di moratoria, l’opposizione del ministero dell’Ambiente italiano, il Piano di gestione nazionale della specie che sconsiglia le preaperture, e il parere negativo dell’Ispra. Un’incredibile serie di divieti che le regioni hanno inteso disattendere, a dimostrazione della totale sudditanza culturale e politica nei confronti del mondo venatorio“.

L’Enpa da tempo denuncia la mancanza di piani faunistico-venatori aggiornati e il fatto che le regioni agiscano di propria iniziativa calpestando anche il Ministero dell’Ambiente e le direttive europee.

L’Enpa interpellerà la Corte dei Conti per chiedere di porre fine allo sterminio di milioni di animali dovuto a un’attività violenta che provoca vittime anche tra le persone.

È arrivato il momento di abolire definitivamente la caccia a qualsiasi specie di animali che, al contrario, dovrebbero essere tutelati come patrimonio del nostro Paese.

In una società civile e progredita non ci possono essere persone che si aggirano armate in mezzo alla natura pronti a uccidere esseri indifesi, spesso allevati e messi in libertà per lo scopo.

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