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Quanto bene fa un nudge all’ambiente

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Esempi gentili, parole costruttive e di buon esempio, ma anche azioni concrete portano spesso a risultati positivi anche in fatto di buone pratiche ambientali. Ne parliamo con Irene Ivoi

Pare – e non da oggi – che con le buone maniere si riescano a ottenere migliori risultati. Per fortuna lo pensano in molti e la teoria delle buone maniere anche in ambito ambientale sta prendendo forma.

Soprattutto quando si parla di Sostenibilità. È di questa idea Irene Ivoi, creativa ed esperta di Sostenibilità appunto, che assieme a Micaela Faggiani, ha dato vita sulla pagina Facebook IlCantiereDelleDonne un dibattito a proposito dell’arte del nudge.

Ne sono venute fuori delle linee di azione, anche politica – spiega a Greenplanner.it la Ivoi che potrebbero rilanciarla come driver di sostanza e non di forma con cui operare. A partire da politiche educative che si calano nella realtà e nelle necessità del quotidiano“.

Il concetto di nudge, ovvero di spinta gentile, trova in Richard Thaler e Cass Sunstein la consacrazione. Era il 2008 quando esce Nudge edito dal New York Times.

Ma forse – continua la Ivoinon molti sanno che il nudge appare anche nelle politiche pubbliche nel 2010, sotto il governo Cameron, nel Regno Unito. Il suo brillante direttore strategico, Steve Hilton, appassionato di economia comportamentale e sue nuove potenzialità, creò la Nudge Unit cioè Behavioural Insights Team che scommetteva proprio su questi strumenti per conseguire risultati in settori di rilevanza sociale come la lotta alla povertà“.

Così, un po’ di  letteratura e qualche esempio concreto sul tema si trovano in giro. E questa ci insegna – riprende l’esperta di Sostenibilità che stila poi un veloce vademecum – che per progettare una spinta gentile servono tre ingredienti che possono agire singolarmente o essere complementari fra loro:

  1. la comunicazione
  2. interventi sulla realtà, alias modifiche dello stato fisico
  3. opzioni di default

Partiamo dal primo: la comunicazione, quindi le parole, spesso abbondanti soprattutto da quando la comunicazione è più digitale che tradizionale. Eppure, il suo potere è straordinario.

Le parole nel nudge servono a generare comportamenti imitativi ed emulativi soprattutto quando ci dicono cosa (e come) i nostri simili fanno per esempio meglio di noi nel raccogliere i rifiuti, risparmiare energia o acqua, ecc.

Il secondo step prevede gli interventi sulla realtà fisica che sono talvolta necessari: consistono nel modificare o riprogettare spazi o oggetti affinché diventino generativi di nuovi virtuosi comportamenti.

Una cucina progettata con buoni contenitori per fare la raccolta differenziata spinge i più distratti a farla. Il famoso orinatoio con mosca stampata su ceramica che corregge le distrazioni maschili riduce anche del 20% le spese di pulizia dei bagni.

Questi sono due esempi di nudge applicati al prodotto di semplice comprensione.

Le opzioni di default sono, infine, un altro strumento potente. Se una stampante nelle proprie opzioni codificate effettua stampe fronte/retro, invece che dover pigiare un apposito tasto per richiederle, il risparmio di carta è garantito.

Il nudge funziona bene – è il pensiero conclusivo di Irene Ivoinel perimetro della Sostenibilità anche perché abbiamo bisogno di pensare che le scelte green non sono solo buone o giuste ma anche attraenti e funzionali“.

Lei è convinta che le potenzialità di questa metodologia siano ampie e sconfinano senza indugio anche nelle relazioni interpersonali e familiari. La gentilezza probabilmente potrebbe non conoscere confini.

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