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Rischio estinzione: non possiamo più fallire

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Foto di Craig Jones

Questo il monito degli studiosi preoccupati per il rischio di estinzione di molte specie viventi. Intervenire è possibile grazie a programmi di conservazione, come dimostra uno studio realizzato in collaborazione con La Sapienza: 28 specie fra mammiferi e uccelli sono stati salvati dal 1993 a oggi

Nel libro di Elizabeth Kolbert, Sesta Estinzione, uscito qualche anno fa l’autrice pone l’attenzione sulle responsabilità dell’homo sapiens che ha alterato la vita del pianeta e continua a farlo, rischiando di portare le specie viventi appunto alla sesta estinzione.

Non c’è più infatti luogo del pianeta, dalle Ande all’Himalaya, fino alla Grande Barriera Corallina che non abbia subito pericolose alterazione ambientali, climatiche, perdita di biodiversità e molte specie animali purtroppo sono state dichiarate ufficialmente estinte.

Il nostro pianeta ha perso più di due terzi delle specie animali selvatiche in meno di cinquant’anni, per lo più per colpa delle attività umane, questi i dati allarmanti diffusi dal Wwf. Le cause principali sono la distruzione degli habitat, soprattutto per la coltivazione delle terre e la creazione di infrastrutture.

Questa situazione aumenta tra l’altro il rischio delle pandemie, in quanto gli animali selvatici vengono sempre più a contatto con la popolazione umana.

E Marco Lambertini, direttore del Wwf Internazionale parla di ecocidio: “Per 30 anni abbiamo visto la caduta accelerare e continua nella direzione sbagliata. Stiamo assistendo alla distruzione della natura da parte dell’umanità. In effetti, è un ecocidio“.

Rischio estinzione ed efficacia dei programmi di conservazione: salve 28 specie

Ma tra le tante preoccupazioni riguardo a questo argomento una buona notizia arriva da uno studio internazionale cui ha preso parte l’Università La Sapienza coordinato dall’Università di Newcastle (Gran Bretagna) con la partecipazione di un team di 137 esperti da tutto il mondo, tra i quali Carlo Rondinini del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza.

Sono stati identificati i programmi di protezione che più si sono dimostrati capaci di prevenire le estinzioni fra le specie di uccelli e animali a maggiore rischio di estinzione secondo la Red List della International Union for Conservation of Nature (Iucn).

I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista Conservation Letters, hanno mostrato che dal 1993 a oggi sono state salvate dall’estinzione globale almeno 28 specie di uccelli e mammiferi, fra queste il pony della Mongolia (cavallo di Przewalski Equus ferus), la lince pardina (lince iberica Lynx pardinus), l’amazzone di Portorico (Amazona vittata) e il cavaliere nero (Himantopus novaezelandia).

Spiega Carlo Rondinini: “Senza programmi di conservazione a oggi il tasso di estinzione delle specie analizzate sarebbe stato dalle 3 alle 4 volte superiore a quello osservato: grazie a tali azioni, tra le numerose specie di mammiferi a rischio, quattordici di queste hanno beneficiato di interventi di carattere legislativo, come restrizioni sul commercio, e nove sono state soggette a interventi di reintroduzione e conservazione ex-situ in giardini zoologici. Si pensi al pony della Mongolia, estinto in natura negli anni ’60 del secolo scorso. Nel 1990 sono iniziati gli interventi di reintroduzione, e nel 1996 il primo individuo è nato in ambiente selvatico. Ora oltre 760 cavalli di Przewalski vivono liberi nelle steppe della Mongolia“.

Purtroppo per alcune specie incluse nello studio l’estinzione è vicina come per la splendida focena (o vaquita) del Golfo di California nonostante le azioni di conservazione messe in atto.

Importante il monito di Carlo Rondinini che aggiunge: “La crisi della biodiversità è di ampiezza tale che non possiamo permetterci altri fallimenti. Comprendere quali azioni di conservazione abbiano più speranza di successo nei diversi scenari è fondamentale per pianificare il futuro della biodiversità e del pianeta. In ogni caso, investire per evitare l’estinzione delle specie più a rischio è importante, ma queste specie sono solo la punta dell’iceberg. La maggior parte delle specie è in drammatico declino e molte rischieranno l’estinzione nei prossimi decenni. Per invertire la tendenza e supportare la diversità della vita sul nostro pianeta è necessario ridurre l’impatto quotidiano e pervasivo dei nostri sistemi di produzione e consumo di cibo ed energia, adottando stili di vita realmente sostenibili“.

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