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Procurement Sostenibile fa rima con azienda sana. Anche in epoca di Covid

pubblicato il: - ultima modifica: 2 Ottobre 2020
procurement sostenibile
Foto di Mitchell Luo da Pexels

Il percorso virtuoso verso un procurement sostenibile è stato intrapreso da sempre più aziende. Quelle italiane stanno mostrando attenzione specialmente sulle tematiche ambientali, cui sono subito seguite quelle su lavoro e diritti umani

Anche il Procurement può diventare Sostenibile. Anzi, prima lo diventa e meglio è. È quanto afferma EcoVadis che ha anche una sua formula: un Procurement Sostenibile deve essere considerato una priorità strategica per l’intera organizzazione, un elemento fondamentale nella definizione dei piani di breve, medio e lungo periodo.

A tutto vantaggio dell’azienda. Anche in epoca di Covid-19.

Su questa direttiva, l’azienda fornitrice di valutazioni e di rating di Sostenibilità su scala mondiale, ha pubblicato la quarta edizione del suo report annuale Business Sustainability Risk& Performance Index, il cui obiettivo è effettuare un’analisi della Sostenibilità delle catene di approvvigionamento globali.

A questa analisi hanno partecipato oltre 40mila aziende di varie dimensione (grandi, medie e piccole), appartenenti a diversi settori di attività (industria leggera, pesante e avanzata, food and beverage, edilizia, commercio all’ingrosso, trasporti, Ict, finanza, settore legale e consulenza) e con operation dislocate in cinque Regioni geografiche.

In una prospettiva Sostenibile, il Procurement è in grado di generare una serie di vantaggi tra i quali è importante citare la protezione del brand e della reputazione aziendale, l’opportunità di ridurre i costi operativi e gli impatti ambientali attraverso la valorizzazione di partnership e collaborazioni, la creazione di un vero e proprio vantaggio di mercato nel momento i cui i consumatori valutano positivamente la presenza di una supply chain responsabile e sostenibile.

Tutto questo si traduce, inoltre, in un accesso più agevole e facilitato alle fonti di capitale e di finanziamento. Quindi, essere Sostenibili conviene alle aziende.

La progettazione e la realizzazione di un Procurement Sostenibile presenta ovviamente una serie sfide: su tutte, la proliferazione di standard e di parametri di valutazione, che possono rendere difficile effettuare comparazioni tra le diverse realtà, e la mancanza di un sistema di informazioni e indicatori strutturato.

Esistono, inoltre, sfide di tipo organizzativo, legate soprattutto alla necessità di attivare all’interno della realtà aziendale un processo di change management e all’impegno che deve essere messo da parte del fornitore.

L’assessment, infatti, non si limita a fornire una valutazione di Sostenibilità, ma richiede alle organizzazioni di definire e mettere in atto un piano di miglioramento volto a risolvere le criticità riscontrate a seguito della valutazione.

Si tratta di intraprendere un percorso virtuoso che lavora in ottica di continuità.

Per esprimere il rating di Sostenibilità del processo e delle funzioni di Procurement, EcoVadis ha disegnato un questionario le cui domande vengono modellate in funzione delle caratteristiche dimensionali delle aziende partecipanti, del settore di appartenenza e della localizzazione geografica delle attività.

In questo modo si portano alla luce eventuali peculiarità e problematiche specifiche e si favoriscono confronti di tipo peer group. Non solo: le aziende partecipanti si impegnano ad allegare evidenze tangibili (documenti, direttive e procedure, certificazioni e attestazioni ottenute, report di audit di terze parti, piani formativi nei confronti dei dipendenti e terzi interessati) a sostegno di quanto dichiarato nel questionario di assessment, pena l’esclusione dal processo di valutazione.

Le risposte ai questionari e gli allegati vengono quindi analizzati da un team di esperti a livello internazionale che vanta conoscenza approfondita delle best pratice in vigore (a titolo di esempio ricordiamo il Global reporting iniziative, Gri, che al momento rappresenta lo standard più adottato dalle aziende per la rendicontazione ai fini del bilancio di sostenibilità e della dichiarazione non finanziaria, i 10 principi del Patto mondiale delle Nazioni Unite e lo standard espresso dalla Iso 26000 sulla responsabilità sociale).

Complessivamente, le macro aree di valutazione coprono tematiche legate all’Ambiente (con una specifica attenzione al consumo energetico e di risorse sia al livello di processi operativi che a livello di ciclo vita di prodotto), lavoro e diritti umani (salute e sicurezza del lavoratori, condizioni dell’ambiente di lavoro, sfruttamento del lavoro minorile, attenzione alle tematiche di diversity e di discriminazione), Etica (corruzione, comportamenti non competitivi) e approvvigionamento Sostenibile (con riferimento alle prassi ambientali e sociali adottate dai fornitori), per un totale di 21 criteri.

Procurement Sostenibile, le Pmi italiane se la cavano bene

L’edizione del report appena pubblicata mostra un significativo miglioramento dei punteggi ottenuti dalle aziende partecipanti rispetto alle precedenti edizioni pubblicate, segno che le tematiche di Sostenibilità sulla catena di approvvigionamento sono sempre più sentite.

L’analisi dimensionale mostra inoltre che le Pmi hanno ottenuto risultati migliori, rispetto alle grandi aziende, nelle aree ambiente, etica e approvvigionamento Sostenibile, mentre a livello geografico le aziende europee hanno ottenuto prestazioni significativamente migliori in tutte le aree tematiche rispetto alla media globale.

Lo studio di quest’anno ha esaminato anche il rischio di crisi sanitarie e la preparazione delle catene di approvvigionamento di fronte a situazione di emergenza come quella scatenata dal Covid-19.

A livello complessivo, quest’analisi mostra alcune carenze riguardanti le condizioni lavorative: l’assenza di attività di due diligence sulle modalità di svolgimento delle attività da parte dei fornitori e sui presidi di controllo in essere e la mancanza di una preparazione adeguata in materia di salute e sicurezza sembrano essere le aree più critiche.

In questo scenario, l’Italia è riuscita a registrare un miglioramento della performance di Sostenibilità tra i più alti d’Europa, specialmente grazie al contributo fornito dalle Pmi sulle tematiche ambientali, cui sono subito seguite quelle su lavoro e diritti umani (pensiamo a tutte le attività di aggiornamento documentale e fisico dei presidi di sicurezza sul posto di lavoro a seguito dell’emergenza Covid), complici forse anche i requisiti normativi  stringenti dettati dal D.Lgs 81/08 in materia di salute e sicurezza del lavoro e dal D.Lgs 231/01 in tema di responsabilità amministrativa degli enti.

Pur nelle numerose difficoltà tipiche dell’avvio (e del proseguimento) di un percorso virtuoso volto a lavorare in modo sostenibile nelle complesse catene del Procurement, le aziende iniziano a raccogliere i primi frutti di un cammino che, sebbene lungo e a volte oggetto di interessi particolari, può davvero creare valore nel tempo e favorire lo sviluppo del network e delle comunità locali e globali.

Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora in Adfor come referente per l’area Internal Audit e Compliance (consulenza, formazione aziendale e universitaria). Crede nel valore dell’etica, della sostenibilità e del network tra persone e imprese. Appassionata di pilates e corsa | Linkedin
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