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Ecco le prime aziende che hanno ottenuto il passaporto ambientale

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Il progetto del passaporto ambientale propone un percorso di miglioramento per aiutare le imprese del territorio a sviluppare le proprie attività nel rispetto dell’ambiente

Si è ufficialmente concluso in questi giorni il progetto pilota Passaporto Ambientale: l’iniziativa, che era stata avviata nel 2018 con l’obiettivo di favorire la progettazione, la realizzazione e la commercializzazione di nuovi prodotti agroalimentari più rispettosi dell’ambiente e dei criteri di sostenibilità, ha visto la partecipazione attiva di sette aziende del territorio della montagna vicentina.

Il progetto, nato da un’iniziativa dell’Università di Padova e in particolare del Centro Studi Qualità e Ambiente (Cesqa) del Dipartimento di Ingegneria Industriale, ha potuto usufruire di finanziamenti europei (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo agricolo: l’Europa investe nelle zone rurali) e contare anche sull’appoggio del Gal della Montagna Vicentina.

Ma quali sono state le aziende coinvolte e qual era l’obiettivo del progetto?

A bordo di questa iniziativa sono salite sette aziende: Rigoni di Asiago, Maculan, Colline di Marostica Società Agricola, Latteria di Soligo Società Agricola Cooperativa, Gruppo Bianchi di Panozzo Cesare & C. Società Semplice, Caseificio Pennar Asiago Società Cooperativa Agricola e Lunardon Michele.

Ognuna di loro, sotto la guida dei ricercatori del Cesqa, si è impegnata a rivedere i propri sistemi produttivi con un approccio di tipo Life Cycle Assessment, ovvero, dall’identificazione delle materie prime e delle risorse energetiche necessarie alla realizzazione del processo produttivo fino alla gestione del fine vita del prodotto, passando per tutte le fasi distribuzione dei prodotti e recupero di imballaggi e rifiuti.

Sono state ovviamente tenute in considerazione le caratteristiche peculiari dei mercati in cui operano le aziende che hanno partecipato al progetto.

Alla fine della fase di analisi è stato possibile identificare diverse opportunità di miglioramento per poter arrivare a produrre e a mettere sul mercato beni con un’impronta ambientale migliore; il miglioramento è stato concretamente valutato prendendo come riferimento dei parametri significativi per le aziende e i prodotti (benchmark).

Le aree di miglioramento hanno quindi interessato aspetti tecnologici ma anche gestionali, come testimoniano le esperienze delle sette aziende, ben raccontate da Alessandro Manzardo del Cesqa nel video di presentazione dei risultati di progetto in diretta da Facebook.

Rigoni di Asiago per il suo succo Tantifrutti è intervenuta sul packaging, riducendo il consumo di vetro ed eliminando l’imballo secondario, a cui si aggiunge una riduzione della quantità di rifiuti generati nella fase di fine vita del prodotto. Il miglioramento è stato calcolato prendendo come benchmark di riferimento la produzione dell’anno precedente.

Maculan ha progettato un nuovo vino a ridotto impatto ambientale tramite l’utilizzo delle uve Merlot Khorus che, grazie alle proprie caratteristiche, consentono una riduzione dei trattamenti fitosanitari in vigna, riducendo inoltre il consumo di carburante. Il miglioramento è stato calcolato prendendo come benchmark la produzione media di vino rosso dell’azienda nel trienno precedente.

La Società Agricola Colline di Marostica per il suo Cru Leccino Millenium Cultivar ha lavorato sull’ottimizzazione nell’utilizzo dei fitofarmaci, sul miglioramento della produttività delle olive e la resa in olio. Il miglioramento è stato calcolato prendendo come benchmark la produzione media dell’uliveto nel 2018.

Le tre aziende produttrici di formaggio (Latteria Soligo, Fattoria Biologica Bianchi, Caseificio Pennar) hanno focalizzato la loro attenzione principalmente sull’alimentazione delle vacche, passando dai mangimi al fieno, in modo da poter ridurre gli impatti ambientali e le emissioni; a vario titolo, le aziende hanno inoltre lavorato a monte nella scelta dei fornitori. Considerati i diversi interventi messi in atti dai tre produttori, il miglioramento è stato valutato a mezzo di una scelta combinata di indicatori significativi espressi nelle schede di prodotto.

L’azienda agricola Lunardon Michel per la sua birra Luna di mais è intervenuta in campo selezionando colture più produttivo e annullando l’utilizzo di pesticidi e diserbanti. Il miglioramento è stato valutato tramite confronto con la produzione media del triennio 2016-2019.

Sul sito Passaportoambientale.it sono disponibili le schede dei prodotti che costituiscono l’output di progetto, a conferma della trasparenza del percorso intrapreso dalle aziende coinvolte e della volontà di condividere l’esperienza all’interno del settore agroalimentare per favorire la nascita e lo sviluppo di un concreto percorso di miglioramento.

Nelle schede di dettaglio, oltre alla descrizione del prodotto interessato dal progetto, è inoltre possibile prendere visione degli interventi specifici portati avanti dalle singole aziende, le categorie di impatti rilevanti e altre informazioni più generali relative al progetto.

A conferma della serietà e della trasparenza del progetto, i risultati di questo percorso sono stati sottoposti a verifica e validazione da parte di un ente terzo indipendente, Csqa, che ha effettuato la revisione critica del lavoro svolto nel rispetto dei principi e delle linee guida espressi dagli standard internazionali.

Tra i risultati tangibili del progetto, oltre alle schede di prodotto delle 7 aziende partecipanti, troviamo anche la formalizzazione di linee guida da mettere a disposizione delle aziende appartenenti al settore agroalimentare e affini.

Il passaporto ambientale, quindi, non è da intendersi come una nuova etichetta da apporre ai prodotti quanto, piuttosto, un percorso di miglioramento, un modo per aiutare le imprese del territorio a sviluppare le proprie attività nel rispetto dell’ambiente.

È questo lo spirito profondo di questa iniziativa: mettere a disposizione metodologie e risultati per passare da una fase di sperimentazione progettuale circoscritta a un territorio specifico a una continuità operativa che possa, pian piano, coinvolgere sempre più aziende e territori del settore.

(testo redatto da Chiara Guizzetti)

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